di Andrea Minchella
VISTO
SACRIFICE, di Roman Gavras (Stati Uniti- Regno Unito- Grecia 2025, 103 min.).
Forse un capolavoro. Forse un gigantesco bluff. O forse semplicemente un progetto che sulla carta aveva parecchi spunti interessanti ma che durante la realizzazione ha perso il senso “primordiale” rimanendo una pellicola ambiziosa ma di cui ci dimenticheremo presto. Gavras, che è un bravo regista e i cui lavori precedenti si sono distinti per una buona dose di crudo realismo, vuole restituirci un’interessante analisi della follia del mondo contemporaneo, intrappolato in uno scontro continuo e surreale tra contraddizioni gigantesche e pericolose derive.
Per fare questo prende spunto dalla grammatica angosciante e snervante del gigante Lanthimos e costruisce un ritratto claustrofobico della miopia dell’attuale società che si rifugia spesso nella sua “confort zone” sperando che le tragedie che affliggono il mondo moderno, prima fra tutte il cambiamento climatico, siano solo un interessante argomento di conversazione e niente più. Ma non tutti decidono di “fuggire” da questi problemi. Molti individui, spesso giovani che si sentono depredati del loro futuro, si organizzano in collettivi per cercare, come possono, di puntare i riflettori sui problemi devastanti che assillano un mondo che pare sordo e distratto.
“Sacrifice” si apre con un evento esclusivo che si tiene in una suggestiva cava di un’isola greca. La maestosità della struttura rocciosa si scontra con la piccolezza, anche visiva, degli invitati accorsi alla festa organizzata dal miliardario Ben Braken interpretato da un algido Vincent Cassel. Braken si prefigge di pulire i mari con tecnologie invasive in modo da poter restituire alla terra un ambiente pulito e guarito quasi completamente dagli effetti del cambiamento climatico. Il paradosso dell’uomo più ricco del mondo che “vende” il suo modo di salvare il pianeta viene osteggiato da una setta di giovani che irrompe durante il “vernissage” per sacrificare tre partecipanti all’evento. Il sacrificio organizzato dal gruppo, fatto in favore del vulcano che si trova nelle vicinanze e che “comunica” con il capo della setta, è necessario per scongiurare la fine del mondo imminente. A capo della setta c’è Joan, una alienante Anya Taylor-Joy, che crede in ciò che fa ed è decisa a portare a termine la sua folle missione.
Tra gli invitati c’è Mike Tyler, un attore di Hollywood ormai in disgrazia che cerca di partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica pur di essere al centro dell’attenzione mediatica. Durante l’irruzione del commando diversi invitati, tra cui lo stesso Tyler, credono che quell’incursione con mitra e mannaie sia una “performance” organizzata dall’eccentrico Ben Braken. L’incapacità ormai patologica di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso è un altro elemento su cui Gavras cerca di fare riflettere lo spettatore.
Fino a qui il film regge bene, pur con qualche sbavatura, il peso di un progetto visionario e fortemente simbolico, quasi biblico. La maestosità delle scenografie si incastona armoniosamente con la tensione che sale per l’imminente arrivo della setta che silenziosamente si insinua tra le infinite grotte della gigantesca cava in cui si tiene l’evento esclusivo. Dopo lo scenografico ingresso dei ragazzi incomincia una sofferta e dilaniante ricerca dei tre individui da sacrificare per scongiurare la fine del mondo. Questo sacrificio avverrà proprio sul vulcano che sta eruttando e che, secondo la setta, sta per decretare l’apocalisse.
Il film, però, a poco a poco si sfibra a favore di una perdita inesorabile di struttura. Ciò che all’inizio era sembrato interessante, innovativo e assurdo lascia il posto ad una narrazione convenzionale e appiattita. Il viaggio dei ribelli con i tre sacrificabili, tra cui Tyler e Braken, rallenta irrimediabilmente una pellicola che avrebbe dovuto prendere un’altra direzione. Il finale…scontato e abbastanza prevedibile.
“Sacrifice” dunque è uno di quei progetti che vengono pensati con cura e sofisticata creatività. Ma non basta. Anche essere il figlio di un gigante come Costa- Gavras non ti può difendere dalle mille insidie che la realizzazione di un grande progetto si porta dietro.
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RIVISTO
MIDSOMMAR- IL VILLAGGIO DEI DANNATI, di Ari Aster (Midsommar, Stati Uniti- Svezia 2019, 148/171 min.).
Riti pagani sotto la luce del sole. Ari Aster stigmatizza con estrema crudeltà e angosciante nitidezza la violenza cieca e ingiustificata che attraversa in maniera omogenea il mondo contemporaneo. La famiglia intesa come comunità diventa luogo e pretesto per i crimini più cruenti. Agghiacciante e surreale.
minchella visto rivisto sacrifice – MALPENSA 24
