GALLARATE – Come risolvere le gravi e numerose difficoltà operative del pronto soccorso di Gallarate? Esternalizzando la sua gestione. E’ quanto pensa di fare l’Asst della Valle Olona che, come conferma il direttore generale Daniela Bianchi, ha chiesto l’autorizzazione a Regione Lombardia. “Un passo necessario – spiega la dottoressa Bianchi – con l’obiettivo della riqualificazione dell’intero reparto del Sant’Antonio Abate, ora interessato da una serie di lavori che richiedono il trasferimento momentaneo dello stesso pronto soccorso in una sede adiacente per poi, ultimati gli interventi strutturali, riportarlo negli attuali ambulatori”. E’ a quel punto, con una struttura tra l’altro ampliata, che bisognerà pensare a una gestione funzionale ed efficiente. Obiettivo irraggiungibile con la mole di richieste di assistenza che aumentano di giorno in giorno e con l’organico di medici e paramedici ridotto ai minini termini, con l’aggravante della difficoltà di assumerne di nuovi.
Insomma, si tratta di una sorta di escamotage che risolverebbe tecnicamente il problema fino all’entrata in funzione del nuovo ospedale in condominio con Busto Arsizio, probabilmente non prima della fine del decennio. Nel frattempo i medici del pronto soccorso di Gallarate dipendenti dell’Asst saranno spostati a Busto Arsizio per rafforzare quel pronto soccorso. E al Sant’Antonio Abate arriverà un gruppo esterno di sanitari per l’emergenza urgenza, facilmente una cooperativa di medici e infermieri.
“Arriverà chi vincerà l’appalto, se la Regione ci autorizzerà a prendere questa strada – precisa Daniela Bianchi – Non è detto che debba essere per forza una cooperativa”. Il punto è anche un altro: l’assessore Guido Bertolaso aveva vietato l’utilizzo negli ospedali lombardi dei cosiddetti gettonisti e, quindi, delle cooperative. Spiega il Dg: “Si tratta di una questione diversa. Noi ci basiamo su una norma introdotta con il Covid che, appunto, permette di utilizzare società esterne in casi come il nostro”.
Sia come sia, il Sant’Antonio Abate rischia di perdere un’altra specifica peculiarità sanitaria, che in passato l’ha qualificato nel contesto ospedaliero della provincia di Varese: l’esternalizzazione equivale a un arretramento d’immagine, se così possiamo dire. Benché sia indispensabile garantire il servizio nell’immediato, finché non sarà operativo il futuro ospedale di Beata Giuliana. Chiaro che il pronto soccorso sarà unico, sia per Busto sia per Gallarate. Con una dotazione di specialisti all’altezza di una situazione che interesserà un vasto bacino di utenti, senza dimenticare le necessità della vicina Malpensa.
Sindacati subito all’attacco: “Noi diciamo no”
Sulla prevista esternalizzazione del pronto soccorso intervengono con un duro comunicato congiunto le organizzazioni sindacali Cgil-Cisl-Uil. Ecco il testo.
Alla fine del 2023 la Giunta Regionale della Lombardia, su proposta dell’Assessore al Welfare Regionale, ha approvato una delibera in cui imponeva a tutte le aziende sanitarie di reinternalizzare tutti i servizi ceduti a terzi, comprese le prestazioni a gettoni. Decisione accolta positivamente e molto apprezzata da parte sindacale e che in ASST Valle Olona era stata avviata con la reinternalizzazione del servizio di CRM.
Nel corso dell’ultimo incontro sindacale del comparto, tenutosi l’11 ottobre scorso, la parte sindacale ha chiesto alla parte pubblica se ci fossero decisioni della Direzione in ordine a possibili esternalizzazioni di servizi, in quanto da qualche giorno circolavano insistenti “rumors” all’interno del Presidio Ospedaliero di Gallarate. L’azienda ha dichiarato che proprio in giornata era stata trasmessa a Regione Lombardia la richiesta di autorizzazione di un progetto che prevede l’esternalizzazione di tutto il pronto soccorso di Gallarate e della sala operatoria di ortopedia del Presidio Ospedaliero di Busto Arsizio.
La parte sindacale ha fortemente contestato tale decisione assunta senza un’informativa preventiva, respingendo la volontà della dirigenza aziendale di rinviare l’informativa e affrontare l’eventuale confronto sindacale solo dopo l’approvazione di Regione. Occorre essere consapevoli che l’esternalizzazione verso terzi non risolve il problema, semplicemente lo sposta, probabilmente aggravandolo: Quali costi? Quali contratti collettivi applicati al personale? Garanzie per i pazienti? Gestione dei necessari raccordi con gli altri servizi, specialità e reparti? Su chi gravano le responsabilità? Ecc…
Le esternalizzazioni di servizi di prima linea come il Pronto Soccorso e il blocco operatorio creerebbe inoltre un pericoloso precedente, verrebbero destrutturate competenze e conoscenze su servizi strategici fondamentali, tra l’altro storicamente non erogati dal settore privato che per questa ragione non può vantare significativa esperienza. Limitarsi a consegnare ad altri il problema è inoltre, a nostro parere, un pericoloso indice di scarsa capacità manageriale in termini di scelte strategiche, politiche, organizzative, di prospettiva: questo sì che deve essere attentamente vagliato da Regione Lombardia!
A questo proposito si richiamano alla memoria i numerosi interventi pubblici spesi a sostegno dei Presidi Ospedalieri di Gallarate e Busto di politici locali, nazionali ed europei. Era questo l’obiettivo? Consegnare in mano la sanità d’urgenza al privato? Se “l’affare” si concretizzasse Regione Lombardia si spingerebbe oltre il limite accettabile: fino ad oggi non si erano mai cedute attività di cura così dirette alla persona con il sistema dell’appalto a privati, che mirano a fare profitto e ridurre i costi – soprattutto sul lavoro dei vari professionisti – con conseguenze non auspicabili per l’utenza.
Riteniamo invece di trovarci di fronte ad una sfida per chi deve erogare salute, che la Dirigenza ha il dovere di affrontare e di vincere all’interno del sistema pubblico valorizzando e tutelando i professionisti che lavorano e creando le condizioni più favorevoli per attrarne altri. Per elaborare un triage di PS e organizzare un blocco operatorio ci vogliono anni di esperienza. Vogliamo veramente gettare al vento anni di esperienza e formazione sul campo? Con le difficoltà che abbiamo in sanità possiamo permetterci di rinunciare anche a questo? NOI DICIAMO NO!
Stop ai medici gettonisti: la Regione abolisce le esternalizzazioni dei servizi
