In attesa che qualcuno spieghi il significato politico del rimpasto di giunta a Busto Arsizio, però il significato vero e non i soliti equilibrismi verbali per non dire niente, proviamo a capire il risultato di mesi di pasticciate trattative tra Lega, Fratelli d’Italia, Lista del sindaco e, sempre se possibile, proviamo a trarre alcune considerazioni.
Primo. Se si cambiano quattro assessori su sette significa che la giunta precedente è stata inefficace, al punto che c’era bisogno di ribaltarla come un calzino. Fuori gli amministratori ritenuti improduttivi, dentro sostituti che, nelle intenzioni, dovrebbero garantire uno slancio operativo maggiore e riparare il fallimento. Se non è così, allora com’è?
Secondo. Quali sono le verificate competenze dei nuovi assessori? Non possiamo mettere limiti alle sorprese, ma un infermiere (Alessandro Albani), un bravo infermiere, a cui affidare le complessità del bilancio ci sembra un piccolo o grande azzardo. Cosa dire del nuovo vice sindaco e responsabile dell’Urbanistica (Luca Folegani)? Di professione fa l’avvocato, ma una cosa sono i codici civile e penale, un’altra i piani di governo del territorio. Tanto più che subentra in corsa a un collega della Lega (Giorgio Mariani) che aveva avviato una serie di operazioni, che ora dovrà conoscere e capire; insomma, una materia tutta da approfondire. E non ci vorranno due o tre giorni.
Terzo. Commercio, sviluppo economico, sicurezza e polizia locale vanno a Matteo Sabba (Lista del sindaco), un commerciante che, in passato, aveva avuto parole di fuoco proprio contro i vigili urbani. Come lo accoglieranno? Di più, la sua attività è stata di recente controllata (sanzionata?) dalla polizia locale. Tutto a posto, per carità, ma un commerciante che gestisce la delega al commercio può anche rappresentare un possibile conflitto d’interessi e, se non questo, rivela una questione di opportunità politica. A questo proposito, il chiacchiericcio in città è ampio, persino acido. C’è chi ricorda, ad esempio, le accuse rivoltegli da Francesco Speroni, non proprio un pinco pallino qualsiasi, sulla presunta ostentazione di simboli nazisti.
Quarto. Alla luce di quanto sopra ci sorge il dubbio che a gestire, perlomeno all’inizio ma anche in futuro, diverse di queste incombenze amministrative sarà direttamente il sindaco (commercialista) Emanuele Antonelli, pronto a sopperire alle eventuali quanto probabili lacune di qualcuno dei nuovi assessori. Ci sbagliamo? Non dimentichiamo che il primo cittadino ha già competenza su opere pubbliche, strade, viabilità, verde pubblico, ambiente, ecologia, illuminazione pubblica, innovazione tecnologica, partecipate, salute e nuovo ospedale, cerimoniale e comunicazione, progetti speciali, avvocatura. Manca soltanto la pulizia delle scale e avrà fatto il pieno, confermandosi “uomo solo al comando”, etichetta che, conoscendolo, non disdegna.
Quinto. Dal punto di vista politico, Fratelli d’Italia ha fatto bingo. Con l’unicum di sindaco e vice dello stesso partito, ha lasciato i tre assessori alla Lega (i meloniani ne chiedevano uno in più per loro a discapito dei leghisti), ma l’ha indebolita operativamente sfilandole poi deleghe determinanti, tra cui l’Urbanistica che, ricordate?, “la Lega non potrà mai cedere”. Non solo, con la collaborazione (complicità) della vorace Lista del sindaco, ha contribuito a ridurre ai minimi termini l’assessorato di Manuela Maffioli: via il vice sindaco, via il commercio, via il marketing territoriale e l’industria e l’artigianato. Le resta soltanto la Cultura, settore comunque primario: in questi anni Maffioli ha rivalutato la città proprio attraverso iniziative di alto livello. E non solo di matrice culturale. Spieghi la Lega qual è la ratio di una simile Waterloo: i social ne danno conto in modo impietoso.
Sesto. Il pasticcio amministrativo è compiuto. Le responsabilità sono del centrodestra e di un sindaco che ha gestito come di solito gestisce le situazioni più delicate: senza riguardi per nessuno. Ma colpe in senso indiretto possiamo attribuirle anche alle opposizioni, spettatrici silenti o quasi di una rivoluzione che, sulla carta, non depone a favore della città. Sinora neanche una parola, un buu, un “ma cosa state facendo?”. Ciechi e muti, come le tre scimmiette. Per poi dolersene quando, alle urne, beccheranno bastonate sui denti: qual è l’alternativa che propongono? Ma non sono soltanto le opposizioni a fare la figura dei bamba. Chi sono gli altri? Fate un po’ voi.
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