Per il consueto appuntamento con l’editoriale promosso dall’associazione “La Lombardia che Vorrei”, oggi ospitiamo Alessandro Stecco, Professore Associato di Radiologia, medico specialista in Radiologia e Neurologia, Presidente di What’s Health
Presidente, com’è nato il progetto What’s Health e quale esigenza vi ha spinto a creare questa realtà?
What’s Health nasce da un’intuizione molto concreta: creare un luogo in cui il mondo della salute potesse dialogare in modo più aperto, trasversale e costruttivo. L’associazione viene costituita nel 2022 con un forte radicamento nel territorio varesino, e viene presentata pubblicamente come una realtà capace di fare da tessuto connettivo tra pubblico, privato, terzo settore, professionisti della sanità, associazioni dei pazienti e cittadini. Questa impostazione era già presente nello statuto, che indica tra le finalità la promozione dello sviluppo del mondo della salute, dell’innovazione tecnologica sanitaria e dei corretti modelli di politica sanitaria
La prima esigenza, avviata e portata egregiamente avanti dal mio predecessore il dottor Taborelli, dunque, è stata quella di non lasciare i temi sanitari chiusi nei soli luoghi tecnici o istituzionali, ma di portarli in uno spazio di confronto più ampio. What’s Health nasce come think tank e come comunità di competenze: un luogo in cui elaborare proposte, accompagnare progettualità, sostenere la cultura della prevenzione, valorizzare le professioni sanitarie e favorire il dialogo tra chi governa i sistemi sanitari e chi li vive ogni giorno, come operatori, pazienti e famiglie
La fase più recente, che ha visto una vera rifondazione progettuale , da quando ho avuto l’onore di diventarne il secondo Presidente, abbiamo voluto riprendere quella intuizione e rilanciarla con strumenti nuovi: convegni ECM, incontri istituzionali, momenti di networking, approfondimenti sull’intelligenza artificiale, sulla sostenibilità del personale sanitario, sulla salute circolare e sul welfare. Non si tratta soltanto di continuare un percorso, ma di renderlo più attuale rispetto alle sfide che il sistema sanitario sta vivendo oggi
Oggi viviamo in un’epoca in cui le informazioni sulla salute sono ovunque: quanto è importante fare divulgazione in modo corretto e responsabile?
È fondamentale, perché oggi l’informazione sanitaria è ovunque, ma non sempre è accompagnata da competenza, responsabilità e capacità di contestualizzazione. I cittadini incontrano quotidianamente contenuti sulla salute attraverso social, motori di ricerca, podcast, video brevi e media digitali. Questa disponibilità è una grande opportunità, ma può diventare anche un rischio se non viene guidata da rigore scientifico, chiarezza comunicativa e senso etico.
What’s Health nasce proprio per contribuire a questa responsabilità. Nello statuto dell’associazione si parla espressamente di attività editoriali e divulgative legate all’innovazione scientifico-tecnologica in ambito sanitario e alla promozione della salute anche in contesti europei e internazionali- Questo significa che la divulgazione non è un accessorio, ma una parte costitutiva della nostra missione.
Fare divulgazione corretta significa tradurre la complessità senza banalizzarla. Significa spiegare l’innovazione, ma anche i suoi limiti; parlare di intelligenza artificiale, medicina territoriale, diagnostica, prevenzione o welfare senza creare illusioni e senza alimentare paure. Nel talk “AI nei percorsi sanitari”, organizzato da What’s Health a Varese, abbiamo voluto proprio questo: mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni, esperti, manager sanitari e aziende per discutere in modo serio di una tecnologia che sta cambiando i percorsi di cura
Qual è il messaggio principale che volete trasmettere alle persone attraverso il vostro progetto?
Il messaggio principale è che la salute non è solo cura: è cultura, prevenzione, consapevolezza e partecipazione. Troppo spesso le persone si avvicinano ai temi sanitari soltanto quando emerge un bisogno o una fragilità. Noi vogliamo invece promuovere un approccio diverso, in cui il cittadino sia messo nelle condizioni di comprendere prima, scegliere meglio e partecipare in modo più consapevole.
La nostra idea è che la salute non appartenga a un solo settore. Riguarda la medicina, ma anche l’ambiente, gli stili di vita, lo sport, la ricerca, l’innovazione digitale, l’organizzazione dei servizi, il welfare aziendale e la relazione tra ospedale e territorio. Per questo What’s Health ha tra i propri campi di intervento la riforma socio-sanitaria, la digitalizzazione, il community building, il personale sanitario, la gestione sanitaria, il One Health e i corretti stili di vita
Il messaggio che vorremmo lasciare è semplice: nessuno deve sentirsi spettatore passivo del sistema salute. I cittadini, i pazienti, i professionisti, le associazioni e le istituzioni possono diventare parte di una stessa comunità di responsabilità. È questo lo spirito che abbiamo ritrovato anche negli incontri associativi più recenti, descritti pubblicamente come momenti capaci di riunire operatori, pazienti, soci e nuovi soci intorno a una visione comune della sanità
Secondo Lei, Presidente, quali sono oggi le sfide più grandi nella comunicazione sanitaria, soprattutto verso i giovani?
La sfida più grande è riuscire a parlare ai giovani con un linguaggio contemporaneo, ma senza perdere autorevolezza. I giovani sono abituati a comunicazioni rapide, immediate, visive, spesso frammentate. La comunicazione sanitaria, invece, richiede tempo, precisione, fiducia e responsabilità. Il punto è trovare un equilibrio: essere accessibili senza diventare superficiali, essere scientificamente corretti senza risultare distanti.
Un’altra sfida riguarda la credibilità delle fonti. Oggi non basta produrre contenuti: bisogna costruire fiducia. Per questo credo che realtà come What’s Health debbano lavorare come piattaforme di connessione tra competenze. Quando in un convegno ECM discutiamo del futuro della sanità e del personale sanitario, oppure quando affrontiamo il tema dell’intelligenza artificiale nei percorsi sanitari con professionisti, istituzioni e aziende, stiamo facendo anche comunicazione verso le nuove generazioni: mostriamo loro che la salute è un campo vivo, innovativo, multidisciplinare e aperto
Verso i giovani dobbiamo parlare di opportunità, non solo di problemi. La sanità ha bisogno di nuove competenze: digitali, cliniche, organizzative, comunicative e relazionali. Se vogliamo attrarre giovani professionisti nel mondo della salute, dobbiamo raccontare la sanità come un luogo in cui si può innovare, fare ricerca, creare impatto sociale e contribuire concretamente al benessere della comunità.
Quanto conta creare una community che non si limiti solo a informare, ma che riesca anche a coinvolgere e far riflettere?
Conta moltissimo, perché l’informazione da sola non basta. Informare significa trasferire contenuti; creare community significa generare fiducia, confronto e partecipazione. What’s Health è nata anche da questa logica di community building, cioè dalla volontà di mettere in relazione soggetti diversi intorno al benessere di un territorio. Le prime fonti pubbliche sulla nascita dell’associazione collegano esplicitamente il progetto all’idea di una rete di enti e competenze che collaborano per il benessere collettivo
Questa dimensione comunitaria è rimasta centrale anche nella fase più recente come anche attestato in più occasioni da personaggi con ruoli politici di primo piano e che abbiano capacità di ascolto e conoscenza della Sanità come Emanuele Monti, Presidente della Commissione Welfare del Consiglio Regionale della Lombardia con cui ci sono moltissime occasioni di dialogo e di costruzione di percorsi; What’s Health e’ una realtà che unisce persone impegnate nella salute della popolazione, tra medici, professionisti sanitari e associazioni di pazienti.
È proprio questa la differenza tra un semplice canale informativo e una comunità. Una community non si limita a pubblicare contenuti: ascolta, raccoglie bisogni, favorisce incontri, crea occasioni di confronto e permette alle idee di trasformarsi in proposte. In sanità questo è decisivo, perché le politiche migliori nascono spesso dall’incontro tra l’esperienza dei professionisti, la voce dei pazienti e la capacità delle istituzioni di tradurre i bisogni in decisioni.
Guardando al futuro, qual è la Lombardia che vorreste costruire attraverso l’informazione, la salute e la consapevolezza delle nuove generazioni?
La Lombardia che l’Associazione si prefigge di contribuire a costruire è una Lombardia più consapevole, più innovativa e più capace di tenere insieme eccellenza e prossimità, motore del Nord Ovest e traino per le altre Regioni. Una regione in cui la sanità non sia percepita solo come risposta all’emergenza, ma come infrastruttura culturale, sociale e scientifica. Una Lombardia in cui prevenzione, ricerca, digitale, territorio e partecipazione civica diventino parte di un’unica visione.
What’s Health nasce in Lombardia e guarda alla Lombardia come a un laboratorio naturale di innovazione sanitaria, gettando lo sguardo anche verso le Regioni confinanti e al resto dell’Italia. Il nostro sito ufficiale parla della possibilità di creare una rete di esperti, valorizzare le eccellenze umane e tecnologiche, condividere informazioni rilevanti per il settore e diventare un punto di riferimento per la formazione dei decisori pubblici in ambito healthcare. Questa è una responsabilità importante, soprattutto verso le nuove generazioni.
Vorremmo che i giovani crescessero con un’idea di salute più ampia: non solo ospedale, non solo malattia, non solo prestazione sanitaria, ma benessere, prevenzione, ambiente, ricerca, sport, tecnologia e responsabilità personale. Se riusciamo a rendere questi temi comprensibili e vicini, allora possiamo formare cittadini più liberi, pazienti più consapevoli e professionisti più motivati.
La nostra ambizione è contribuire a una Lombardia in cui istituzioni, università, aziende sanitarie, associazioni, imprese e cittadini possano lavorare insieme. Gli eventi che abbiamo promosso sul personale sanitario, sull’intelligenza artificiale e sul dialogo tra operatori e pazienti vanno esattamente in questa direzione: costruire non solo informazione, ma consapevolezza collettiva
Ringrazio per questa occasione di confronto. Come Presidente di What’s Health, assieme alla Vice Presidente Rosita Caielli, al Past President Stefano Taborelli, e a tutto il Consiglio Direttivo e ai nostri molti iscritti, crediamo che oggi parlare di salute significhi assumersi una responsabilità culturale prima ancora che comunicativa. La nostra associazione vuole essere un luogo di incontro tra competenze, territori e generazioni; un think tank capace di produrre idee, ma anche di ascoltare; una community che non separa la scienza dalla vita quotidiana delle persone: per tutto questo è importante un rapporto di stimolo e ascolto con tutti gli stake holder della sanità
Grazie per essere stato con noi oggi. Vi diamo appuntamento alla prossima puntata dell’editoriale “La Lombardia che Vorrei” con un’altra realtà protagonista della nostra Varese.
