«Andiamo a riprenderci tutto»: il rock di Pino Scotto accende WoodinStock

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TERNATE – «L’Italia è il Paese che ha insegnato al mondo tutto: storia, letteratura, arte, musica…non è possibile che Sfera Ebbasta faccia due sold out a San Siro: ma che droga date ai vostri figli? Andiamo a riprenderci tutto!». Così Pino Scotto ha arringato ieri, venerdì 18 luglio, il pubblico di WoodinStock prima di salutare con “Get up shake up” dei Vanadium, tra i primi gruppi metal a conquistare, negli anni Ottanta, la notorietà intenzionale. Come sempre il loro ex frontman, senza peli sulla lingua, alle canzoni della lunga carriera solista ha affiancato vari strali, senza però dimenticare l’attenzione per il sociale, e in particolare la lotta contro la malattia di Parkinson condotta dal festival di Ternate: «Rock e solidarietà, se tutto il mondo funzionasse così sarebbe bellissimo».

«Domani vi portiamo Sfera Ebbasta»

Headliner della prima serata di eventi, in cui è stato preceduto dal set acustico del cantautore punk Loste, da Dr. Feelgood and the Black Billies, Joe Valeriano e DeDog, Pino ha aperto le danze con “No fear no shame” e “Rock’n’roll core”. «Domani vi portiamo Sfera Ebbasta» ha ironizzato ricordando l’appuntamento con il celebre armonicista – «c’è mio fratello Fabione» – per poi mettere le cose in chiaro – «Lemmy, questo è per te» – dedicando “The eagle scream” al compianto leader dei Motörhead. «Ragazzi, a proposito di blues, il libro (l ’autobiografia “Cuore di rock’n’roll – Una vita meravigliosamente stonata”, ndr) è ancora in classifica dopo due mesi: si vede che la gente si interessa dei cazzi miei». Tra le ultime fatiche anche il disco “The devil’s call”, protagonista del live con diversi pezzi tra cui “A dozen souls” e “Catch 22”. Con lui sul palco la potente macchina da guerra formata da Steve Volta (chitarra), Gianantonio Felice (basso) e Luca Mazzucconi (batteria).

Il gioco delle tre carte e “La resa dei conti”

Non potevano mancare i riferimenti allo scenario politico attuale: «Intanto, in quel palazzo giù a Roma, quegli infami continuano con il gioco delle tre carte: hanno cercato di riprendersi i vitalizi. Vogliono vedervi in ginocchio, a dire: “Padrone, fammi lavorà”. Padrone, io ti spacco il culo: ci sarà, prima o poi, “La resa dei conti”». Ma tra i brani hard rock ad alta velocità ed elettricità può trovare spazio anche qualche momento di “calo di tensione”, come nel caso di “True friend”: «C’è sempre una ballad – ha sottolineato il cantante prima di raccontare la storia all’origine del pezzo – certo, c’è gente che sta peggio, però qualche anno fa anche a me è successa una tragedia. Ed è arrivato un amico ad aiutarmi: un amico vero, che non teme di essere mandato affanculo dalla moglie e alle 6 del mattino si sveglia e ti viene a prendere. E di questi tempi, se hai bisogno di soldi e provi a chiedere in giro, col cazzo che li trovi».

La bandiera della Palestina

«Adesso si fanno vedere tutti con la bandiera della Palestina ma a Rock Tv sono due anni che facciamo la guerra», ha denunciato Pino, che a ottobre compirà settantasei anni, suggellando queste parole con “Streets of danger” dei Vanadium. Il tempo di attaccare con “Eye for an eye” – «Qualcuno disse “occhio per occhio” e il mondo diventò cieco» – ed ecco che il palco ha ospitato il blitz di uno spettatore in costume adamitico che, fatti due balzi, si è rituffato tra le tenebre, con l’artista esterrefatto a indicare, con il dito puntato alla testa, una scarsa stabilità mentale. Poi “Don’t waste you time”, canzone scritta con Volta per “Dog eat dog”, disco uscito durante la pandemia, e “Morta è la città” prima dei saluti con l’augurio di sogni di rock’n’roll; ma anche ricordando, insieme a Corrado Giunta di Vita Serena, l’importanza di sostenere il festival che continua oggi e domenica, giornata del Buscadero Day.

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