Mantovani: «Ora Fratelli d’Italia è il partito del Nord. E per Varese ci sarò»

Mario Mantovani

ARCONATE – Un esordio bis, perché all’Europarlamento era già stato eletto 15 anni fa. «Anche se ora è tutto cambiato». Compresa la sua posizione politica: dal Ppe ai Conservatori: «Ma l’anomalia è l’alleanza dei Popolari con Verdi e Sinistra non il mio nuovo gruppo in parlamento». E infine una riflessione politica sul partito di Giorgia Meloni: «In Lombardia abbiamo sfiorato il 32% e dal Nord è arrivato un segnale forte e inequivocabile».

Quindi, chiediamo, non più la Lega, ma Fratelli d’Italia è ora il partito “sindacato” degli interessi dell’Italia settentrionale? «Beh, i numeri parlano chiaro». Così dixit Mario Mantovani che un mese e mezzo fa ha staccato il biglietto per l’europarlamento ed è stato rieletto sindaco di Arconate.

Mantovani, qualche giorno fa si è ufficialmente aperto il mandato in Europa. Per lei un ritorno più che un esordio. Com’è andata?
«Sono tornato in Europa dopo 15 anni e direi che si è trattato di un’esperienza quasi del tutto nuova. Sono tornato in un ambito conosciuto, ma dove molto, anzi quasi tutto è cambiato. E sono stato eletto in un partito diverso da Forza Italia».

Ed è anche in un nuovo gruppo: i Conservatori.
«Se dobbiamo completare il quadro dei cambiamenti occorre anche aggiungere che torno in Europa in un gruppo di opposizione. Con i Popolari sono sempre stato al governo».

Lei che ha radici politiche nei Popolari, non trova anomalo dover affrontare questo mandato da Conservatore e all’opposizione?
«Se oggi l’Europa non è percepita come vicina da molti popoli europei e se non è stata capace di mettere in campo politiche incisive al punto che in molti Paesi è cresciuto il consenso nei confronti dei partiti di centrodestra credo che il motivo sia dovuto proprio alla posizione dei Popolari. La cosa anomala è questo Ppe che si allea con i Verdi e con la Sinistra per poi interpellare i Conservatori quando deve arginare le pressioni dei suoi alleati».

A cosa si riferisce?
«Porto un episodio che mi riguarda. La mia vicepresidenza alla Commissione Affari giuridici ha trovato l’accordo tra Ppe, Conservatori e Patrioti contro la sinistra».

Si occuperà di Giustizia quindi. E il tema della Sanità che ha caratterizzato la sua campagna elettorale?
«Non l’ho certo messa in fondo al cassetto. Sto già preparando una serie di interrogazioni sulla carenza di personale nelle strutture sanitaria europee».

Mantovani, dall’Europa alla politica nazionale. Fratelli d’Italia come esce dalle elezioni? E’ più o meno forte?
«Giorgia Meloni ha fatto e sta facendo un lavoro straordinario. Che sta dando anche grandi risultati. In Lombardia abbiamo sfiorato il 32%, ma anche nel resto dell’Italia settentrionale siamo oltre il 30. Il vero segnale arriva dal Nord produttivo e in particolare dal popolo lombardo. Non è un caso che sono stati eletti molti candidati del Nord».

Sta forse dicendo che avete scalzato la Lega dal ruolo di “sindaco del territorio”? Anzi, di quello che un tempo e a lungo è stato il territorio del Carroccio?
«Beh, non lo dico io, lo dicono i numeri».

E a Varese il partito è andato a due velocità: bene in Europa non altrettanto alle amministrative. Si avvicina la stagione dei congressi anche per i Fratelli del Varesotto. E’ la sua circoscrizione, farà sentire la sua presenza?
«Anche qui i numeri dicono che gli elettori hanno espresso un consenso più che evidente. A Varese, come a Milano e Monza, sono stato il primo degli eletti. Quindi mi occuperò anche dei problemi e delle criticità di Varese».

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