Busto, tatuaggi e storie di detenuti nel calendario “made in carcere” di Valle di Ezechiele

BUSTO ARSIZIO – I tatuaggi dei detenuti e le loro storie: sono loro i protagonisti del calendario 2024 della cooperativa sociale La Valle di Ezechiele, che opera nel carcere di via per Cassano a Busto Arsizio. È la quarta edizione per il calendario “made in carcere”: un’idea di don David Maria Riboldi, cappellano della casa circondariale e parroco di Sant’Anna, realizzata concretamente grazie agli scatti del fotoreporter Davide Caforio e al coordinamento di Jacopo Fantinati.

La scintilla

Alcuni detenuti sono stati immortalati dal fotografo Caforio attraverso le immagini impresse sulla loro pelle, senza mostrare il volto. «Non ci siamo accontentati di fare le foto ma abbiamo raccolto le loro storie e testimonianze – racconta don David Maria Riboldi – dal primo gennaio con un Qrcode presente sul calendario si potranno visualizzare i video, che spiegano cosa c’è dietro quel tatuaggio. È un calendario di tattoo e di storytelling, un modo per far evadere anche storie, memorie, anima». Tra i video c’è anche quello di un giovane detenuto di Busto Arsizio, che condivide l’esperienza dietro le sbarre con il padre e che è stato la scintilla di questo lavoro. «Il desiderio di parlare attraverso i tatuaggi arriva da lui – rivela don David – in un luogo come il carcere il tatuaggio è un terreno di incontro, che permette di accedere a un livello di interiorità che dà apertura, confidenza, fiducia reciproca. È da lì che si inizia un cammino insieme».

Il calendario

Il calendario è stato presentato ufficialmente prima di Natale nella bottega Migrando della cooperativa L’impronta, nell’ex circolo Radaelli di via Scisciana, nel quartiere del “Don Paolo”. Era presente anche Gian Maurizio Fercioni, il tatuatore numero 1 in Italia che ha trasformato il suo studio milanese in un vero e proprio museo del tatuaggio. «È un messaggio sociale – spiega Luisa Gnecchi Ruscone, moglie e braccio destro di Fercioni – una via di mezzo tra il comportamento razionale e irrazionale dell’uomo. I tatuaggi sono antichi quanto i graffiti: rappresentano la prima consapevolezza di sé che differenzia l’umano dal mondo animale».

Dove trovarlo

E in un contesto di per sè spersonalizzante come quello del carcere – dove «si perdono tempo e vita, due cose fondamentali», come sottolinea il garante dei detenuti Pietro Roncari e dove «i detenuti sono parcheggiati ai margini della società» – i tatuaggi sono un mezzo potente per esprimere ed affermare la propria identità. C’è chi si tatua i nomi del padre, della madre e dei figli, e chi ricorre a complesse immagini simboliche ed evocative. Il calendario è un altro pretesto per accendere i riflettori sulla precarietà delle condizioni di vita all’interno di una realtà come la Casa circondariale. «Ne regaliamo uno a ogni persona in carcere, e li vendiamo all’esterno per ripagarci i costi di stampa – fa sapere don David Maria Riboldi – il primo anno ci siamo comprati un muletto per la cooperativa». Per acquistare il calendario basta andare sul sito della cooperativa La Valle di Ezechiele per farselo spedire oppure chiederlo la mattina in Cooperativa o al dormitorio della parrocchia di Sant’Anna.

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