di Gian Franco Bottini
Le elezioni regionali sono terminate e per chi avesse voluto dar loro un peso politico si può dire che nulla di sostanziale è cambiato. Francamente, dopo 4 mesi dalle elezioni politiche, cosa ci si poteva aspettare di diverso, se non l’onda lunga delle stesse e qualche “rifinitura” di dettaglio? Dettagli: come la tenuta (non certo esaltante) della Lega in Lombardia, il crollo dei 5Stelle un po’ ovunque, F.I. che si difende ai minimi di sopravvivenza malgrado le butades del suo presidente, e il PD, che con tutta calma, perde ovunque serenamente, in attesa lui stesso di capire chi è. Forse l’unica sorpresa è il crollo del Terzo Polo; una frenata nelle speranze di chi, come noi, crede nella necessità di una rappresentanza politica di centro anche per contrastare quell’imbarazzante crescente astensionismo che da anni affligge la nostra democrazia.
Per quanto riguarda il governo nulla cambierà. Non certo nei numeri, forse qualcosa in positivo nel clima interno alla coalizione e negli atteggiamenti futuri. Salvini, che facendo per qualche mese il bravo ragazzo ( quasi “forzista”!) ha verificato di aver tenuto nel consenso, forse smetterà di togliere la sabbia da sotto il martoriato fondoschiena della Premier e forse capirà, lontane le prossime elezioni, che certe riforme, autonomia regionale in primis, vanno affrontate con i tempi e le cautele necessarie.

Le uniche turbolenze le continuerà a provocare Berlusconi, come gli è successo nei giorni del voto con le sue uscite pro-Putin che, per la maggior parte, sono state interpretate come il tentativo di fare il bad-boy in contrasto al moderato Salvini, nel mal riuscito tentativo di recuperare un certo consenso “no war”. Noi siamo però un po’ dubbiosi su questa semplicistica, seppur probabile, interpretazione. Le sortite di esponenti politici tedeschi, perfettamente concomitanti e assolutamente analoghe nei contenuti, potrebbero perlomeno incuriosire per la loro casualità. D’altra parte non è la prima volta che il Cavaliere sostiene le ragioni dell’amico russo e, pur non volendolo naturalmente inserire nella pattuglia degli “oligarchi” facenti parte del sistema putiniano, non ci parrebbe scandaloso pensare che le gloriose vacanze in dacia dei due amici non fossero solo per scolar Lambrusco e apprezzare bellezze locali , ma magari anche per parlar di affari, oggi rimasti in sospeso.
Ci è stato chiesto di dare un parere “civico”, cioè dalla parte di un cittadino, sulle ultime elezioni regionali e la prima osservazione che ci viene da fare è sull’affluenza alle urne che si è aggirata intorno al 38%: una percentuale scandalosa, permettetecelo di dire. Una percentuale che, trattandosi della nostra Regione che legifera su degli aspetti importantissimi per la nostra vita quotidiana, testimonia un crollo verticale del nostro “senso civico”, motivato, ma solo in parte, dalla responsabilità della politica nel non aver saputo, o voluto, sensibilizzare convenientemente i cittadini e nel non aver saputo scaldare il loro cuore con i candidati proposti.
Come conseguenza una elezione con un forte contenuto amministrativo è divenuta esclusivamente politica e quindi, a quattro mesi di distanza dall’altra, considerata inutile. I pochi che hanno votato non hanno certo badato a programmi e candidati ma unicamente a simboli di partito o sollecitazioni di amici interessati.
E’ certo poi che una legge elettorale sciagurata, come l’attuale, non aiuterà nel futuro a correggere questa situazione Nessuno se ne abbia a male, ma i risultati in provincia parlano di candidati con oltre 5.000 preferenze non eletti e altri con 400 invece ammessi al Pirellone; liste che non raggiungono il 10% esprimere due eletti esattamente come il partito di maggior consenso (25% all’incirca). Tutte situazioni che hanno una loro giustificazione nell’ambito delle regole in atto (che al minimo devono esser definite sbagliate) ma che non possono essere comprese ed accettate dal cittadino elettore, al quale non si possono chiedere sofisticate elucubrazioni e che gli faranno pensare, la prossima volta, “perché dovrei votare?”. Una conclusione sbagliata certamente, ma totalmente comprensibile.
Non è comprensibile invece ciò che è successo in termini di rappresentanza del territorio provinciale, o meglio, delle città più importanti dello stesso; con Gallarate che ha prodotto addirittura 3 consiglieri e Busto, Varese e Saronno rimaste “al palo”. Sicuramente una certa dose di casualità nell’ambito di una legge elettorale bislacca, ma soprattutto, da parte di alcune segreterie di partito locali, una incapacità di proporre candidature dotate della necessaria credibilità, spesso per una obbiettiva carenza di disponibilità qualitative ma altrettanto spesso come risultato di competizioni interne che generano soluzioni insufficienti e a scapito della rappresentanza territoriale.
