GALLARATE – La mozione di Forza Italia sull’ospedale di Gallarate, presentata martedì sera da Belinda Simeoni ma non votata dal capogruppo Calogero Ceraldi e dal resto del centrodestra? Un modo per ottenere un po’ di visibilità, il risultato plastico della guerra intestina all’interno del partito fondato da Silvio Berlusconi per prendersi il circolo. Ecco perché gli alleati, pur non avendo affatto gradito la strategia organizzata nell’ultima settimana dal commissario azzurro Nicola Mucci, provano a non farsi trascinare all’interno di queste battaglie precongressuali. Ma allo stesso tempo guardano con attenzione a quello che succede, perché dal nuovo segretario di Forza Italia dipenderà il futuro della coalizione di centrodestra unita.
Le due correnti
Malumori sottaciuti – e talvolta persino smentiti – che covano da mesi finalmente si sono palesati. All’ormai prossimo congresso cittadino non si arriverà con un candidato unitario perché le due correnti sono sempre più lontane nelle idee ma soprattuto nella direzione da intraprendere. Della prima, filogovernativa, fanno parte il vicesindaco Rocco Longbobardi, il capogruppo Calogero Ceraldi e il vicecommissario della sezione di Gallarate Paolo Brufatto. Con loro, la fedeltà al progetto amministrativo con Fratelli d’Italia e Lega e il resto della coalizione non è in discussione, così come la prospettiva di vedere ancora un centrodestra unito alle Amministrative 2027. Dei mucciani fanno parte invece il consigliere comunale Belinda Simeoni e Donato Lozito, politico di lungo corso e dalla notevole esperienza. Una loro affermazione rimetterebbe tutto in discusssione, a partire dalla conferma del vicesindaco fino alla permanenza in maggioranza. Del resto Mucci, martedì sera all’assemblea pubblica alle Scuderie Martignoni, strizzando l’occhio alle opposizioni è stato fin troppo chiaro mentre parlava dei suoi alleati: «C’è una differenza, io credo che si noterà e si svilupperà certamente nei prossimi anni».
L’Ohm degli alleati
E’proprio la prossimità dei lavori congressuali ad aver convinto gli alleati a non lasciarsi trascinare nelle beghe interne di Forza Italia. In particolare il sindaco Andrea Cassani, che solitamente appare più dirompente nelle sue azioni politiche, stavolta con la serenità di chi nel precedente mandato ha governato con numeri risicatissimi ha detto a Simeoni che è liberissima di andare in opposizione se non si sente più a proprio agio nell’attuale posizione. «Noi non tratteniamo nessuno», ha sottolineato il primo cittadino. «Anzi, saremmo tutti più sereni». Con questo non significa che le continue provocazioni congegnate da Mucci piacciano alla Lega (non a caso Stefano Deligios in aula le ha definite vere e proprie «minacce»), ma al momento è più saggio recitare un ohm e attendere il congresso di Forza Italia, visto che ormai manca pochissimo. E’ lo stesso atteggiamento di Fratelli d’Italia, alquanto indispettiti della mozione di Forza Italia sull’ospedale secondo i rumors di Palazzo, ma pronti a fare i pompieri a microfoni accesi per evitare di gettare ulteriore benzina sul fuoco. «Non commentiamo le iniziative di altri soggetti politici», dichiara il coordinatore cittadino, l’assessore regionale Francesca Caruso. «L’aula si è espressa in modo chiaro. L’auspicio – ma questo è rivolto a tutte le forze politiche – è che non si crei ulteriore caos nelle informazioni fornite ai nostri cittadini solo per qualche comunicato stampa in più». Il messaggio, sebbene rigorosamente all’interno dei confini dell’istituzionalità, è ben chiaro: anche la loro pazienza ha un limite.
Ospedale di Gallarate, si spacca FI. Lega: «Mucci, le minacce non ci piacciono»
