Tete porta Varese nel mondo. Nonostante le piscine chiuse

Europei Nuoto Nicolò Martinenghi

La vittoria di Nicolò Martinenghi ha riacceso l’entusiasmo dell’Italia sonnecchiante e accaldata di fine luglio. Tete ha conquistato il primo oro olimpico a Parigi 2024. Una sferzata di entusiasmo, tonificante come una doccia gelata quando fuori impazza Caronte. Martinenghi è stato travolto dall’entusiasmo (sincero) del territorio e da quello (un po’ ipocrita) delle istituzioni. Il presidente del consiglio Giorgia Meloni ha pubblicato da Pechino un post elettrizzato (“un grande risultato, avanti così”), il ministro Antonio Tajani si è lanciato in profezie (“grande medaglia d’oro, la prima di tante altre”) e il governatore Attilio Fontana (che ha visto nascere sportivamente Martinenghi sin dalle prime bracciate) ha preceduto tutti tracimando fierezza (“arriva dalla mia Varese il primo oro alle Olimpiadi di Parigi”).

Per lo sport della provincia è stata una botta d’orgoglio incredibile. Martinenghi non ha “solo” vinto le Olimpiadi grazie ad una gara clamorosa, ma si è trasformato in ambasciatore sportivo nel mondo. Il ragazzo lo merita davvero. Solare, guascone, talentuoso, estroso il giusto, legato al territorio che conosce palmo a palmo. Studente all’Acof di Busto Arsizio, primo tifoso della Pallacanestro Varese, sempre disponibile a cerimonie sportive, orgogliosamente figlio della sua Azzate. Insomma, Varese non avrebbe potuto avere testimonial migliore. Senza nulla togliere a Federica Cesarini, oro olimpico a Tokyo 2020, però in una disciplina più di nicchia (il canottaggio).

Questo quanto ha fatto Martinenghi per la provincia di Varese, ma cosa ha fatto la provincia di Varese per Martinenghi? Siamo in Italia e lo sport nazionale, non è il nuoto, non è il calcio, non è nemmeno il basket. E’ il salto sul carro del vincitore. Disciplina in cui eccellono i politici italiani. E allora riavvolgiamo il nastro. Tete nasce nella piscina di Brebbia. In vendita. Andiamo avanti. Insieme al suo allenatore Marco Pedoja si allena nella piscina Manara di Busto. Chiusa in piena preparazione olimpica. Nel pasticcio tra amministrazione comunale, Forus e Aquamore, a smenarci è il futuro olimpionico. Allora Martinenghi chiede ospitalità alla piscina di Legnano, ma l’assessore in tempi non sospetti aveva già alzato la paletta rossa all’attività agonistica del Team Nuoto Legnano (“non possiamo fare un centro federale con i soldi del Comune”). Nicolò Martinenghi è diventato l’ambasciatore di Varese nel mondo, ma lo è diventato nonostante le porte in faccia (e le piscine chiuse). Dai 100 rana al salto sul carro del vincitore il passo è breve, anzi brevissimo. Se certi politici italiani lo proponessero come nuova disciplina olimpica, nel medagliere non ce ne sarebbe più per nessuno.

Da Azzate a Busto passando per Varese: tutti per pazzi per Martinenghi d’oro

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