L’estate sta finendo, cantavano i Righeira. E quando finisce l’estate ritornano i problemi, a volte i guai riposti in un cassetto per qualche settimana. Figuratevi la politica, che di problemi (e di guai) è una perenne produttrice, a tutti i livelli. A noi, umili scriba di provincia, interessano le questioni locali, che non riempiono le prime pagine dei giornaloni, ma riguardano le nostre comunità. In verità indifferenti agli accadimenti di partiti e amministratori, però condizionate dalle loro dinamiche. Vicende che, appena archiviate le ferie, riaccendono confronti e scontri.
Intanto, tra un paio di settimane, il 29 settembre, si vota per rinnovare il consiglio della Provincia. Elezioni di secondo livello – alle urne sono chiamati soltanto i sindaci e gli eletti nei Comuni – comunque importanti per gli equilibri politici nel Varesotto. Liste che richiamano in larga parte gli schieramenti tradizionali, però con lo strappo di Forza Italia che ha inserito i suoi candidati in una “lista minestrone” che si rifà al mitico Centro e all’area dei moderati. Un altro segnale di discontinuità dei berlusconiani o soltanto un modo per cercare di approdare a Villa Recalcati, dove si entra con le complicazioni del cosiddetto voto ponderato? La posta in gioco è il sostegno al presidente Marco Magrini che, per i contorcimenti della legge Delrio, rimane in carica per altri due anni anche se, dalle elezioni, dovesse uscire una maggioranza a lui antagonista.
Comunque vada resta il nodo dei forzisti, attorno al quale, Lega e Fratelli d’Italia, fingono noncuranza forse per non stravolgere le alleanze amministrative a Busto Arsizio e Gallarate, dove Forza Italia, è vero, conta numericamente meno ma, in prospettiva, è foriera di scelte elettorali destabilizzanti, a cominciare da Varese.
Di destabilizzante c’è il caso Busto Arsizio, città prigioniera della politica politicante di Fratelli d’Italia e Lega, impegnati da mesi a risolvere un rimpastino, teso a giocarsi posti in giunta al di là del merito e delle reali necessità amministrative. Una tristezza, dentro la quale si sente e si trama di tutto e contro tutti. Con le segreterie cittadine assolutamente incapaci di gestire la partita, e quelle provinciali e regionali che sinora hanno lasciato fare. L’oggetto del contendere è un assessorato in più per i meloniani, che (questa è l’ultima), dopo il casino che hanno tirato in piedi, si accontenterebbero al ribasso della carica onorifica di vicesindaco, ora in capo alla Lega. Cioè, sindaco più vicesindaco dello stesso partito, roba che non si è mai vista neanche nel Burundi. Ma Busto è Busto, dove mancano leader autorevoli, dove il sindaco Antonelli non vuole o non sa prendere il toro per le corna e, assieme ai partiti, sembra traccheggiare mentre le questioni vere incombono, eccome. Con l’aggravante che nei due raggruppamenti si consumano rancorose vendette anche a danno di coloro i quali (forse un paio, a essere sinceri) si sono messi in luce per il loro ottimo lavoro. Ma si sa, l’invidia sommata all’inadeguatezza porta soltanto tempesta.
A completamento del quadro di riferimento provinciale c’è Tradate: il sindaco ha “licenziato” un assessore di Fratelli d’Italia, scompaginando gli equilibri. I Fratelli hanno annunciato l’appoggio esterno alla giunta, mettendosi di lato e, di fatto, sfiduciando virtualmente il primo cittadino. Non certo una questioncella di secondo piano: Tradate è pur sempre una città importante e le conseguenze politiche rischiano di propagarsi in altri lidi contigui.
In conclusione, in provincia, il centrodestra, che sconta la crisi di crescita di Fratelli d’Italia, non sembra se la passi benissimo. Nemmeno a Varese, dove sta all’opposizione e, rispettando il proprio ruolo, maramaldeggia contro il sindaco Davide Galimberti, eletto da un centrosinistra che, diciamolo a scanso di equivoci, non viaggia esattamente in serenità, anzi, ma almeno, per quanto riguarda il capoluogo, può vantare una serie di opere e interventi di tutto rispetto. Al punto che qualcuno, sponda meloniana, afferma a denti stretti: “Prima o poi dovremo pur dire che la città è cambiata in meglio”. Un’ammissione che vale una pugnalata al cuore.
