Busto, marciapiedi a pezzi e il Redentore protesta: «Paghiamo le tasse anche noi»

BUSTO ARSIZIO – Marciapiedi pericolosi e a pezzi, dal quartiere del Redentore si leva la protesta. «Il Comune pensa a fare bella la via Cavallotti in centro, ma vorrei ricordare al sindaco che anche i cittadini che vivono in periferia pagano le tasse. E chiedono servizi dignitosi». Parola di Romano Pinciroli, già rappresentante di quartiere, che solleva un caso sulle condizioni dei marciapiedi di via Maestri del Lavoro, via Carlo Azimonti e vie limitrofe, messi a dura prova dalle radici delle alberature dei viali.

La “goccia”

La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’insofferenza al Redentore è un episodio successo nei giorni scorsi in via Maestri del Lavoro. Una persona anziana che abita in uno dei palazzi residenziali che si affacciano sulla via, uscendo di casa con il deambulatore, è caduta per terra, inciampando su un tombino «pericolosamente sporgente» tra il marciapiede e l’aiuola dove sono piantati gli alberi. «Questa persona è stata portata via dall’ambulanza ma fortunatamente non si è fatta niente di grave – rivela Romano Pinciroli – il punto è che questo tombino andrebbe sistemato. Così come tutti i marciapiedi di questa via e di quelle della zona».

La protesta

Romano Pinciroli

La presenza invasiva delle radici dei filari di alberi sta mandando in pezzi i marciapiedi: «Il muretto della recinzione del mio palazzo è pieno di crepe. Se si rompe per colpa delle radici delle piante chi ci risarcisce il danno? E se danneggiano gli armadi della fibra ottica, come è già successo in passato con un tombino della fognatura, cosa succede, chi interviene?». Romano Pinciroli, figura nota in città per la sua lunga esperienza nell’atletica leggera (è stato consigliere Fidal e “ideatore” della pista intitolata ad Angelo Borri) e in quelli che un tempo erano i comitati di quartiere, non ha peli sulla lingua: «Al sindaco e agli amministratori chiediamo di sistemare le cose che non funzionano, non solo dove c’è da farsi fotografare ma anche nelle periferie dimenticate della città».

La situazione

Sì, perché la sensazione esternata da uno spirito polemico come quello di Pinciroli a nome dei residenti della zona è proprio quella di una scarsa considerazione da parte di chi amministra la città. L’ex rappresentante di quartiere cita «i sacchi rossi lasciati esposti per tre giorni prima di essere ritirati, dopo una serie di telefonate ad Agesp, e sappiamo cosa c’è dentro quei sacchi, non il massimo con 30 gradi d’estate» (pannolini e pannoloni), ma segnala anche una enorme voragine a bordo strada sulla curva della vietta che congiunge via Carlo Azimonti e via Rossini. E fa notare che dietro al suo palazzo, con accesso da via Azimonti, c’è una stradina di proprietà comunale di cui nessuno si occupa: «Una volta era dotata di archetti per impedire il transito ai veicoli, ora non ci sono più e può passare chiunque. Ma nessuno viene a pulire e tagliare le erbacce».

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