La Svizzera nuovo Eldorado per i medici italiani che lasciano il sistema sanitario pubblico nazionale per andare in Cantone Ticino? Vero, ma non del tutto. Poiché la carenza di personale che sta mettendo a dura prova le azienda ospedaliere del nostro territorio non è solo dovuta ai “camici bianchi” transfrontalieri. O per lo meno non solo a questo migrazione.
Il depauperamento degli ospedali italiani, infatti, è anche dovuto da medici, molto spesso primari, che arrivati all’età della pensione scelgono di interrompere la propria attività per poi però continuare ad esercitare la professione nell’ambito sanitario privato accreditato, ovvero in quella sfera della Sanità che Regione Lombardia sostiene economicamente con soldi pubblici. Passaggi, è bene ricordare, leciti dal punto di vista normativo, ma che di fatto comportano inevitabilmente un indebolimento di un sistema di sanità pubblica già messo a dura prova e contemporaneamente grava sulle tasche dei contribuenti in quanto i soldi della Sanità regionale che vengono stanziati per gli ospedali e le strutture private accreditate sono soldi pubblici.
E non è certo un caso che l’assessore regionale alla Sanità di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, proprio qualche giorno fa ha affrontato il problema arrivando a ipotizzare un cambio radicale a tutela del pubblico: «Possiamo immaginare degli interventi che vanno dalla sensibilizzazione a un patto di collaborazione, fino a provvedimenti per interrompere la convezione». Decisione che dovrà, una volta presa, attuare l’Ats di riferimento territoriale. Nel nostro caso la struttura diretta da Salvatore Gioia, direttore generale.
Bertolaso nell’occasione ha fatto sapere che studierà degli interventi per fermare questo “mercato“, interventi che possono andare dalla sensibilizzazione delle strutture a un patto di collaborazione con le stesse fino anche a provvedimenti più pesanti, come l’interruzione della convenzione dei privati convenzionati.
«Ricorderò a breve a tutti i dg delle aziende pubbliche e private che dobbiamo puntare al gioco di squadra e che non è accettabile che gli ospedali privati convenzionati facciano il mercato con gli ospedali pubblici, portando via al servizio pubblico primari con intere equipe. Una prassi che non accettiamo più».
