VARESE – Mario Mantovani, ovvero il candidato che fino a questo momento non ha sbagliato un’uscita e ha riempito (magari con truppe cammellate, ma pur sempre con truppe) le sale e i luoghi della campagna elettorale per le prossime Europee. L’ha fatto alla presentazione del suo libro a Varese, l’altro giorno ha concesso il bis (pienone) a Gallarate e il tris ieri sera (lunedì 22 aprile) nella sala convegni del Bis hotel del capoluogo dove un bel po’ di persone non hanno trovato posto a sedere e sono rimaste in piedi. «E siamo ancora agli appuntamenti organizzativi – ha commentato più di una voce vicina all’ex senatore – il bello deve ancora venire».
I buoni consigli
Intanto il già sindaco di Arconate e già europarlamentare dispensa, in egual misura, aneddoti, battute, temi per i quali si batterà una volta eletto e consigli su come votare: «Ricordatevi, si vota sabato 8 e domenica 9 giugno. Lunedì 10 giugno non si vota. E dovete sapere – ha aggiunto – che si possono dare tre preferenze. Meloni e Mantovani le prime due. La terza? Non è obbligatoria». Lui ride, il pubblico applaude.
Doppia stoccata a Moratti e Marco Colombo
E non risparmia due battute che strappano applausi e qualche faccia scura (quella del presidente provinciale di Fratelli d’Italia Pellicini). La prima è su Letizia Moratti: «Ballava la disco music. Fuori luogo. Fosse stato un tango l’avrei anche capita». La seconda non ha nome esplicito ma un indirizzo preciso: quello di Marco Colombo, sindaco di Daverio, in corsa alle Europee e volto nuovo dei Fratelli. Possiamo dire, una scommessa di Pellicini per dare agli elettori un candidato “d’area ma civico” sul quale esprimere la preferenza. Mantovani dixit: «So che avete un candidato qui a Varese. Io so anche che non vincerà, e qui Pellicini fa la faccia scura perché lui deve dire di votarlo. Io invece lo posso dire, perché sono sicuro di arrivare in Europa».
Ecco, proprio il passaggio, pesante, su Marco Colombo, a molti dei presenti è suonato come la sfida lanciata da Mantovani in terra varesina. Non al sindaco di Daverio, bensì al vertice del partito che, si narra, pare tiri la volata a Carlo Fidanza. Vero o meno che sia, lo scontro elettorale tra i due pezzi da novanta sarà tutto da seguire. E a stabilire chi avrà ragione saranno i voti. Anzi le preferenze. Che a conti fatti, ammesso che ognuno dei presenti nella sala del Bis hotel faccia la sua parte, per Mantovani potrebbero essere parecchie.
Il parterre
E’ lungo, infatti, l’elenco dei presenti. Dai mantovaniani dichiarati da tempo quali Romana Dell’Erba, Sarah Carlini, Pino Corrao, Valerio Piotto; alle sorprese (che in alcuni casi sono grandi ritorni) come Luciano Lista con il fidato amico Giovanni Manelli; Mariangela Buttiglieri, il bustocco Luca Rossi, Francesca Marino di Brebbia, ma anche il solbiatese Luigi Melis (che da poco ha fatto il grande passo indietro da candidato sindaco in pectore); Patrizio Frattini, Antonio Facciuti e il vice sindaco di Viggiù Carmelo Chiofalo. Tra il pubblico c’era anche Peppino Falvo.

Entusiasmo e voti
Tanto entusiasmo e tanti voti. Mario Mantovani lo sa e fa i conti, un po’ scherzando ma non troppo: «Posso contare su 1.330 voti tuoi (dice rivolto a Romana Dell’Erba) sui 1.200 tuoi (e guarda Sarah Carlini); un migliaio tuoi (e questa volta punta il dito su Lista)… altro che i 3.000 voti dell’ultima volta. Qui non c’è il voto organizzato, qui c’è il voto del cuore». E strappa un altro, l’ennesimo applauso della sala.
Spezzare il consociativismo della sinistra in Europa
Poi però tocca anche le corde delle idee e dei valori della destra moderata e conservatrice. «L’obiettivo di Giorgia Meloni è quello di cambiare il consociativismo europee tra la sinistra a il Partito popolare per dare forze alle nostre idee di centrodestra. Non possiamo tacere di fronte a chi vuole svalutare le nostre case con le teorie green. Non possiamo permettere che la nostra agricoltura venga devastata dalle scelte sbagliate dell’Europa. Noi vogliamo difendere il nostro patrimonio, la nostra economia e la nostra agricoltura».
Giustizia è fatta. Ora non prima
L’ultimo sassolino dalla scarpa è per la giustizia. «Io sono entrato in Fratelli d’Italia dopo che Silvio Berlusconi decise che non ero più indispensabile per Forza Italia. Certo ci sono stati anni che ho dovuto tenere duro, ma ora posso dire che ho castigato e ho vinto anche la Procura di Milano».
Mantovani c’è, manca “il grosso” del partito
Un ultima cosa, che nessuno ha detto, ma molti hanno notato. Al Bis di Varese, dei big c’erano Andrea Pellicini, che ha davvero cambiato espressione quando Mantovani ha “infilzato” Colombo, ma ha riconosciuto al senatore la forza di aver superato le insidie «di una giustizia che si è rivelata ingiusta nei suoi confronti» ed Andrea Mascaretti, eletto in parlamento proprio nella circoscrizione di Varese, sempre presente durante gli appuntamenti del Fratello di Arconate. «Per il resto – ha confidato un meloniano – la sala è stata riempita nonostante l’assenza di quasi tutti gli esponenti di primo piano del partito locale». Parole che sono come una manciata di sale su una sfida che più si avvicina la data del voto e più diventa saporita.

