Voli di Stato avvelenati

bottini voli stato

di Gian Franco Bottini

Da qualche tempo i voli di Stato (quelli che in parole povere paghiamo noi) si trovano nel mezzo di questioni destinate a creare molto scalpore e a qualcuno anche qualche guaio.

Qualche mese fa fu la volta del caso Almasri. Una sorta di generale libico, ricercato perché condannato dalla Corte Penale internazionale per crimini contro l’umanità che, intercettato nel nostro Paese, fu rispedito rapidamente in Patria, appunto su un volo di Stato, anziché essere legittimamente “ingabbiato”. E’ chiaro che, in questa vicenda ancora ben viva, l’utilizzo più o meno opportuno di tale mezzo di trasporto è l’ultimo dei problemi perchè, comunque la si racconti, la questione era parsa chiara fin dall’inizio e il volo era lo strumento più adatto per sbrogliare rapidamente una situazione urticante.

Almasri, infatti, da diversi giorni stava gironzolando indisturbato in Europa, attraversando Paesi (in particolare la Germania) che voltavano bellamente la testa al suo passaggio, per non avere problemi con la Libia, un complicatissimo Paese con il quale, per diverse ragioni (energetiche, commerciali, immigrazioni etc) molti hanno, chi piùchi meno, l’interesse a mantenere buoni rapporti diplomatici, anche se spesso definibili “al margine”. Almasri, pur condannato dalla Corte per il più infamante dei delitti, ha un ruolo importante nel confuso sistema libico, con il quale anche il nostro Paese deve comunque confrontarsi, essendo il passaggio pressochè unico dei flussi migratori.

La patata bollente scaricataci dalla Germania (secondo il noto adagio “Gira, gira il cetriolo….) rischiava appunto di mettere in discussione accordi con la Libia ed è stata velocemente risolta imbarcando il “gentiluomo” su un volo di Stato; operazione poi giustificata con un accrocchio giuridico che, per certi versi, è subito apparso stonato e che ancora oggi sta cercando un capro espiatorio che, come sempre, sarà al di fuori dallo zoo della politica. Una politica che avrebbe dovuto avere il coraggio della trasparenza, motivando il tutto con una accettabile “ragion di stato”, che avrebbe potuto essere poi stata giustificata nei termini e nei limiti previsti dalle norme esistenti.

Ancora recentemente un presunto volo di Stato è stato tirato in ballo per un viaggio privato a New York di Meloni con figlia, in un fine settimana nel quale è brillata la sua assenza  (successivamente motivata dal suddetto impegno personale) ad alcuni eventi importanti per il nostro Paese (Cernobbio, F1 Monza,esequie Armani).

Anche in questo caso l’utilizzo di un volo di Stato, del resto immediatamente smentito da Meloni, è risultato essere l’aspetto prontamente segnalato dalla concorrenza ma che in effetti era il più marginale della questione. Maggiore rilievo meritavano invece l’assenza della Premier laddove la sua presenza veniva ritenuta importante e anche la reale natura di questa sua trasferta che, seppur successivamente dichiarata di carattere privato, non essendo stata precedentemente resa pubblica dava lo spunto a più malevoli congetture di possibili incontri segreti.

L’episodio ha fatto riemergere la vecchia questione del bilanciamento fra interessi pubblici e vita privata, da parte di chi ricopre dei ruoli istituzionali. Premesso che, nel caso specifico,il non utilizzo di un volo di Stato non ha comportato distrazione di denaro pubblico, va comunque detto che la presenza di un presidente del Consiglio comporta sempre dei costi per la sua sicurezza (anche nei momenti di vita privata); sicurezza che, se svolta all’estero come in questo caso, potrebbe aver causato un aggravio dei costi stessi.

Il vero problema che da sempre si pone, e che nel passato ha chiamato in causa anche altri Premier italiani (Berlusconi, Renzi, Conte), è l’individuazione della linea che delimita il “privato” affinchè esso non debordi ad interferire nella funzione statale. Dire, come alcuni affermano, che nel momento in cui una persona assume l’alto incarico, tutto quanto riguarda la sua vita assume natura istituzionale, non ci pare corretto. Sarebbe come privare totalmente una persona della propria privancy. Ci pare invece una opinione più corretta quella che ogniqualvolta un atto della sua vita, anche se avviene in un contesto personale, va ad interferire con la sua funzione statale, allora la cosa assume natura istituzionale.

Nel caso specifico ci pare di essere proprio in questa ultima situazione, essendosi trattato di un viaggio all’estero che, avendola visibilmente distolta da importanti appuntamenti nazionali, ha sicuramente interferito con la sua attività istituzionale, comportando quindi che la legittimità della sua assenza andasse anticipatamente comunicata e chiarita. Anche in questo caso, quindi, una maggiore trasparenza, oltre che dovuta, ci è sembrato fosse opportuna perchè avrebbe forse evitato la possibilità di fare facili supposizioni ed allusioni che, a ben pensarci, non ci sono parse del tutto immotivate. In questo, come in molti altri casi, ci pare legittimo esigere dai governanti maggiore trasparenza, anche se ciò può comportare una altrettanto legittima limitazione nella loro privancy.

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