VARESE – “Dis-obbedisco”. La dichiarazione di fedeltà, come fosse un bisogno necessario seppur non richiesto, di Matteo Bianchi che ha ufficialmente detto di votare Lega alle elezioni provinciali di domenica 29 settembre e di puntare sul candidato di Tradate Giuseppe Speroni, ha di fatto sancito la secessione all’ombra del Garibaldino. E poi c’è chi dice che le elezioni provinciali sono un noioso e obbligato passaggio della politica.
La secessione che non ti aspetti
A leggere la nota ufficiale di Matteo Bianchi, diramata nella mattinata di oggi, giovedì 26 settembre, alla vigilia delle elezioni provinciali non ci si trova nulla di strano. L’ex deputato del Carroccio, candidato a sindaco contro il bis di Galimberti e oggi consigliere comunale a Palazzo Estense, bombarda la già malconcia riforma Delrio, «che ha destrutturato le province, importanti per competenza su strade, scuole e coordinamento territoriale»; rinnova la fede leghista: «domenica voterò – ovviamente – la Lista della Lega»; e annuncia la sua preferenza per «il consigliere di Tradate Speroni Giuseppe, proveniente da un territorio con cui ho sempre lavorato in sinergia da molti anni». Tre passaggi che, se non ci fosse di mezzo il direttivo della Lega di Varese (sezione di riferimento anche per Matteo Bianchi) e la scelta di sostenere in blocco per le provinciali Sergio Ghiringhelli, sarebbe passato come un “outing” non degno di notizia.
Ma al Garibaldino quella nota è suonata come un “Dis-obbedisco”. Facciamo un passo indietro.
Lega “stalinista”? Una volta!
Dentro al Carroccio c’è chi ha fatto notare che la sezione di Varese ha optato per sostenere la conferma a Villa Recalcati di Sergio Ghiringhelli. Il Ghiro, va detto, non se la sta certo passando bene in queste settimane di campagna elettorale per la conferma a consigliere provinciale. Nelle sue Valli (e non solo) sta lottando come un leone (sarebbe più appropriato, visto la fauna locale, dire come un cinghiale, ma non renderebbe l’idea) per difendere il suo operato da consigliere delegato prima e ora di opposizione a Villa Recalcati. Sta lottando per portare a casa un posto che comporta più oneri che onori (provare per credere) contro turbolenze esterne, ma anche interne al partito. Perché inutile nasconderlo, di quella Lega “leninista” c’è rimasto ben poco. Anzi nulla. A Varese come a Busto dove il rimpasto non lievita e dentro al Carroccio friggono e bruciano competenze a dispetto di aderenze a chi può fare la voce grossa. Ma questo è un discorso che (forse) esula dalla frattura varesina che di fatto c’era e che Bianchi ha ora evidenziato con lo Stabilo Boss con la sua dichiarazione di voto. Nel senso che più nessuno può nascondere il disagio. Insomma il gruppo consigliare della Lega varesina dovrebbe votare in maniera compatta Ghiringhelli, escluso Bianchi.
Ora, quanto la sezione della Lega di Varese sia davvero unita lo si vedrà domenica sera contando i voti pesanti che incasserà Ghiringhelli. Un’elezione di secondo livello, per lo meno sui grandi Comuni, ha pochi segreti. Fare i conti a urne aperte sarà abbastanza semplice. Dopo di che toccherà ai conti politici interni. Ma per quelli ci sarà tempo.
