VISTO&RIVISTO Viaggio tormentato e asfissiante nella notte dell’anima

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di Andrea Minchella

VISTO

LA NOTTE ARRIVA SEMPRE, di Benjamin Caron (Night Always Comes, Stati Uniti- Regno Unito 2025, 108 min., Netflix).

Inaspettato. Nel marasma bulimico e melmoso delle piattaforme che propongono produzioni di ogni genere, spesso di bassa qualità, con l’unico scopo di creare una dipendenza tossica tra l’utente e lo schermo, ecco apparire un film che non ti aspetti. “La Notte Arriva Sempre” è come uno squarcio di luce in una notte buia e fredda.

Il bravo regista inglese, al suo secondo lungometraggio, cuce addosso alla superlativa Vanessa Kirby una storia cruda e angosciante che fotografa perfettamente la situazione attuale di un’America lontana dalla propaganda e dalla demagogia del suo presidente. La trama del film si annoda in maniera quasi asfissiante ad una deriva sociale e morale che stritola i protagonisti i quali, per sopravvivere, sono disposti a tutto. Il contrasto nauseante tra il ricco e il povero qui diventa linfa narrativa per un’opera che non dà scampo allo spettatore costretto a subire la sofferenza corporale della protagonista fino all’ultimo respiro.

Come nel leggendario “Tutto In Una Notte” di John Landis, anche qui la notte diventa un territorio pericoloso e quasi onirico in cui la giovane Lynette si muove affannosamente per cercare di evitare, entro la mattina, lo sfratto dalla casa in cui vive con la madre, una snervante Jennifer Jason Leigh, e il fratello Kenny, affetto dalla sindrome di Down. Entro le nove del mattino Lynette dovrà trovare venticinque mila euro per versare la caparra di un prestito che garantisca la proprietà della loro casa. I soldi in realtà c’erano prima di quella notte infinita, ma sua madre, a pochi minuti dall’incontro con la banca, si era dileguata per presentarsi qualche ora dopo con una nuova macchina acquistata con i soldi destinati al mutuo. Da qui parte una corsa snervante e assurda che Lynette compie per evitare uno sfratto che comporterebbe la disgregazione di quella famiglia tanto fragile quanto preziosa per la protagonista.

Caron immerge questo viaggio tra le pieghe più nascoste e le ferite più doloranti della Kirby in un’America i cui marciapiedi brulicano di “homeless” che vivono ai margini di un paese che sembra avere dichiarato guerra ai deboli e agli ultimi. Mentre Lynette si muove in macchina nelle prime sequenze del film, la radio in sottofondo cristallizza, quasi come fossero slogan pubblicitari, la sofferenza di tanti americani che non sono in grado di fronteggiare spese di emergenza. Come accade a Lynette, la proprietà di una casa torna ad essere un termometro di un paese che dopo la crisi del 2009 ha visto polverizzare milioni di abitazioni lasciando sul lastrico un numero gigantesco di persone.

“La Notte Arriva Sempre” diventa epica del viaggio, di un viaggio dentro l’anima turbata e violata di una donna diventata adulta troppo in fretta che cerca una rivincita in un mondo non più in grado di provare pietà o compassione verso chi ha smarrito la strada. Il viaggio notturno come la resa dei conti di Lynette che decide di combattere l’ennesima sconfitta che le cade addosso. Caron adagia la sua cinepresa dentro un groviglio di emozioni che scardinano la retorica della drammaturgia convenzionale. Lynette non è un’eroina, ma una donna che sa di avere sbagliato ma che vuole, forse egoisticamente, chiarire una volta per tutte il suo rapporto con la madre.

La tensione e l’angoscia ci vengono riversati senza filtri né scorciatoie. La bravura del regista sta nell’insinuare in alcune sequenze una linea quasi impercettibile di dolcezza poetica che diventa un prezioso appiglio per sperare che le cose possono prendere una direzione diversa. La speranza di un chiarimento con la propria madre è infatti la forza propulsiva che mette in moto tutta la vicenda del film e che ci accompagna verso un finale inatteso e potentemente evocativo.

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RIVISTO

SCHEGGE DI APRIL, di Peter Hedges (Pieces Of April, Stati Uniti 2003, 80 min.).

Lessico famigliare in una storia dolorosa e snervante. Una bravissima Katie Holmes stigmatizza in maniera sorprendente una ragazza fragile ma decisa a ritagliarsi un posto nel mondo. I suoi rapporti con la famiglia, difficili e tormentati, puntellano dolcemente una vicenda piena di sofferenza e di speranza. Sublime.

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