MILANO – È fissata per il 25 giugno prossimo la prima udienza del processo in Appello per Alessandro Impagnatiello, ex barman condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, uccisa il 27 maggio di due anni fa, mentre aspettava loro figlio, nella loro abitazione di Senago, a soli 29 anni. Impagnatiello, a cui sono state contestate anche le aggravanti della premeditazione e crudeltà, secondo le indagini aveva provato per mesi ad avvelenare Giulia. Nel frattempo aveva una relazione parallela con un’altra donna, a cui aveva mentito clamorosamente rispetto alla sua situazione con Giulia. Quella sera, mentre lei era di spalle a cercare un cerotto in un cassetto, la colpì con 37 coltellate, poi tentò di dare fuoco al suo corpo, e infine lo abbandonò dietro una fila di garage, a poche centinaia di metri da casa.
Le bugie e i tradimenti
Giulia Tramontano, dopo aver scoperto di essere stata tradita per mesi, aveva chiesto alla donna che allo stesso modo era stata vittima delle menzogne di Impagnatiello di incontrarsi. Le due donne avevano parlato a lungo e la giovane con cui il killer aveva iniziato a flirtare sul posto di lavoro, si era offerta di ospitare Giulia, ma lei voleva chiarire, voleva affrontarlo. Sarà lo stesso Impagnatiello, in aula, a dichiarare che quel confronto lo aveva fatto infuriare, perché temeva gli avrebbe “rovinato l’immagine”.
La ricostruzione di quella terribile notte
“Giravo per casa ho fumato per cercare di placare il trauma che stava subendo la mia testa – ha detto durante il primo processo il 30enne – il trauma per il lavoro, la mia immagine distrutta davanti al lavoro e alla famiglia, stavo perdendo Giulia“. Poi ha continuato: “ho ucciso Giulia, ho occultato il suo corpo“, lei prima “mi ha ignorato e allora io vado verso la cucina, vedo che c’era questo coltello con cui stava tagliando delle verdure”, e mentre lei stava prendendo un cerotto da un cassetto perché si era tagliata, “mi metto immobile alle spalle in attesa che si rialzi per tornare in cucina”. A quel punto ha agito. “L’ho colpita all’altezza del collo, ma non so con quanti colpi, lei prima si è voltata”.
