Elezioni provinciali, sindaci e consiglieri diano il buon esempio

elezioni provinciali varese
Si rinnova il consiglio provinciale di Varese, ma per la Delrio il presidente Marco Magrini resterà ancora in carica qualunque sia l'esito

Elezioni per addetti ai lavori. Sono in molti, anche tra la cerchia degli eletti, a pensare che la Delrio, compreso il sistema di voto di secondo livello, sia stata una riforma sciagurata. Sono anche in molti, o meglio sono ancora in tanti, a pensare che le Province siano un ente poco utile nell’intera filiera democratica del nostro Paese. Eppure si occupano di strade (solo in provincia di Varese stiamo parlando di oltre 700 chilometri di asfalto) che vanno tenute in ordine e pulite quando nevica; di scuole, di palestre. Di questioni che i Comuni non riuscirebbero a seguire e che la Regione non ha certo intenzione di accollarsi. Basti guardare cosa è accaduto in soldoni con la riforma: le Regioni, Regione Lombardia compresa, ha delegato (è sganciato fior di quattrini) per lasciare alle province le competenze grattacapo. Ma non è questo il punto alla vigilia del rinnovo del consiglio provinciale in agenda domenica 29.

Il nocciolo della questione non è nemmeno la strana campagna elettorale che, senza finire troppo sui giornali, si è giocata in queste settimane. E’ vero che il corpo elettorale è ridotto rispetto a una tornata di primo livello. A questo giro gli aventi diritto sono più o meno 1.700 persone. Sindaci e consiglieri, sono chiamati a esprimere una preferenza. E ognuno di loro ha un peso ponderato, cioè il loro voto vale in proporzione alla grandezza del Comune in cui è amministratore. E non è nemmeno il peso ponderato a contare se si pensa che la caccia al voto dei candidati è stata profonda, ampia e senza distinzione di campi.

Anzi, l’aver dato l’esclusiva di voto agli amministratori ha fatto sì che le liturgie della politica venissero sfoderate senza pudore. L’aver dato per ogni testa che vota un indice ponderale ha scatenato gli alchimisti della conta. Un florilegio di addizioni e sottrazioni messe in campo fin dal momento della formazione delle liste. Ognuna delle quali ha in sé forza e debolezza. E quindi, se fino a pochi mesi fa, alle amministrative abbiamo visto candidati impallinati da certi partiti, ora assistiamo a liste in cui impallinati e impallinatori stanno insieme nella medesima squadra.

Esercizio della politica che, lo si sente spesso ripetere a ogni giro elettorale davanti al dilagare dell’astensione, ha riti sempre più lontani dal cittadino saturo e disorientato al punto da sospendere l’esercizio del diritto più nobile della democrazia. Ecco, è forse sta proprio qui il punto. Perché due anni fa, all’appello sono mancati (più o meno) cinquecento elettori. Elettori eletti, che per cercare il voto avranno sicuramente impartito una lezione sull’importanza di non disertare le urne. Elettori eletti che certamente parlano di rispetto delle istituzioni e non tremano quando sono chiamati a dire che proprio sindaci e amministratori devono dare il buon esempio per primi. Ecco, a Villa Recalcati, ancor più importante del rinnovo del consiglio c’è da dare il buon esempio. In caso contrario non ci saranno vincitori, ma solo sconfitti. E se a essere sconfitti saranno sindaci e consiglieri comunali allora sì che la politica è davvero morta.

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elezioni provinciali varese – MALPENSA24

 

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