VARESE – «Il sovraffollamento è un problema, ma non è il problema con la P maiuscola dei Miogni. Qua la criticità vera è data dalla mancanza di spazi per permettere tutta quella serie di attività che renderebbero la vita interna, di detenuti e agenti di polizia carceraria, migliore».
Sono queste le prime parole del senatore del Partito Democratico Alessandro Alfieri al termine della sua visita (oggi, venerdì 12 luglio) alla casa circondariale di Varese insieme al consigliere comunale Giacomo Fisco. «Sono venuto qui dopo il tragico fatto di cronaca per portare solidarietà a chi lavora e si trova in carcere, ma anche per fare il punto sulle necessità dei Miogni».
Riqualificare subito
Impegno bipartisan
I Miogni, sul tema sovraffollamento non fa certo eccezione. La capacità di 53 detenuti e ampiamente superata: sono un centinaio. «Ma il problema principale di questa struttura è un altro – dice Alfieri – è la mancanza di spazi e la necessità di una serie di interventi, a partire dal muro di recinzione, per aumentare la sicurezza».
Il senatore del PD poi conferma che l’idea di una nuovo carcere, ipotesi che di tanto in tanto torna a occupare le cronache locali, è definitivamente tramontata. «Interveniamo sull’esistente – aggiunge – e auspico che tutti i rappresentanti parlamentari del territorio lavorino per questo obiettivo e per la città».
E proprio sull’impegno bipartisan occorre registrare che sempre nella giornata di oggi, ai Miogni è passato anche il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Pellicini, componente anche della Commissione Giustizia. E il tema affrontato è proprio quello di reperire nuovi spazi. Si parla di una struttura oggi in uso alla polizia locale, la cui sede è proprio adiacente alla casa circondariale.
No amnistia
Alfieri non entra nel merito, ma conferma che sul tema «si sta lavorando e che anche l’amministrazione comunale è coinvolta». Poi, stuzzicato su chi a Roma chiede un’amnistia per risolvere in parte il tema del sovraffollamento, il senatore dem risponde: «Non credo sia la soluzione. IO credo invece che si debba lavorare per portare fuori dalla carceri chi è a fine pena e per potenziare tutti quei percorsi alternativi che, lo dicono i numeri, incidono in maniera decisiva sulla recidività».
In conclusione: «Ho visitato altre strutture carcerarie, mi pare che ai Miogni la situazione sia migliore di altre realtà, però anche qui c’è tanto da lavorare».
