CASTELLO’ (SPA) Una cosa mai vista: Pogacar va in fuga, viene ripreso da uno straordinario Mas, esce di strada e batte lo spagnolo in volata. Una giornata straordinaria, una delle più belle delle ultime venti edizioni della Vuelta. Una tappa che riporta entusiasmo: in corsa, anche se finora ha vinto tre tappe su cinque, non c’è solo il campione del mondo.
L’attacco micidiale
Sulla magnifica salita di El Bartolo, Pogacar apre il gas, a circa 24,5 km dal traguardo: a ruota gli resistono solo Onley, Roglic, Mas e Carapaz. Non c’è Gall. Lo sloveno si trasforma in un Pac-Man in maglia rossa, nel tratto sterrato si mangia i fuggitivi di giornata (c’erano anche Albanese, Garofoli e Van Aert) come fossero i puntini bianchi sullo schermo. Onley si torce, piega la testa a destra, stantuffa, accompagna le pedalate con le spalle. Paga lo sforzo violento e l’inesperienza. Affonda.
La strepitosa rimonta di Mas
Però dietro succede qualcosa che sembra miracoloso. Mas si ricorda di essere un ottimo corridore. Nel suo palmares non per niente ci sono tre secondi posti e un terzo alla Vuelta. Il maiorchino della Movistar tiene duro, anzi rimonta. Sulle rampe di cemento vede la maglia rossa che si avvicina. Mas, bocca spalancata e occhi sbarrati, vola. A pochissimi metri dal gpm aggancia Pogacar e gli mette la ruota davanti. È lui che imposta la difficilissima discesa. Con la mano destra indica alla maglia rossa i pericoli. Gli consiglia prudenza.
Il grande brivido
A 19 dal traguardo il grande brivido. Mas davanti scende prudente, tentenna in una curva, Pogacar lo sorpassa e guadagna qualche metro. Ma il campione del va troppo veloce, sbaglia, la bici s’intraversa, s’imbizzarrisce. Tadej esce di strada a sinistra. Finisce sulle pietre, sgancia un piede ma non cade. Un fenomeno. In parte ricorda quello che successe ad Armstrong scendendo il Col de Manse, al Tour del 2003. Beloki gli cadde davanti, lui tagliò nel campo, rimase in piedi e si rimise in strada. Serve fortuna, ma bisogna essere lucidi. Serve soprattutto essere un fuoriclasse per non cadere.
La volata
I due vanno insieme fino al traguardo. Tira quasi sempre lo spagnolo, dietro inseguono Carapaz e Roglic. Pogacar in una volata di grande rabbia non ha grosse difficoltà a superare Mas. Debruyne a 48″ anticipa Carapaz, Tejada, Gall e Roglic. In classifica lo sloveno si porta a 3’34” di vantaggio proprio su Mas, poi Roglic a 4’21”, Carapaz a 4’50” e Gall a 4’55”.
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Tappa 7, a Valdelinares arrivo in salita
Ad Aramon Valdelinares, nella sierra di Teruel, in Aragona, venerdì 28 agosto ci sarà il secondo arrivo in salita di questa Vuelta. La settima tappa partirà da Vall d’Alba, nella Comunità Valenciana, per dirigersi verso l’interno. Il primo gpm di giornata sarà il Puerto El Remorcador, 2a categoria, concatenato con l’Alto de Zucaina, un 3a. Dopo la discesa su Montanejos la strada, con brevi intervalli, è tutta in salita. I corridori scaleranno il Puerto Fuente de Rubielos (3a cat.), quindi il Puerto de San Rafael (2a) a 13,5 km dal traguardo. L’ascesa finale è lunga 9,8 km con un dislivello di 578 m e una percentuale media di quasi il 6%. Insomma, una salita dove si farà velocità. In totale sono 150 km e 3.700 metri di dislivello. Se non succederà nulla di strano vincerà Tadej Pogacar che comunque pare impossibile possa eguagliare il record di Freddy Maertens, conquistatore della Vuelta nel 1977 con 13 vittorie di tappa in aggiunta. A Valdelinares nel 2005 vinse Roberto Heras. Nel 2014, sotto il diluvio, Winner Anacona
Le classifiche
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