Vuelta, 6a tappa: vince Vine, Traen in rosso. Bene Ciccone, sprofonda Ayuso

Vuelta 6a tappa Andorra Vine Traen Ayuso
Jay Vine, australiano, vincitore a Pal (Sirotti)

Vince l’australiano Jay Vine, in rosso ci va il norvegese Torstein Traen, sprofonda Juan Ayuso. Lorenzo Fortunato brilla ma è solo 3° al traguardo. A una lettura superficiale la 6a tappa della Vuelta a España, con traguardo alla stazione di sci di Pal (Andorra) ha detto questo. In realtà la giornata ha detto molto altro e molto riguarda i corridori italiani.

Torsetein Traen (Sirotti)

Crollo Ayuso

A decidere la corsa, in una giornata caratterizzata per lunghi tratti da una pioggia battente, è una fuga dalla lunga distanza. Se ne vanno in dieci che poi si giocano il successo di giornata. Vine centra il terzo successo personale nella corsa spagnola e la sua Uae festeggia la doppietta dopo la vittoria di ieri nella cronosquadre di Figueres. Il team emiratino festeggia, Matxin, il direttore tecnico al traguardo ha un sorriso stampato. Ne ha motivo? Si se si guarda il momento, il bicchiere mezzo pieno. No, se si guarda un pochino oltre. Il crollo di Ayuso, al di là delle parole di circostanza dello spagnolo (“Non è una batosta”), è pesante. Lasciare sulla strada 12 minuti – 7 circa dai migliori – in pochi chilometri è clamoroso. Un crollo verticale. Si può perdere, certo. Si può avere una brutta giornata, senza dubbio. Si può correre pensando a domani, ci sta. Poi, però, ci vuole grinta. Orgoglio. Huevos, dicono qui.

La prima settimana fatale

Nei giorni scorsi Matxin aveva definito Ayuso il co-capitano del team, alla pari con Joao Almeida. Infatti a Torino, alla vigilia, i due hanno tenuto la conferenza stampa assieme. E proprio in quella occasione gli era stato chiesto se condivideva l’opinione che Manolo Saiz ci aveva dato alla vigilia della corsa: “Nella prima settimana si può vincere la Vuelta, ma qualcuno la può anche perdere”. Risposta di allora: “No, la prima settimana è facile. Le vere tappe decisive arriveranno dopo”. Ecco.

Talento o bluff?

Ora è normale chiedersi il vero valore di questo corridore. Lui ha un’autostima, un ego, ai massimi livelli. È giovane, compirà 23 anni il 16 settembre, ma si trova in un momento critico della carriera. I tecnici dicono che ha grande talento, in Uae però, le porte per le sue ambizioni personali sono chiuse. Ha uno stipendio di circa 3 milioni di euro e una clausola rescissoria di 100. Che poi ci dovrebbe essere un rapporto tra stipendio e clausola è un altro discorso. Un discorso che l’Uci fa finta di non sentire. Gianetti, il grande capo del team, ha già detto che Ayuso non si nuove. Molte squadre sono alla finestra ma al momento la possibilità che l’anno prossimo lo spagnolo corra in un’altra squadra sono nulle. Certo che qui, da oggi in poi, la Uae punterà tutto su Almeida. Basterà?

Vingegaard tranquillo

A vedere come corre Vingegaard le possibilità che qualcuno lo batta sono estremamente basse. Il danese sembra che corra con l’aria condizionata sul manubrio: non suda mai, è sereno, e quando la tv lo inquadra, mentre gli altri sono piegati nello sforzo, lui con la manina fa ciao ciao.

Bene Cicco

Nel finale della tappa di oggi ci ha provato Ciccone ad attaccarlo, quando per la vittoria di tappa non c’era più nessuna chance, ma Vingegaard non ha perso mezzo metro. Impassibile, ha dato il cambio. Già Ciccone. Lui e la squadra dicono che sono qui con  due obiettivi: le vittorie di tappa e la maglia a pois blu della montagna. E allora oggi perché non ha controllato la fuga? Semplice, perché per ora corre per la classifica. Non può non averla in testa. Un’altra spiegazione non c’è. Scelta legittima, ma perché non svelarla? Vorrai pensare pensare di ingannare i rivali con una bugia? In gruppo le forze in gioco si conoscono. Un po’ a occhio, un po’ grazie a mezzi sofisticati.

Bahrain, e ora?

Restando in tema classifica generale passiamo alla Bahrain. Oggi festeggiano il primato grazie al norvegese Traen, ma è un buon segnale? Dipende l’obiettivo con cui si è qua. Se punti ai successi parziali, ai giorni di gloria, la scelta è corretta. Se, invece, punti in alto, ovvero al podio di Madrid, con Tiberi la scelta è discutibile. E oggi Tiberi è andato forte. Ha chiuso nel gruppo dei migliori senza palesare una grande fatica. I libri di ciclismo dicono che in questo caso bisogna stare attorno al capitano, senza gettare energie e senza disperdere le forze. E domani a Cerler come corri? “Non cambia nulla e lo dico sinceramente. Antonio è fortissimo e continueremo a lavorare per lui”, ha dichiarato Traen. Vedremo, nel ciclismo la verità è sempre molto labile. C’è una frase significativa che spesso ripetono i corridori: “To be honest…”.

Da sinistra: Bernal, Hindley e Tiberi (Sirotti)

Pellizzari in bianco

Nel gruppo di Tiberi c’era anche Giulio Pellizzari, nuova maglia bianca davanti all’americano Riccitello. Ma il suo compito in Red Bull è chiaro e lo spiega bene Jai Hindley, re del Giro 2022, suo compagno: “Sono qui per la generale. La maglia rossa è un mio obiettivo”. Chiaro.

Le video-interviste di Ayuso, Tiberi e Fortunato

La 6a tappa – Ordine d’arrivo e classifiche

La tappa di domani 

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