Vuelta, 2a tappa: dopo lo spavento Vingegaard al fotofinish su Ciccone

Vuelta Limone Vingegaard Ciccone

Giulio Ciccone ha una enorme fame di vittoria e al traguardo di Limone Piemonte è da tempo che ci pensa. E qui i suoi Lidl-Trek non sbagliano nulla, lo pilotano alla perfezione. A giocarsi la vittoria un gruppetto, lui allo sprint parte un po’ lungo. Jonas Vingegaard sgomita per stare alla sua ruota, lo tiene, poi barcollando – mentre l’abruzzese è in asfissia – lo affianca e lo fulmina con il colpo di reni sulla linea. Il primo arrivo in salita della Vuelta, è stato bellissimo quanto crudele. Il successo e la maglia rossa sono per il danese, ma questa tappa ha già detto molto su quello che ci possiamo aspettare nelle prossime tappe. “Sono superfelice per questa vittoria. Devo cercare di sfruttare ogni opportunità”, ha dichiarato Vingegaard dopo essersi, come al solito, aggrappato al telefono una volta tagliato il traguardo.

Vuelta Limone Vingegaard Ciccone
Jonas Vingegaard in maglia rossa (Sirotti)

Il ruolo di Pelli

Il finale di tappa ci ha detto una cosa in più. Giulio Pellizzari non è il capitano della Red Bull. I gardi sono per Jay Hindley. Viceversa Pellizzari nel finale non si sarebbe messo in testa a tirare il gruppo. L’obiettivo era chiaro, quello di agevolare il movimento del vincitore del Giro d’Italia 2022. Risultato: Hindely 7° e Giulioi 23°.

Bernal c’è

Nei momenti caldi della tappa si è vista davanti la Ineos, al lavoro per Egan Bernal. E il colombiano ha ripagato i suoi: il 4° posto finale lascia sperare che anche lui, che nel palmares ha un Giro e un Tour, possa essere della partita per la maglia rossa. Che i guai fisici siano superati. Del resto oggi sono quattro anni esatti che il colombiano non vince una tappa in un grande Giro (il Tour 2019 l’ha conquistato senza ottenere successi parziali). L’ultima fu appunto nella corsa rosa, a Cortina, davanti a Bardet e Caruso.

Uae, Alemida e Ayuso assieme

C’era curiosità anche per vedere, in casa Uae, come avrebbero corso e cosa avrebbero fatto Joao Almeida e Juan Ayuso. Hanno chiuso rispettivamente in 5a e 8a posizione. Come dice Matxin, il responsabile tecnico della squadra, non ci sono problemi e i due vanno d’amore e d’accordo. Fino a prova contraria, probabilmente fino ai Pirenei. Una certezza: Marc Soler c’è e sa che dovrà tirare alla morte. Forse per entrambi.

Lo spavento

Ma è a 26,1 km dal traguardo, quando il gruppo stava entrando a Borgo San Dalmazzo, che la Vuelta ha vissuto il primo grande brivido. Il gruppo si divide in due per affrontare una rotonda, piobve e la strada è bagnata. Sulla destra, in quinta posizione, un Israel perde il controllo della bici e parte per la tangente. Da dietro quelli che arrivano fanno strike. La Visma, in fila indiana, finisce quasi completamente a terra, si salvano il primo e l’ultimo. A terra si nota subito il casco rosso di Jonas Vingegaard, lo strafavoritio per la vittoria finale. Lui non aveva di certo bisogno di questo volo per scoprire che la vittoria si assegna a Madrid tra tre settimane, non sulla carta. Dei suoi quello che sembra messo peggio è il francese Axel Zingle. Si lamenta, sembra si tratti di una lussazione alla spalla sinistra. I medici si mettono all’opera, ma sembra che l’unica opzione sia il ritiro. Invece, a sorpresa, riparte e si alza sui pedali. Sarà stata una botta, di certo non una lussazione perché altrimenti sui pedali non ti alzi. Fatto sta che quando a poco più di 12 km dal traguardo i gialli si riportano in testa si nota facilmente che Vingegaard sta bene. Lo spavento è passato.

La terza tappa

Seconda tappa: ordine d’arrivo e classifica 

Vuelta Limone Vingegaard Ciccone – MALPENSA24
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