VISTO&RIVISTO Nulla che non sia già stato visto

minchella visto rivisto
Una scena di "28 anni dopo"

di Andrea Minchella

VISTO

28 ANNI DOPO, di Danny Boyle (28 Years Later, Regno Unito- Stati Uniti 2025, 115 min.).

Dopo più di vent’anni Danny Boyle e Alex Garland si ritrovano per dare vita all’ultimo capitolo della saga da loro creata nei primi anni duemila ma anche al primo capitolo di una trilogia che verrà realizzata in futuro.

Era il 2002 quando un inquietante Cillian Murphy si aggirava tra le strade di una Londra desolata e completamente deserta, cercando di sfuggire ad un virus letale che aveva decimato la popolazione. “28 Giorni Dopo” fece piombare il mondo intero in un incubo asfissiante in grado di riaprire le ferite ancora aperte degli attacchi alle Torre Gemelle dell’anno prima. Dopo il successo planetario di quella pellicola a metà tra l’onirico e l’apocalittico, Boyle e Garland si ritagliarono il ruolo di produttori esecutivi per il secondo capitolo del 2007. Oggi i due autori si riuniscono per scrivere e girare un nuovo paragrafo di quella idea tanto inquietante quanto riuscita. Ma la magia di quel primo episodio non riesce a ripetersi. Da quel 2002 sembra essere passata un’eternità. La percezione del pericolo derivata da una fuga di un virus letale è mutata definitivamente dopo la tragedia globale del Covid. Ma la carenza di idee da parte di autori che hanno saputo tracciare solchi indelebili nella cinematografia universale è più letale di una propagazione violenta di un virus letale e diabolico.

“28 Anni Dopo” riprende le vicende del primo episodio e ci catapulta su un isolotto della Scozia dove vive una comunità di persone che sono scampate al virus letale. Sulla terra ferma, invece, si aggirano gli zombi che si muovono in gruppo con la speranza di trovare qualcosa o qualcuno da mangiare ed infettare. Il protagonista è un ragazzo della comunità che impara dal padre a cacciare ed uccidere i contagiati. Sua madre, invece, è relegata in casa in preda ad emicranie violente e allucinazioni continue. Se nella prima parte assistiamo all’ennesimo “road movie” in cui un padre cerca di far crescere il proprio figlio grazie all’ancestrale mito della caccia, nella seconda parte del film il ragazzo decide di portare sulla terra ferma la madre in cerca dell’unico medico rimasto vivo. Inutile dire che la fine della pellicola è un chiaro inizio di qualcosa che dovrà essere realizzato in futuro e che darà vita ad una nuova saga incentrata sulla lotta tra i sani e gli infetti.

Il film è stilisticamente ed esteticamente realizzato in maniera ineccepibile. Il tocco di Danny Boyle risalta rispetto una linea narrativa spesso debole e ripetitiva. La pellicola viene realizzata con l’uso massiccio di I-Phone Max che rendono le sequenze moderne ed efficaci. La modernità estrema della grammatica utilizzata si scontra volutamente con l’inserimento originale e spiazzante di vecchie sequenze dell’”Enrico V” di Laurence Olivier in cui il popolo inglese combatteva con lance e frecce. Proprio come la comunità è costretta a fare per combattere le orde di infetti. La musica è ossessiva e penetrante e si amalgama perfettamente alle sequenze asfissianti e macabre delle mattanze notturne degli zombi che mangiano e bevono tutto quello che trovano sul loro cammino.

Boyle e Garland, probabilmente, hanno voluto stigmatizzare il mondo contemporaneo concentrandosi, per esempio, sulla scelta scellerata e incomprensibile da parte dell’Inghilterra di uscire dall’Europa. La comunità che vive sull’isolotto non può far pensare al popolo inglese che sembra essersi definitivamente staccato dal resto del mondo. La presenza, poi, dello zombi “Alfa”, che è una trasposizione non troppo celata dell’uomo “nero”, fa rabbrividire quando cerca di raggiungere l’isolotto ma viene massacrato da decine di frecce. Oggi le navi con a bordo gli immigrati clandestini ormeggiano a pochi chilometri dai porti inglesi senza che nessuno possa scendere sulla terra ferma, e senza che nessuno debba usare le frecce per fermarlo. Per ora.

Dunque la pellicola si poggia sulla visione biblica e apocalittica della società contemporanea. L’idea degli zombi, poi, sta vivendo una stagione carica di successi, anche televisivi, che ha dato la spinta a Boyle di rimaneggiare nuovamente un’idea che vent’anni fa sembrava geniale e tremendamente iconica, ma che oggi risulta abbondantemente ed esageratamente utilizzata molto, forse troppo spesso.

***

RIVISTO

28 GIORNI DOPO, di Danny Boyle (28 Days Later, Regno Unito 2002, 113 min.).

L’incubo peggiore si avvera grazie alla idea geniale di Alex Garland, alla regia maestosa di Danny Boyle e all’interpretazione gigantesca di Cillian Murphy. Un virus sfuggito all’uomo, scimpanzé infetti e una metropoli deserta diventano mitografia e drammaturgia ossessionante di una società contemporanea fuori controllo. Uno dei film apocalittici più riusciti degli ultimi vent’anni.

minchella visto rivisto – MALPENSA24
Visited 276 times, 1 visit(s) today