VARESE – Sono in deciso aumento gli sfratti sul territorio della provincia di Varese. L’ultimo dato disponibile, relativo alla fine del 2022, rappresenta il secondo maggior incremento in Lombardia dietro la sola Milano, e il confronto con il 2019 è preoccupante. Ma non è l’unico problema di disagio abitativo, che si manifesta in diverse altre forme, con gli uffici del Sunia che accolgono sempre più richieste. Temi su cui il sindacato ha lanciato una petizione nazionale, presentata oggi, 7 dicembre, anche a Varese (nel video qui sotto le interviste).
Sfratti in aumento
Il dato più significativo, e anche quello più immediato da calcolare, è quello degli sfratti: i numeri emergono nero su bianco dalle tabelle ministeriali aggiornate a fine 2022. In provincia di Varese lo scorso anno ci sono state 3442 richieste di sfratto, con 1146 sfratti emessi, per un totale di oltre 4500 famiglie coinvolte. Rispetto al 2021 si registra una crescita del 551%, la seconda in Lombardia alle spalle della sola Milano (+611%). Un aumento vertiginoso che si spiega con il blocco degli sfratti durante il periodo Covid negli anni 2020 e 2021. Ma anche andando a ritroso e considerando l’ultimo anno con numeri veri, il 2019, emerge un aumento importante. Allora gli sfratti eseguiti erano stati 467 e 2132 invece le richieste di esecuzione. Rispetto al pre-Covid dunque gli sfratti sul territorio sono aumentati del 145%.
La punta dell’iceberg
Numeri già significativi e preoccupanti di loro, ma che rappresentano solo la punta dell’iceberg: prima di arrivare allo sfratto ci sono infatti tante situazioni di difficoltà sul territorio, come emerge dal lavoro quotidiano del Sunia, attivo con diversi sportelli nel Varesotto. Lo ha ben spiegato il funzionario Andrea Cazzolaro, intervenuto a nome del segretario Flavio Azzena. «Tutti giorni agli sportelli vediamo molte situazioni di difficoltà e prevediamo che in futuro ci sarà un ulteriore peggioramento. Nel suo complesso c’è un tema di vulnerabilità abitativa, con la difficoltà di tante persone a pagare l’affitto e i mutui e saldare le spese condominiali». Situazioni, queste, su cui è difficile avere numeri precisi, ma che risultano sempre più diffuse.
Il disagio delle famiglie
Con l’obiettivo di risolvere o perlomeno arginare queste situazioni di difficoltà il Sunia ha lanciato a livello nazionale una petizione popolare per il diritto all’abitare: le firme raccolte saranno consegnate il 30 gennaio 2024 ai presidenti di Camera e Senato. Un’iniziativa che viene diffusa anche sul territorio da parte della Camera del Lavoro. «È una situazione drammatica che non tocca mai l’opinione pubblica – ha commentato Stefano Rizzi della segreteria della Cgil di Varese – abbiamo bisogno di far capire ai cittadini e alle istituzioni il disagio delle famiglie». La petizione cita altri numeri significativi, questa volta a livello nazionale: l’attesa per un nucleo familiare a basso reddito per l’assegnazione di un alloggio popolare in molti casi supera i 10 anni e a tal scopo servirebbero almeno 600mila alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il 70% di circa un milione di alloggi pubblici necessita di interventi strutturali e di efficientamento energetico. Infine l’Istat ha certificato che circa 2 milioni e mezzo di famiglie non sono nelle condizioni di pagare l’affitto e le spese condominiali, in quanto superano il 40% del loro reddito
Cosa chiede la petizione
- Il rifinanziamento del fondo nazionale di sostegno all’affitto, nella misura di 900 milioni di euro e per la morosità incolpevole per evitare nuove ondate di sfratti
- L’intervento strutturale, continuativo, sicuro e certo per ridurre il peso degli affitti e dei mutui sulla prima casa di residenza
- Un Piano Casa nazionale con finanziamenti statali e regionali, certi e continuativi, per aumentare il numero degli alloggi pubblici in grado di rispondere alle varie esigenze del Paese;
- Una legge quadro nazionale di riordino degli Enti gestori di immobili pubblici per migliorare la gestione, i servizi e per garantire vivibilità e sicurezza
- La programmazione e il finanziamento pluriennale delle ristrutturazioni degli alloggi pubblici sfitti per consentire la loro riassegnazione a tutte le categorie che vivono il disagio abitativo
- La creazione di una Banca dati del riuso per gli immobili pubblici dismessi e la predisposizione di un piano di finanziamenti specifici per la loro riqualificazione ai fini abitativi per aumentare l’offerta di edilizia sociale
- Il rifinanziamento dei programmi di riqualificazione urbanistica, edilizia e sociale delle periferie
- Una regolamentazione nazionale degli affitti brevi dando la possibilità ai Comuni di definire, con regole certe, un tetto massimo di alloggi da poter affittare a breve termine e far rimettere sul mercato gli alloggi in affitto per i residenti garantendo contratti di locazione a lunga durata, impedendo così l’espulsione degli abitanti dai Comuni
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