VARESE – Calvo, robusto, sulla sessantina, con indosso jeans e una maglietta a maniche corte, di colore arancione. Sergio Domenichini, a processo per l’omicidio della pensionata Carmela Fabozzi, non passò inosservato la mattina del 22 luglio 2022 nella corte di via San Vito a Malnate, dove la donna – 73enne – viveva insieme al figlio, e dove quel giorno fu uccisa.
I vicini di casa
Due vicini di casa della pensionata, poco prima che le campane del paese suonassero per mezzogiorno, si erano imbattuti nell’uomo. Lo hanno confermato entrambi, da testimoni, in tribunale, dopo essersi alzati e aver guardato negli occhi l’imputato. «E’ lui», ha affermato una giovane donna che vive in via San Vito a Malnate insieme alla famiglia. Il 22 luglio dello scorso anno Domenichini aveva bussato alla sua porta, intorno alle 11.45. «Carmela è in casa?», chiese l’uomo, specificando che avrebbe dovuto incontrare la pensionata circa un’ora prima. Ma lei “non rispondeva”. Perché quel dettaglio? E dove si trovava Fabozzi in quel momento? Il suo corpo privo di vita era già steso sul pavimento della sua abitazione, situata proprio di fronte a quello della ragazza a cui si era rivolto Domenichini?
Il sangue sui vestiti
Stando alla ricostruzione di chi ha indagato sull’omicidio, il 22 luglio l’assassino della pensionata lasciò via San Vito con gli indumenti sporchi di sangue, e dopo essersi allontanato a piedi, salì sulla 500 X da lui stesso noleggiata, ma in quel momento guidata da un altro uomo, che il tribunale di Varese ha già condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione per favoreggiamento. Uomo che, sempre secondo la tesi accusatoria, accompagnò l’assassino, di lì a poco, in due posti: prima in riva all’Olona, per gettare i cellulari della 73enne, e successivamente in un Compro Oro di Varese per vendere alcuni gioielli appartenenti alla povera pensionata. Intorno a mezzogiorno di quel 22 luglio, però, Domenichini non si era presentato con i vestiti sporchi di sangue davanti alla giovane vicina della pensionata, che quell’uomo lo aveva già notato qualche mese prima del delitto, sempre nella corte: «Parlava con Carmela. Non ho prestato attenzione a quello che si dicevano, ma sembrava una conversazione normale».
L’incontro sulle scale
Di indumenti macchiati di sangue non ha parlato nemmeno l’altro vicino della 73enne che il 22 luglio, prima di mezzogiorno, aveva incrociato Domenichini. Tra i due c’era stato soltanto un rapido saluto sulle scale esterne che danno sul cortile della casa di via San Vito. Ma quegli attimi hanno consentito al testimone di memorizzare l’abbigliamento di quell’estraneo e il suo volto, riconosciuto in tribunale a più di un anno di distanza da quella mattina. Carmela non frequentava uomini, ha assicurato il figlio in udienza, e quando usciva di casa, lo faceva generalmente per recarsi al supermercato o al cimitero. Era riservata, motivo per cui le sue interazioni con i vicini si limitavano al “buongiorno e buonasera”.
I panni stesi
Tra le ultime persone a vedere viva Fabozzi, la mattina del 22 luglio 2022, c’è un’altra vicina, che intorno alle 9 la salutò dal suo balcone, collocato dalla parte opposta del cortile rispetto all’abitazione della 73enne: «Stava stendendo», ha precisato in aula la donna, che poi per tutto il resto della giornata era rimasta in casa e non aveva notato nulla di strano. Dunque a che ora risale il delitto? E per quale motivo Sergio Domenichini cercava Carmela Fabozzi in via San Vito, nella tarda mattinata del 22 luglio 2022? Domande che dopo l’esame in aula dei primi testimoni, davanti alla Corte d’assise del Tribunale di Varese, restano senza risposta.
