VISTO&RIVISTO Progetto ambizioso la cui forma sovrasta la sostanza

minchella visto rivisto

di Andrea Minchella

VISTO

CIME TEMPESTOSE, di Emerald Fennell (Wuthering Heights, Stati Uniti- Regno Unito 2026, 136 min.).

La brava autrice inglese dopo il sorprendente e psicotico “Saltburn” si immerge in un classico della letteratura inglese per restituirci una storia moderna adornata però di tutti i particolari gotici e romantici presenti nel romanzo di Emily Bronte.

La storia segue l’intenso legame tra Heathcliff, un carismatico Jacob Elordi nei panni dell’orfano accolto dalla Famiglia Earnshaw, e Catherine, una non pienamente convincente Margot Robbie nei panni della figlia del proprietario della tenuta gotica Wuthering Heights (Cime Tempestose, appunto). I due crescono insieme in un ambiente selvaggio e nutrendo un primordiale amore nei confronti dell’altro. Nonostante il loro sentimento reciproco, Catherine, crescendo, si convincerà di dover corteggiare il suo nuovo vicino di casa, Edgar Linton, che le può garantire uno stile di vita e un lustro sociale molto più importanti rispetto a quel poco che può darle Heathcliff, il quale, sentendosi tradito, si allontana dalla sua amata meditando vendetta.

Il tema centrale di “Cime Tempestose” è l’amore non come un semplice sentimento, ma come una fusione di anime e di istinti primordiali in eterno contrasto con il giudizio del mondo che ci circonda. La frase iconica di Catherine “lui è più me di me stessa” suggerisce che l’altro non è un oggetto del desiderio, ma una parte essenziale del proprio essere. E proprio questo rapporto spinto al limite sarà distruttivo per entrambi, anche se in tempi differenti.

Preparatevi ad avere tanto freddo. È un film disturbante. Ossessivo nelle scene e a tratti psicotico nella scrittura. La regista inglese usa il buio come cifra drammaturgica predominante. L’ambiente è inospitale e il vento e la pioggia sembrano sfiorarci anche se siamo seduti in una sala protetta e calda. Il lavoro della brava Suzie Davies cesella un’ambientazione che diventa colonna portante di un impianto architettonico carico, a volte troppo, di scelte stilistiche barocche e ridondanti.

La costumista pluripremiata Jacqueline Durran, nota per aver vestito Anna Karenina di Joe Wright, Barbie e le Piccole Donne della Gerwig, per questo film ha realizzato cinquanta costumi. L’inspirazione per le sue creazioni spaziano dagli anni cinquanta, allo stile eccessivo dell’ottocento, fino ad arrivare alle sfilate più moderne. Gli abiti lussuosi sono in contrapposizione con l’ambiente esterno iniziale ma sottolineano lo sfarzo della nuova e lussuosa vita di Catherine che ben presto le starà stretta e che la costringerà ad ammettere che la scelta che ha preso non è quella tanto sognata. Acconciature e make up vengono elaborati per meglio sottolineare un contrasto continuo tra ciò che sembra è ciò che realmente avviene.

La luce irrompe negli interni pesantemente bui di un nero misterioso e soffocante rimandandoci a Caravaggio per il gioco quasi perverso di luci e ombre e a Magritte per i cieli e le strutture visive paradossali e surrealiste a contrasto.

Rimarremo quasi inorriditi dalle tappezzerie, claustrofobiche e ripugnanti, che sembrano fatte della stessa pelle di Catherine. L’arredamento diventa funzionale, nei suoi dettagli minuziosi e asfissianti, per una narrativa serrata e opprimente.

Dunque la Fennell confeziona il suo progetto più ambizioso, cercando di inserire con una certa insistenza elementi rivoltanti per meglio rappresentare gli effetti collaterali di un amore impossibile.

***

RIVISTO

CRUEL INTENTIONS- PRIMA REGOLA NON INNAMORARSI, di Roger Kumble (Cruel Intentions, Stati Uniti 1999, 97 min.).

Scritto e diretto da Roger Kumble, al suo esordio alla regia, è un adattamento cinematografico molto creativo di “Le Relazioni Pericolose di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, ambientando una vicenda torbida ed estrema in un ricco e rinomato college newyorkese. Esperimento interessante che mostra però qualche sbavatura indebolendolo parzialmente soprattutto con il passare del tempo.

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