Castellanza, il mistero del volto demoniaco di via Piola. Rimosso il satiro di terracotta

di Sarah Zambon 

CASTELLANZA – Qualche settimana fa, un cittadino allarmato ha segnalato al comune di Castellanza la presenza di quello che ha definito un “volto demoniaco”, sulla parete esterna di un edificio di via Piola, chiedendone la rimozione: dopo un giro di ricognizione, abbiamo verificato che si trattava di una maschera in terracotta, che campeggiava sopra il portone di un cortile e che raffigurava un satiro con barba e corna, dall’aspetto indubbiamente minaccioso. Parliamo al passato perchè, pochi giorni dopo il momento in cui abbiamo scattato le fotografie per documentare la presenza del manufatto, la decorazione è scomparsa, lasciando solo un segno scuro sull’intonaco e dei fili metallici penzolanti.

Un’incredibile coincidenza

Posto che, trattandosi di un edificio di proprietà privata, il Comune non avrebbe potuto interventire neanche volendo, la concomitanza tra la lamentela di cui siamo venuti a conoscenza e la sparizione della decorazione non poteva che destare dei legittimi sospetti: forse qualcuno aveva deciso di “farsi giustizia da solo”, asportando il volto del satiro nottetempo?Non senza difficoltà, siamo riusciti a scoprire cos’è successo veramente e sembra trattarsi di una pura, – per quanto incredibile -, coincidenza: sono infatti stati i proprietari dell’edificio, nel quale sono in corso lavori di ristrutturazione, a rimuovere la maschera dal muro di loro volontà, apparentemente senza sapere che ci fossero state delle segnalazioni a riguardo.

Il motivo? “Io a casa mia faccio quello che mi pare! E di quello che dice la gente non me ne importa niente!”, ci ha risposto visibilmente stizzito uno dei residenti del cortile, quando abbiamo provato a chiedere cosa fosse successo. Per usare un eufemismo, il dialogo è stato decisamente problematico, ma alla fine l’interlocutore ci ha spiegato che la maschera del satiro era una tradizione della sua famiglia e che l’aveva rimossa per portarla con sé nella sua prossima destinazione, cosa che ci ha fatto pensare ad un suo imminente trasferimento verso “altri lidi”. Mistero risolto, quindi. Con buona pace dei superstiziosi che hanno inaspettatamente ottenuto ciò che volevano.

Preoccupazioni senza fondamento

Come ci è stato raccontato dai residenti dei cortili vicini, la maschera del satiro che per anni ha fatto bella mostra di sé, – si fa per dire -, in via Piola è stata anche protagonista in passato di qualche goliardata: sporgendosi dalla finestra sotto cui era appesa, infatti, di tanto in tanto qualcuno si divertiva a mettere nella sua bocca di terracotta una sigaretta, in modo da farla misteriosamente “fumare”, giusto per vedere che effetto avrebbe potuto suscitare nei passanti… Vale la pensai precisare che questo tipo di oggetti dall’aspetto grottesco nulla ha a che vedere con oscuri culti pagani o “satanici”: si tratta, infatti, di elementi decorativi che nascono da innocue tradizioni propiziatorie contadine, che affondano le radici nella notte dei tempi e che hanno un’accezione del tutto positiva. Nell’era di internet reperire informazioni in merito non è difficile e speriamo che una maggiore consapevolezza possa evitare in futuro ulteriori “preoccupazioni” del tutto ingiustificate.

Antichissime maschere scacciaspiriti

La presenza sulle facciate degli edifici delle cosiddette figure “apotropaiche” (dal greco “apotrépein, che significa “allontanare”) testimonia, di solito, l’antichità di alcune costruzioni inserite nei contesti urbani, proprio come le corti che si affacciano su via Piola e che potrebbero avere più di 250 anni. Ricordiamo che, anche se con un significato leggermente diverso, creature dall’aspetto mostruoso sono da secoli abbondantemente presenti sulla quasi totalità dei luoghi di culto cristiani, dalle piccole chiesette di campagna alle maestose cattedrali gotiche: basti pensare alle più di 100 gargoyle che adornano il Duomo di Milano o al mitico drago Tarantasio (anche simbolo dei Visconti e presente nel loro stemma araldico) riprodotto sopra il portone centrale della cattedrale meneghina.

L’idea di realizzare manufatti artistici a scopo scaramantico, cioè in grado di proteggere le case e i templi dagli spiriti maligni, è riscontrabile in forme diverse nelle culture di tutto il mondo e, per quanto riguarda le nostre latitudini, potrebbe essere nata addirittura presso le civiltà mesopotamiche, quindi più di 5000 anni fa: sumeri, assiri e babilonesi, infatti, erano soliti rappresentare sugli edifici delle divinità dai poteri benefici dette “lamassu”, mostri alati con corpo da animale e testa umana che avevano lo scopo di “spaventare” i demoni che potevano minacciare la popolazione.

Retaggio storico mediterraneo

Sia i Greci che poi gli Etruschi ed i Romani decoravano architravi di porte e finestre e chiavi di volta degli archi con grandi maschere di terracotta dall’aspetto mostruoso: i soggetti preferiti erano proprio satiri cornuti con espressioni grottesche o le gorgoni, come la mitica Medusa, con serpenti al posto dei capelli e in grado di pietrificare chiunque incrociasse il suo sguardo.

La tradizione pagana di adornare templi ed abitazioni con questi manufatti scacciaspiriti è sopravvissuta fino ai nostri giorni ed è riscontrabile in tutta Italia: in diverse località del meridione, inoltre, vengono ancora prodotte maschere apotropaiche apprezzate a livello internazionale, come le ceramiche di Seminara (RC).

Una curiosità: in Puglia, si sconsigliava addirittura di far entrare in casa chiunque si fosse dimostrato infastidito nel vederle apposte all’ingresso della propria dimora.

Antiche origini celtiche di Castegnate

Il borgo di “Castegnate Olona“, prima di essere annesso al comune Castellanza il 1° maggio del 1869, era un nucleo abitato a se stante di origini celtiche, il cui nome risulta menzionato per la prima volta in un documento del 1045 firmato da Enrico III il Nero. Con ogni probabilità, era nato come insediamento rurale, attraverso il quale passava la via Severiana Augusta, strada romana che collegava Milano con il Lago Maggiore e più avanti, tra la fine del XVII secolo e la seconda metà del XIX, era stato feudo di diverse famiglie nobili: prima dei Daverio, poi dei Guaita, poi dei Piola e, infine, dei Prandoni. Non sono rimaste molte testimonianze di questo antico passato, ma le poche esistenti meriterebbero sicuramente ulteriore valorizzazione.

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