Paguri alla riscossa

UN TUFFO ALLE MALDIVE (ALTERNATIVE AI GRANDI RESORT)

Maldive, un angolo di paradiso in terra - Foto di Uwe Kern Pixabay

Ci sono due modi per fare un salto in paradiso: il primo è un resort 5 stelle, ma è costoso e non tutti se lo possono permettere, e poi a volte non hai voglia di quel turismo tutto organizzato. Il secondo è una guest house da 30 dollari al giorno, prima colazione inclusa, e alle Maldive ce ne sono molte, tutte gestite dalla popolazione locale. Immaginate dunque una lingua di sabbia nell’oceano circondata da un anello di corallo.

Maldive – Foto di David Mark Pixabay

Noi abbiamo scelto di raccontarvi un’esperienza ad Ukulhas, a un’ora di motoscafo da Male, la capitale e sede dell’aeroporto internazionale dove atterrano i voli dall’Italia. Isola non troppo turistica, abitata ovviamente dai maldiviani, incorniciata da un anello di sabbia bianchissima, ottimo circuito per un po’ di jogging all’alba e poi un tuffo nelle acque cristalline, infine prima della colazione in guest house. Il primo giorno trascorre sulla lingua di sabbia deserta, un sandbank, a un braccio di mare dalla guest house: cast away, sotto tutti i punti di vista. La sera cena in spiaggia, semplice, sana, disintossicante… deliziosa se amate pesce alla griglia appena pescato, riso e verdure. E poi la magica notte tropicale, sotto un micidiale cielo stellato. Luoghi comuni? Mica tanto comuni… e comunque questo è, e sempre resterà, uno splendido punto di fuga. Dal secondo all’ottavo giorno: spiagge coralline, snorkeling, acqua turchese, sole e silenzi. Questi gli ingredienti magici che si ripetono senza stancarti. Ma con una particolarità: i paguri. Sapete cosa sono vero? Occupano il guscio di una conchiglia e gironzolano, trascinandosela dietro, per la spiaggia. E’ la loro casa che abitano fino a quando non comincia ad andare stretta. Poi la cambiano, ne prendono una più grande, e così via per tutta la vita. Sono egocentrici, probabilmente anche “palestrati” (considerato che le conchiglie che si portano appresso pesano molto più di loro), sono curiosi e per nulla timidi, ma giustamente si spaventano se li prendi in mano. Sono simpatici e ti scrutano con i loro occhietti neri, dal basso verso l’alto. La loro conchiglia, spesso rovinata dal mare e dal moto ondoso, è tutto quello che hanno. Benvenuti, quindi, nel mondo dei paguri, questi piccoli e fenomenali crostacei che abitano le spiagge tropicali.

La rivincita dei paguri

Paguri alla riscossa – Foto di Bernd Hildebrandt Pixabay

Dunque cerchiamo di conoscere meglio il paguro: è un piccolo crostaceo dall’addome ricurvo e molle, necessario per poter prendere possesso della sua conchiglia e per portarsela addosso. Quando avverte un pericolo si chiude all’interno, pronto però a fare capolino appena sente la sabbia sotto le chele. La sua coda è perfetta per afferrare, entrare e aggrapparsi con forza all’interno del guscio della conchiglia, che cambia, come dicevamo, periodicamente, man mano che lui cresce e la vecchia casa comincia ad andargli stretta. Vive in comunità o colonie, ma ne esistono anche di specie terrestri. Troppo curioso, talvolta invadente (quando te ne stai sdraiato a prendere il sole e comincia a camminarti addosso, ti vien voglia di “spararlo” lontano come una biglia), ed è un grande mangiatore di frutta, soprattutto la tua. Un ghiottone a cui però perdonare ogni cosa. Ispeziona e controlla con cura tutto ciò che di nuovo arriva nel suo territorio, sempre a caccia di qualcosa da arraffare: non si ferma di certo davanti ad un sacchetto, che provvede ad aprire con le chele per poi “rubare” porzioni piccole di ciò che vi è di commestibile all’interno. Quindi fate attenzione. Insomma, è un simpatico rompiscatole, con cui condividere i grandi momenti di silenzio e le immensità dell’oceano in questo angolo di paradiso terrestre. Con cura, attenzione e delicatezza, perché – non dimentichiamolo – qui siamo a casa loro (anche se fuori dal guscio della loro conchiglia).

Paguro alla ricerca di cibo – Foto di Ellen Chan Pixabay
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