di Gian Franco Bottini
La “meritocrazia” ossia il “premio al merito” sembra quanto di più giusto e democratico possa esistere sulla faccia della terra. Pare persino un concetto che finalmente mette d’accordo destra e sinistra perché utilizzato da ambedue le parti a piene mani, nei loro bla bla dove la esaltano con apparente convinzione. E anche noi, da decenni, li ascoltiamo con speranzosa commozione quando promettono: “che questa è la volta buona; i più meritevoli, non i soliti….”
Ma poi le parole restano aria, di fronte alla individuazione dei parametri che definiscono il “merito”: l’esperienza? la cultura? l’immagine? l’autorevolezza? l’internazionalità?… Alla fine, credeteci, il parametro che mette tutti d’accordo è “l’appartenenza ad un partito”, una sorta di “do ut des” che assicura la grata obbedienza del ”più meritevole” prescelto, che metterà in campo tutta le sue presunte qualità per eseguire le direttive, e gli interessi, del partito che lo ha spinto.
Fin che si tratta di valutare le scelte dei personaggi che riguardano gli enti di stato, così lontani da noi, dopo aver ironizzato sul carosello che coinvolge i “soliti meritevoli”, finisce che presto ce ne dimentichiamo. Quando arriviamo alle cose del nostro territorio, quelle più vicine a noi e che ci toccano quotidianamente nella nostra vita, allora ci rendiamo conto che il sistema “meritocratico” ha spesso molto poco di serio e democratico. Parliamo per esempio della sanità, dei nostri ospedali, di tutti quei servizi collaterali che ci riguardano come “persone”, spesso fragili ed in difficoltà, e parliamo delle recenti nomine negli ospedali lombardi alcuni dei quali, come quelli di Busto e Gallarate, da molti mesi in vera e grande difficoltà.

Tutte le decisioni in proposito avvengono nell’ambito della Regione dove la “meritocrazia”, è inutile dirlo, viene applicata con le solite regole spartitorie, dimenticandosi che i comuni serviti dai vari ospedali hanno dei Sindaci che andrebbero ascoltati in quanto la legge, e soprattutto i cittadini, li vedono come i responsabili della loro salute.
Ed è appunto sull’Asst di Busto, Gallarate e Saronno che si è consumato un episodio che rappresenta la dimostrazione di quanto la politica sia cinicamente disinteressata alle opinioni del territorio, dei sindaci e dei cittadini quando vede messa in discussione una sua interessata scelta per i posti di potere. Anche quando si parla della salute dei cittadini! Ci risulta che i sindaci, oltre che di Busto e Gallarate anche di altre città interessate, abbiano perorato la riconferma (per continuità, in mezzo alla grandi difficoltà degli ospedali di riferimento) di una figura dirigenziale che ha ottenuto, negli ultimi 5 anni di servizio nell’Asst Valle Olona, una diffusa stima e gratitudine per l’ottimo lavoro svolto.
La decisione di qualche ras di partito ha decretato un categorico “niet”, tirando uno schiaffo ai sindaci (in particolare a quello bustocco che, per quel che si dice, sarebbe di uguale appartenenza partitica) e in definitiva a tutto il territorio e ai suoi cittadini. Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il cielo di Lombardia; è sempre successo così, con i risultati che si sono visti . Oggi, nel caso specifico, le carte le distribuisce il partito che appare il più forte (Fratelli d’Italia) ma ieri è toccato ad altri, ed è per questo che i rappresentanti locali degli altri partiti non fiatano, per non intaccare un sistema che in fin dei conti interessa a tutti. E in senso trasversale.
Non possiamo negare che questa logica avrebbe delle giustificazioni, qualora, per l’individuazione del “merito”, l’appartenenza ad un partito non fosse prioritaria, e spesso oscurante, su altre caratteristiche personali quali l’esperienza, l’autorevolezza, il curriculum, la conoscenza del territorio etc., cosa che invece ci pare non sia avvenuta proprio riguardo alla situazione dell’Asst di Busto e Gallarate; e probabilmente non solo.
Con tutto il rispetto per i nominati, ( che ci auguriamo che con i fatti possano smentirci), gli ospedali in questione, per le loro oramai conclamate deficienze organizzative attuali e per il progetto del nuovo ospedale incorso, avrebbero meritato una maggiore attenzione alla solidità delle esperienze pregresse e all’ascolto di chi sul territorio ci vive e di tutte le disfunzioni ne soffre.
Ai posteri la verifica sull’attendibilità di queste nostre osservazioni, che verranno sicuramente definite, da chi si sentirà chiamato in causa, “insultanti farneticazioni”!
