SAMARATE – «Una discarica a cielo aperto, in cui gli animali vivevano tra lo sterco e rifiuti alimentari, rinvenuti in sacchi in avanzato stato di putrefazione». E ancora: «Animali a contatto con materiale potenzialmente pericoloso» e «non avevano a disposizione né acqua né cibo», fino alla «mancanza delle condizioni igienico-sanitarie minime indispensabili». Il fronte animalista punta i piedi sul dissequestro degli animali maltrattati avvenuto a Samarate.
La lettera
Una nuova lettera – alla procura della Repubblica di Busto Arsizio, nelle persone del procuratore capo Carlo Nocerino e del sostituto procuratore Martina Melita – precisando il giudizio del veterinario libero professionista, nominato ausiliario di polizia giudiziaria e intervenuto alle attività di sequestro. Riferimento che va al blitz compiuto in un’area di via Agusta lo scorso 24 gennaio, simile a una discarica a cielo aperto. Ma l’accusa di maltrattamento nei confronti degli animali è caduta dopo che la Procura di Busto ha stabilito l’insussistenza della sofferenza per gli animali. Come definito anche dal veterinario dell’Ats (che aveva dichiarato «non sussistenti il maltrattamento e la sofferenza degli animali», si legge nella lettera).
Nella lettera, il parere del veterinario libero professionista:
Quest’ultimo al contrario ha constatato che la struttura era situata all’interno di quella che si presentava come una discarica a cielo aperto, in cui gli animali vivevano tra lo sterco e tra rifiuti alimentari rinvenuti all’interno di sacchi in avanzato stato di putrefazione. Gli animali ivi presenti erano a contatto con materiale di risulta potenzialmente pericoloso. Non avevano a disposizione né cibo né acqua, punti luce, spazi adeguati e quindi, verificato lo stato delle strutture e la mancanza delle condizioni igienico-sanitarie minime indispensabili, non potevano essere riscontrati i presupposti necessari affinché fosse riconosciuto l’allevamento di alcun genere di animali, sprovvisto di fatto non solo dei requisiti basilari in riferimento al benessere animale, ma anche dei permessi utili;
tutte le fatiscenti strutture in cui erano ricoverati i suddetti animali sono abusive e costruite all’interno del Parco del Ticino, area soggetta a vincolo paesaggistico;
tutti gli animali sequestrati sono risultati ammalati: i polli e le anatre hanno la coccidiosi
Le segnalazioni
Da qui, una serie di segnalazioni. Come il fatto che «la restituzione dei suddetti animali al proprietario rappresenterebbe un fatto gravissimo». O anche la scarsa attenzione «alla tutela degli animali». E ancora: «Il presupposto di abuso edilizio, allevamento abusivo, mancata tracciabilità degli animali, ci dà la possibilità di comprendere che tale posizione non possa essere regolarizzata se non ricoverando gli animali in strutture che ne garantiscano la tutela e il mancato ingresso nella filiera alimentare».
«Sequestro indispensabile»
La conclusione vien da sé: «Il sequestro preventivo degli animali in argomento si reputa indispensabile al fine di prevenire il ripetersi delle condizioni e l’avvio delle indagini utili in merito, così da evitare la restituzione dei capi di pollame e degli anatidi in ragione delle loro precarie condizioni di salute, motivo per i quali gli stessi sono ancora sotto terapia, attestate da un veterinario terzo, ulteriore dimostrazione dell’inattendibilità di quanto riferito dalla veterinaria Ats».
