Mondiali 2024, Tadej Pogacar fa la storia

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Tadej Pogacar riscrive la storia della Slovenia e del ciclismo, è Campione del Mondo con una delle solitarie più lunghe di sempre: Zurigo 2024 è sua, primo iride per il suo piccolo fantastico Paese!

Secondo alias “primo degli altri” Ben O’Connor per l’Australia grazie a un gioco d’anticipo alla flamme rouge, il lettone Toms Kujins prova a sorprendere gli avversari anticipando lo sprint per la terza posizione ma il campione in carica Mathieu Van der Poel ci mette una pezza e si prende il podio.

Per l’Italia il miglior piazzato è Giulio Ciccone, che resiste in gruppo e non va oltre il 25° posto.

CRONACA

Tremanti per il freddo e con un velo di dolore per la morte della junior elvetica Muriel Furrer, 195 corridori di 57 nazioni prendono il via da Winterthur facendo subito capire che non sarà giornata da fughe dimostrative. Iniziano già le schermaglie tra top team, coi belgi che s’infilano in ogni tentativo costringendo la Slovenia a forzare per chiudere. Si staccano progressivamente gli atleti più esotici e il rappresentante vaticano Schuurhuis, mentre sulle stradine elvetiche tra i paesini fatati vicino al confine tedesco si forma la fuga dopo una quarantina di chilometri: Tobias Foss (Norvegia) Nelson Oliveira (Portogallo) Luc Wirtgen (Lussemburgo) Piotr Pekala (Polonia) Silvan Dillier (Svizzera) e Simon Geschke (Germania) mentre Roberto Gonzalez (Panama) e Markus Pajur (Estonia) non riescono a tenere le loro ruote e stanno in terra di mezzo.

Al km 55 una caduta in discesa vede coinvolto un trio di assoluto rilievo: Pello Bilbao (Spagna) e Joao Almeida (Portogallo) riescono a rimettersi in sella ma si ritireranno più avanti, purtroppo Julian Alaphilippe (Francia) viene portato via in ambulanza. Ennesimo episodio sfortunato per quello che poteva essere un interessante outsider: lussazione alla spalla sinistra, fa il paio con la destra che si lussò alla Vuelta nel 2022. Successivamente si ritirano Mikel Landa e Mattias Skjelmose, potenziale capitano di una Danimarca che dunque vira tutta su Pedersen. I sei battistrada entrano nel circuito zurighese con due minuti su Gonzalez e Pajur e cinque sul gruppo, un gap che induce Victor Campenaerts a guidare le operazioni d’inseguimento e rosicchiare progressivamente terreno.

A premere l’interruttore della gara, a metà percorso, è Pablo Castrillo. Una sfiammata in salita che viene neutralizzata sul nascere dai big, ma innesca un immediato contrattacco a dieci: Laurens De Plus (Belgio) Jan Tratnik (Slovenia) Florian Lipowitz (Germania) Johannes Staune-Mittet (Norvegia) Kevin Vermaerke (USA) Jay Vine (Australia) Stephen Williams (Gran Bretagna) Pavel Sivakov (Francia) Magnus Cort (Danimarca) e Mattia Cattaneo (Italia) che intraprendono la quartultima tornata unendosi ai sei fuggitivi per formare un manipolo di 16 uomini al comando. A cento chilometri dall’arrivo, in risposta a un’accelerazione del danese Kasper Asgreen nello stesso punto dove ci aveva provato Castrillo nel giro precedente, Tadej Pogacar se ne va: per tre chilometri Andrea Bagioli riesce a stargli a ruota, prima di rassegnarsi a vedere quella saetta verde andarsene per la propria strada, con l’aiuto di Tratnik che nel frattempo ha atteso il capitano per portarlo davanti in un battibaleno.

Il treno belga, talvolta aiutato da quello olandese, dà il tutto per tutto per riportarsi sugli ora 17 di testa. Non fa però in tempo: ai -76, là dove Asgreen aveva innescato il suo controscatto decisivo, col plotone sceso ad appena mezzo minuto di ritardo, Tadej rispetta il copione. Ringraziamento a Jan e via a velocità doppia rispetto a chiunque. Quasi chiunque: riesce a stare con lui il compagno, non di Nazionale ma di UAE, Sivakov. La risposta dei due attesi rivali non si fa attendere, ma il misfatto ormai è fatto: Remco Evenepoel e Mathieu Van der Poel riassorbono gli altri ex fuggiaschi e portano con sé venti inseguitori (ben quattro statunitensi, nessun azzurro) ma non riescono ad avvicinarsi e vengono anzi sorpresi ai -58 dalla “fagianata” dell’irlandese Ben Healy e del lettone Toms Skujins.

Ai meno cento era partito, ai meno cinquanta rimane infine da solo sullo strappetto di Zollikon: il fenomeno sloveno saluta con affetto Sivakov e procede verso la gloria arcobaleno. Terzo ciclista nella storia ad aggiudicarsi Giro, Tour e Mondiali nello stesso anno dopo Merckx e Roche. Alle sue spalle, la contesa per i piazzamenti scoppia nei 20 chilometri finali: il beniamino del pubblico Marc Hirschi rompe gli indugi e sulla sequela di dentelli raggiunge Healy e Skujins insieme a Enric Mas (Spagna) Ben O’Connor (Australia) e il duo Remco-VDP. In sette non sono sufficienti a colmare il minuto che li separa da Tadej, ma sono garanzia di spettacolo sul traguardo.

Articolo a cura di Tuttobiciweb.it

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