Anziani, servizi sociali bocciati a Legnano. Cresce la domanda di nuove soluzioni

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LEGNANO – Il giudizio sul livello dei servizi sociali erogati a Legnano è insufficiente, pari a 4 su una scala da 0 a 10. L’offerta appare organizzata prevalentemente attraverso la logica di categorie d’intervento a cui si finisce per “adattare” i bisogni delle persone. Le principali criticità segnalate riguardano le prestazioni limitate per numero di ore erogate e accessi settimanali e il fatto che i potenziali utenti sono affetti da patologie multiple e croniche, e hanno necessità di assistenza continuativa. Un’ulteriore criticità è legata all’informazione: meno della metà degli intervistati ha dichiarato di conoscere o di essere a conoscenza dell’esistenza di ciascuna delle 15 prestazioni indicate dal Comune.

Sono alcuni risultati della ricerca “Per il miglioramento del welfare locale” presentata oggi al Castello (nella foto in alto, l’intervento del vicesindaco Anna Pavan, assessore al “benessere e sicurezza sociale”) promossa da Spi Cgil Lombardia e Ticino Olona e condivisa con l’amministrazione comunale. Obiettivo: esplorare i nuovi bisogni sociali nell’era post Covid, oltre a promuovere l’invecchiamento attivo e la partecipazione degli anziani alla vita della comunità locale.

Ricerca di Spi Cgil condivisa con il Comune

Negli ultimi vent’anni, a Legnano la percentuale di anziani è passata da 18,4% a 23,6%, cioè da uno ogni 5/6 abitanti a quasi uno ogni 4. Dal 2011 al 2021, l’incidenza dei nuclei unipersonali è cresciuta dal 30,2% al 35,4%. Il 29% degli over 65 vive da solo, una quota che si innalza fino al 36% se si considerano le persone più anziane. Si assottiglia il numero dei familiari che sono in grado di fornire assistenza: l’indice Oldest Support Raio (Osr), il rapporto tra la popolazione dei 50-74enni e gli over 85 che fornisce informazioni sul numero di persone potenzialmente in grado di accudire un “grande vecchio”, in città è pari a 9,1, un valore inferiore al 10,7 del 2013.

A Legnano si rileva un equilibrio demografico: il tasso di crescita della popolazione fa registrare un +1,3% nel periodo 2013/2023. L’indice di vecchiaia (186,4 nel 2023) è più basso di quello rilevato mediamente per i comuni lombardi con più di 50.000 abitanti (193). La popolazione anziana legnanese risulta, al confronto con il parametro regionale, più giovane: la quota degli over 80 è pari al 7,6% contro l’8,8% regionale. Gli 853 trattamenti previdenziali ogni mille anziani rilevati nel 2023 costituiscono un buon livello di copertura, più alto dei parametri regionali (824) e nazionale (739). Mentre la percentuale di legnanesi che fruiscono dell’assegno sociale è pari al 3,2% nel 2023, un valore più basso rispetto alla media regionale (3,5%) e nazionale (5,3%).

Problemi aperti

Le aree problematiche segnalate dagli anziani (più di 700 gli intervistati) riguardano esigenze relative a politiche urbane e sociali. Criticità nelle politiche urbanistiche: per un intervistato su 5 i quartieri sono poco serviti da negozi di prossimità, 1 su 3 si lamenta del traffico mentre il 30% sollecita il potenziamento del trasporto pubblico. Difficoltà di accesso ai servizi pubblici: i giudizi negativi riguardano per lo più la sanità, in particolare relativi ai tempi di attesa per visite specialistiche e prestazioni diagnostiche

Gli intervistati sollecitano poi l’amministrazione ad avvicinare il cittadino ai servizi, con maggiore ascolto e più efficienza e rapidità nelle risposte e meno burocrazia. Viene infine lamentata la mancanza di un disegno globale che integri azioni, attori protagonisti e risorse nei servizi dedicati alla non autosufficienza.

Fra le richieste, socialità e accessi facilitati

In 250 fra i partecipanti ai questionari della ricerca chiedono l’abbattimento delle barriere architettoniche, altri 199 la realizzazione di nuove soluzioni abitative per le persone non autosufficienti (appartamenti protetti, centri polifunzionali, anche integrati con l’assistenza domiciliare e altri servizi). Per 251 degli intervistati è molto importante sostenere il contrasto al digital divide per rendere più facile l’accesso ai servizi pubblici che usano la tecnologia e l’informatica, anche attraverso la mediazione delle associazioni e di giovani volontari. Anche le proposte che mirano al rafforzamento del tessuto sociale e al protagonismo degli anziani nella vita sociale hanno attirato molti consensi (242); minore invece l’attenzione nei confronti di esperienze dell’abitare condiviso o dell’housing sociale (132). 

Particolarmente sentito il tema dell’isolamento fisico e relazionale: in 434 chiedono di recuperare l’uso degli spazi pubblici alla loro funzione di incontro e socialità, per favorire la ricostruzione dei legami e svolgere funzioni protettive. In 318 hanno accolto allo stesso modo la proposta di “attivare il monitoraggio delle persone più fragili coordinato dal Comune e con la partecipazione delle associazioni sociali e del volontariato”. 286 intervistati chiedono di “potenziare esperienze per far crescere il tessuto sociale attorno alla persona anziana”.

Promuovere occasioni di socializzazione anche intergenerazionale è un’altra area tematica molto votata: 292 chiedono di rendere più facile l’accesso ai servizi pubblici che usano la tecnologia e l’informatica; 258 vorrebbero incontri e scambi di esperienze tra generazioni anziane e generazioni più giovani; 253 iniziative per l’apprendimento permanente e la formazione continua delle persone, anche coinvolgendo le scuole.

Le proposte dalla mobilità alla casa

I risultati sollecitano l’amministrazione comunale a potenziare l’intervento sociale. È importante ridefinire l’agenda delle priorità del welfare locale e rivisitare metodi e obiettivi della programmazione sociale. Relativamente al primo aspetto, i risultati della ricerca assegnano centralità ai temi della non autosufficienza, dell’assistenza agli anziani più fragili e dell’implementazione di politiche per promuovere l’invecchiamento attivo. Relativamente al secondo, è necessario attivare un percorso virtuoso che approdi alla de-standardizzazione e a una maggiore personalizzazione dell’offerta di welfare garantita dall’ente gestore per conto del Comune.

Politiche urbanistiche. All’aumentare dell’età diminuisce la mobilità delle persone: quindi è necessario prestare attenzione anche alle forme di radicamento sul territorio, sia nelle aree centrali sia nelle periferie. In questo senso, sulla base delle indicazioni emerse dalle indagini svolte, è importante che il Comune agisca in queste direzioni: preservare e sviluppare nei quartieri spazi in cui gli abitanti possano incontrarsi, comunicare e intessere relazioni sociali oltre a promuovere incontri e scambi di esperienze tra generazioni anziane e generazioni più giovani; promuovere il mantenimento dei negozi tradizionali nei quartieri; sollecitare esperienze di silver cohousing (la condivisione di spazi abitativi fra over 65) o sperimentare progetti che rendano lo spazio costruito vivibile e più accessibile.

Mobilità. I servizi attivati risultano inadeguati. Su questo tema occorre che il Comune si confronti con cittadini, associazioni e parti sociali per giungere in breve tempo a un potenziamento dei trasporti pubblici.

Politiche abitative. Oggi i profili di domanda abitativa sono più diversificati che in passato e richiedono facility management e capacità di gestione sociale. L’offerta abitativa non può essere limitata al solo patrimonio pubblico, ma va estesa al patrimonio privato, nei confronti del quale il pubblico può agire come intermediario o soggetto regolatore.

Imposte e tariffe comunali. Si chiede al Comune di effettuare uno sforzo ulteriore per applicare aliquote e tariffe ispirate ai princìpi di progressività ed equità, e per garantire al massimo la tutela del potere di acquisto dei redditi da lavoro dipendente e da pensioni.

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