di Massimo Lodi
Può dirsi rovinosa la sconfitta -sia pure d’un amen- del centrosinistra in Liguria. Due i responsabili: Conte e Schlein. Grandemente responsabile Conte. Assurdamente responsabile Schlein. Il primo ha voluto escludere Renzi dall’alleanza, inscenando una querelle che ha stupito i potenziali elettori moderati, dissuadendone molti dall’andare alle urne. La seconda ha accettato il diktat, invece d’imporre la virtuosa mediazione, malinterpretando il ruolo di capo egemone dell’intesa. Conte ha completato l’opera sbattendo fuori dai Cinquestelle Grillo, dicasi Grillo il fondatore dell’M5S e Grillo il Gran Genovese, a pochi giorni dal voto. Un capolavoro d’insipienza di cui rimarrà memoria imperitura e del quale Conte e Schlein rischiano di pagare ulteriori conseguenze nelle regionali d’Emilia Romagna e Umbria, ormai vicine nel tempo.
In Liguria non si poteva che vincere, e perfino a mani basse, contro avversari inginocchiati dalla giustizia. Agli arresti domiciliari, il governatore precedente alla fine aveva ceduto, dimettendosi. Bene: quale miglior rivale d’uno andato KO in quel modo? Difatti i sondaggi iniziali davano partita vinta al centrosinistra, senza discussioni. Ma il centrodestra ha saputo recuperare scegliendo un candidato entrato nel cuore della gente all’epoca della ricostruzione del ponte Morandi. A Bucci gli avversari hanno opposto Orlando, pluriministro e alto dirigente del Pd per lunghi periodi, però di carisma evidentemente non bastevole. E comunque: uno, Bucci, ligure sempre sul territorio. L’altro, Orlando, ligure e non sempre/quasi mai sul territorio.

Il risultato dà ragione ai timori. Il centrosinistra ha infilato grossolani sbagli, il centrodestra compiuto una sorta di miracolo. Se ne avvantaggerà il governo: proprio la Meloni aveva caldeggiato l’opzione Bucci, azzeccando la mossa. Già il testa a testa con Orlando lo dimostrava, figuriamoci il clamoroso successo. Sull’onda del quale la leader FdI spera di sovvertire il pronostico nei due cimenti a venire, dove sembrava ci fosse niente da fare e ora sembra ci sia molto. Il 3-0 quasi scontato per il centrosinistra si potrebbe perfino volgere in ribaltone totale. Nessuno avrebbe scommesso su una simile ipotesi, resa non immaginifica dal personalismo dilettantesco di Conte e dalla mancanza di personalità di Schlein.
Di sicuro, è lecito affermare che: 1) l’M5S non esiste più, e bisogna capire in che misura esisterà il PdC, il Partito di Conte; 2) l’idea del campo largo si fa sempre più stretta: anziché diffidare dei centristi, la Schlein dovrebbe disfarsi dei post-grillini; 3) il Pd ha un potenziale bacino di consenso superiore a quanto -ed è già tanto- oggi raccoglie, ma deve trovare l’audacia di togliere acqua al radicalismo invece d’ingraziarsi i populisti che se ne gonfiano. A loro van sottratti alcuni argomenti, da loro non va acquisito il pacchetto di propaganda.
