La televisione pubblica non può essere utilizzata come strumento per offendere milioni di cattolici italiani. Ieri sera (1 febbraio) durante la prima esibizione di Sanremo del cantante Achille Lauro, abbiamo assistito all’ennesimo vilipendio verso la religione cattolica.
La Rai, televisione pubblica, il cui canone viene pagato da tutti i cittadini italiani compresi milioni di cattolici, non può essere utilizzata come strumento per una propaganda anticristiana mascherandola come esibizione artistica.
Considerando che il Festival di Sanremo costa cifre considerevoli ed importanti e che la Rai è un mezzo pubblico pagato dai contribuenti, compreso i milioni di cattolici, non può consentire un’offesa così grave verso una larga parte dei propri telespettatori, oltretutto in un momento di difficoltà generale vissuto dalle famiglie dovuto alla pandemia.
Auspichiamo un pronto intervento correttivo da parte della dirigenza e della Vigilanza Rai affinché tali manifestazioni non si non abbiano mai più a ripetersi.
Ci attendiamo inoltre che Achille Lauro, il direttore artistico Amadeus e il direttore della Rai Stefano Colletta, riparino a questo affronto chiedendo pubbliche scuse alla vasta parte di popolazione offesa.
Giuseppe Ferrario, consigliere comunale di Busto Arsizio per il gruppo Popolo Riforme e Libertà
