VISTO&RIVISTO Steven Spielberg: nostalgico, manieristico, a tratti barocco

minchella visto rivisto spielberg

di Andrea Minchella

VISTO

DISCLOSURE DAY, di Steven Spielberg (Stati Uniti 2026, 145 min.).

Sono passati quasi cinquant’anni dal capolavoro extra terreno di Steven Spielberg in cui uomini e alieni si incontravano per la prima volta in un’America assolata, desertica e piena di speranze. In “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” l’alieno si palesava in un mondo completamente diverso rispetto a quello di oggi. Il mondo alla fine degli anni settanta era più semplice, e anche le paure e i timori che assillavano la gente sembravano essere più nitide e lineari. L’arrivo degli alieni, secondo Spielberg, era per le persone un’opportunità, quasi poetica e rassicurante, di ampliare le proprie conoscenze e di aprirsi a nuove esperienze.

“Disclosure Day”, invece, è ambientato in un pianeta governato prevalentemente dal caos, dalla follia, dall’individualismo estremo e da una claustrofobica e disarmante incomunicabilità tra le persone. Gli alieni dell’ultimo film di Spielberg diventano una possibilità di salvezza, un’occasione (l’ultima, forse) di rifondare un’umanità smarrita e sempre più prossima all’estinzione.

Il fulcro di “Disclosure Day” non è la presenza di alieni, ma la sua riservatezza opprimente che qualcuno vuole mantenere per poter meglio “governare” i popoli e la terra. Spielberg ci racconta del potere assoluto che deriva dalla capacità di avere e gestire le informazioni in un mondo sempre connesso e, dunque, più facilmente manipolabile. “Disclosure Day” diventa un resoconto, l’ennesimo, atroce e cupo di una crisi collettiva che ormai ha invaso ogni centimetro dell’ambiente in cui viviamo. Ci sono i cattivi, i buoni e un territorio, sempre più esteso, in cui ombre e segreti si fondono per dare vita ad una zona grigia che si mette al servizio di pochi per tentare di gestire nel modo migliore i continui cambiamenti che la società contemporanea è sottoposta con una frequenza sempre più elevata.

Detto questo il film si presenta come una pellicola nostalgica che ripercorre, con una grammatica pacata e intelligente, il cinema di genere degli ultimi sessant’anni. Tra omaggi, riferimenti e auto citazioni, “Disclosure Day” si trasforma presto in una sorta di vocabolario cinematografico in cui possiamo riconoscere svariati autori del passato che, a loro modo, hanno cercato di raccontarci il più grande mistero che incombe su di noi. Questo aspetto stilistico comprime, forse troppo, una pellicola che non osa, dal punto di vista drammaturgico, per ripararsi in una più tranquilla e protetta “maniera” navigata di realizzare un film. “Disclosure Day” diventa un “classico” mentre viene proiettato. Spielberg non guarda al futuro, ma rimane impiantato nel presente con uno sguardo riverso al passato. Nulla di nuovo sul fronte “occipitale”: nessun effetto speciale memorabile, nessun nuovo linguaggio in funzione della storia. “Disclosure Day” si mostra come una lezione di cinema tenuta da un grande professore che, forse, fatica a decifrare e interpretare i linguaggi e gli stili che appartengono alle giovani generazioni.

Il film racchiude una speranza che viene riposta nell’ignoto, nell’arrivo di qualcuno che potrà salvarci. Il crocifisso che spesso viene inquadrato diventa un feticcio di uno stato di smarrimento che il mondo di oggi vive senza rendersene conto. L’arrivo degli alieni si sostituisce alle religioni che scatenano guerre e vittime e che non riescono più a fornire un riparo sicuro dalle brutture del pianeta.

Spielberg ripone nel finale la grandezza di una storia che si poggia sulla speranza di una rivelazione, qualunque essa sia. Quei “files” secretati non possono non far pensare ai “files” di Epstein che tengono il mondo in una continua e snervante sorta di “sospensione morale ed etica”.

La natura e il pianeta sono, probabilmente, la rivelazione che dovremmo ascoltare per cercare di evitare una gigantesca catastrofe che potrebbe portare all’estinzione dell’uomo. Non a caso gli alieni di “Disclosure Day” si presentano con le sembianze di dolci e rassicuranti animali.

Spielberg prova nuovamente a fornirci la sua visione sul mondo e i suoi abitanti, ma utilizza un metodo consolidato di narrazione che ne compromette, in parte, il potenziale innovativo e fenomenologico presente nella bella sceneggiatura di Koepp.

***

RIVISTO

LA GUERRA DEI MONDI, di Steven Spielberg (The War of Worlds, Stati Uniti 2005, 117 min.).

Un crudo e angosciante ritratto di un mondo preso di mira da mondi alieni. Tom Cruise tenta di rassicurarci nel drammatico contributo di Spielberg al trauma collettivo americano dell’11 settembre 2001. Nauseante e asfissiante. Ma con nel profondo un briciolo di speranza.

minchella visto rivisto spielberg – MALPENSA24
Visited 150 times, 1 visit(s) today