Busto, emergenza sfratti: «Mia madre a 70 anni costretta a vivere in condivisione?»

Gli alloggi Aler di via Tito Speri

BUSTO ARSIZIO – «Mia madre tra pochi giorni verrà sfrattata e l’unica soluzione che le è stata prospettata dai servizi sociali è una stanza in un alloggio con bagno e cucina in condivisione con degli estranei». Lo sfogo della figlia di una donna di 70 anni, rimasta vedova da pochi mesi, che il prossimo 20 luglio riceverà per la quarta volta la visita dell’ufficiale giudiziario nel suo appartamento in zona San Michele. «Questa purtroppo sarà l’ultima, non sono previsti altri rinvii – rivela la figlia – mia madre rimarrà in mezzo a una strada e dovrà buttare via anche tutto l’arredamento. Eppure chiede solo un monolocale, non un attico».

La situazione

Una vicenda che squarcia un velo sull’emergenza sfratti, sempre più pressante soprattutto dopo gli anni dei rinvii per la pandemia. Nel caso della 70enne di San Michele, la sentenza del tribunale è arrivata a dicembre 2022, a pochi mesi dalla scoperta di un male incurabile che ha colpito il marito della donna, poi deceduto a marzo di quest’anno. «A mio padre era stata tolta la pensione minima, ma la malattia aveva messo in secondo piano quel problema – il racconto della figlia della 70enne – così lo sfratto è stato inevitabile, ed è per quello che ci siamo rivolti con largo anticipo ai servizi sociali per poter trovare una soluzione nel momento in cui lo sfratto si sarebbe concretizzato».

La soluzione

La donna, che è in pensione e lavorerà ancora fino a dicembre per arrotondare, è stata iscritta alla graduatoria per le “case popolari” e ha avuto diversi colloqui con gli assistenti sociali, «sempre rassicurata sul fatto che un alloggio sarebbe stato trovato – racconta la figlia – e invece la scorsa settimana le hanno annunciato che l’unica opzione era una camera con bagno e cucina in condivisione in un alloggio comunale in via Tito Speri, perché non ci sono alloggi Aler liberi. Ma a una donna di 70 anni si può proporre una soluzione del genere? Mi sembra assurdo». La figlia ha provato a contattare invano il sindaco e l’assessore, e ora non le resta che appellarsi al buon cuore di qualcuno che possa mettere a disposizione un monolocale «almeno fino a quando non si libererà un alloggio popolare». Ma quella degli sfratti rischia di essere un’ondata difficile da fermare e un’emergenza sociale anche in una città come Busto Arsizio.

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