Forza Italia in provincia di Varese vittima di sé stessa

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Tra i partiti della provincia di Varese scossi da turbolenze interne (nessuno ne è immune) svetta Forza Italia. I berlusconiani del Varesotto sono in deficit di leader locali. Un vuoto che si è ampliato con le dimissioni del commissario Pietro Zappamiglio, inviso a una cospicua parte degli iscritti per non meglio definite motivazioni, se non quella che tutti vorrebbero comandare, benché nessuno, fino a prova contraria, ci sembra al momento strutturato per assumere la guida dei forzisti locali.

I quali hanno assoluto bisogno di qualcuno che tracci una rotta rispetto a impegni istituzionali e politici che, altrimenti, se disattesi, rischiano di farli precipitare nella marginalità. Dentro cui hanno già messo più di un piede, soprattutto nelle principali città, a Varese, Gallarate e Busto Arsizio, luoghi decisivi per la sopravvivenza dello stesso movimento in provincia; forzisti condizionati da risultati elettorali insoddisfacenti e dai maneggi di personaggi e personaggetti che, a cominciare da Varese e Busto Arsizio, tramano dietro le quinte per prendere in mano le redini della baracca e, invece di badare ai contenuti, sono a caccia di tessere per primeggiare numericamente negli eventuali congressi di sezione.

Nemmeno nella vecchia e cara Democrazia cristiana si arrivava a tanto, perlomeno veniva salvata la forma. Qui, nella Forza Italia del dopo Berlusconi e, localmente, dopo lo tsunami dell’inchiesta Mensa dei poveri, non si va per il sottile: si organizza la cena (beffarda) degli auguri ma non si invita il commissario provinciale. Messaggio esplicito a Zappamiglio: dimettiti. Infatti, s’è dimesso. Cos’altro poteva fare? Probabilmente nemmeno lui è (era) nelle condizioni di gestire un caos fuori misura, foriero di prese di posizioni destabilizzanti e antitetiche: a Gallarate i berlusconiani strepitano contro il centrodestra di cui fanno parte ma, per opportunità politica, tengono botta votando il bilancio di previsione che poco prima hanno bocciato a parole; a Busto Arsizio nessuno di Forza Italia apre bocca sul documento di programmazione economica di Palazzo Gilardoni: tutti zitti e mosca, quasi non sappiano cosa e come commentare.

Che cosa significa, che le singole sezioni sono autonome? Mah, vista così, dal quadro di riferimento che abbiamo sotto gli occhi, ci pare la conferma delle mancanza di coordinamento che, a conti fatti, trova sbocco nella mancanza di identità. Per ritrovare la quale occorre prima ritrovare serietà e, con la serietà, amministratori e militanti che abbiano il dono della sintesi, che presuppone intelligenza politica e, con essa, la consapevolezza che frequentare la politica non è come giocare a Risiko o a Monopoli. Purtroppo quelli che ne capivano qualcosa hanno lasciato le mani (eufemismo) nelle inchieste giudiziarie e coloro i quali potrebbero, con coraggio, farsi avanti per ristabilire un minimo di normalità preferiscono restare al coperto e “combattere” al riparo da una possibile, per loro negativa visibilità.

Un gran casino (scusate il francesismo), ma ci pare l’unico modo per fotografare un contesto che, al momento, fa crepare dal ridere Fratelli d’Italia, pronti a raccogliere, nel loro protettivo grembo, gli scontenti (e gli elettori) in uscita; tiene vigile e fibrillata la Lega, che mal sopporta gli alleati ed è obbligata ad abbozzare rispetto ai loro capricci; genera nuove sigle, gruppi e gruppettini, partiti e partitini intenzionati a schierarsi in campo con velleità straordinarie, seppure con scarse e concrete prospettive di riuscita. In conclusione, Forza Italia in provincia è oggi la negazione del partito delle libertà, così come lo aveva creato il Cavaliere, caso mai è il partito delle contraddizioni e della confusione. Appunto, Forza Confusione.

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