MILANO – Il sapore del cibo “strano“, la paura delle menzogne, il dolore per l’ipotesi di dover crescere un figlio da sola. Queste le terribili emozioni che sono emerse ieri in aula in Tribunale a Milano, dalla testimonianza della sorella di Giulia Tramontano, la 29 enne (nella foto) uccisa a coltellate dal compagno Alessandro Impagnatiello, incinta al settimo mese, la scorsa estate a Senago.
Chiara Tramontano, gli occhi velati da rabbia e dolore, è salita al banco dei testimoni per aiutare a ricostruire le ultime settimane di vita della sorella, durante il processo a carico di Impagnatiello. “Diceva che tutto quello che mangiava aveva un sapore assurdo, in ogni cibo odore strano – ha raccontato – diceva a mia madre che il latte, il giorno dopo che lo aveva aperto, aveva un sapore strano”. Giulia, a sua insaputa, secondo la ricostruzione dell’accusa, da mesi subiva la contaminazione di cibo e acqua con veleno per topi e ammoniaca, per mano di quello che avrebbe dovuto essere il padre di suo figlio.
Giulia, per tenere a bada quel mal di stomaco costante, “beveva tante tisane, ma non trovava sollievo”. Una volta scoperto di essere incinta, con il sospetto del tradimento, aveva anche pensato “di interrompere la gravidanza perché non voleva vedere negli occhi dei figlio quelli di chi le aveva provocato tanto dolore e le aveva detto tante bugie“, ha ha detto Chiara Tramontano. Poi però le ha inviato le foto dell’ecografia, e nonostante Impagnatiello non si fosse mostrato entusiasta, “lei si era sentita già madre” e da lì il ripensamento di crescerlo da sola. Poi Chiara ricorda di aver avuto “subito sospetti” quando si pensava che Giulia fosse viva e scomparsa, “perché non ha fatto nulla per cercarla, prendeva tempo”. Si torna in aula il 4 aprile.
