di Massimo Lodi
Al centrosinistra riesce quel che sembrava quasi impossibile dopo il rovescio ligure. Non solo vince, come da pronostico, in Emilia Romagna, ma la spunta anche in Umbria, dove il centrodestra pensava di riuscire nel colpaccio. Le tre regionali finiscono 2-1 per gli oppositori della Meloni. Non il 3-0 sperato, e tuttavia un esito strong. Che conferma l’assurdità d’aver estromesso un mese fa i renziani, e dunque una rilevante quota di centristi, dal campo largo. Erroraccio di Conte condiviso da Schlein. Non ripetendolo, sono arrivate due vittorie. Che cosa dicono?
A destra dicono poco. La sconfitta in Emilia Romagna si dava per scontata, quella in Umbria no. E un po’ si rosica. Idem a proposito del calo di consensi complessivo (Salvini il peggiore) rispetto alle europee di giugno. Tuttavia l’epilogo della trilogia elettorale cambia zero nei rapporti odierni fra alleati, la governance di Chigi resta solida, il vero rendez-vous è fissato l’anno venturo, quando in palio ci saranno altre sei regioni e importanti città. Di sicuro l’estremismo parolaio, il trumpismo italiota, la propaganda che fa aggio sulla realtà non han pagato. A sinistra le due vittorie dicono invece molto. E cioè che inclusione, lungimiranza, spirito pratico producono effettivi positivi, se perseguiti con determinazione. Altro che veti, distinguo, eccetera. Ci vuole sintonia. Ci vuole leadership di comando. Ci vuole un progetto visionario che vada oltre le singole consultazioni.

Schlein esulta e fa bene. Purché non ripeta l’atto di sottomissione di cui si macchiò in Liguria. Esèrciti piuttosto l’egemonia sui sodali che il favore popolare le assegna, vedasi il sostegno trionfale venuto al Pd in Emilia Romagna. E Conte, che nel fine settimana ricostituisce i post-grillini, sappia una volta per tutte quanto sia suicida porre l’aut aut: o io o Renzi. Lui e Renzi e Calenda e il pianeta progressista che -partendo dal moderatismo- arriva sino alla linea del radicalismo spinto han da stare insieme e basta, se intendono coltivare speranze di future affermazioni locali e soprattutto di scalzare la Meloni alle politiche 2027.
Come ben spiegato da Prodi nei giorni passati, va recuperata l’anima ulivista di un’epoca che solo grazie a un simile prodigio (di prodigio si trattò) riuscì a battere due volte lo straripante Berlusconi. Se ne deve replicare la manifestazione, nel contemporaneismo dominato dall’onda americana che The Donald muove verso l’intero Occidente. Chissà se riuscirà a capirlo Conte, chiamato a una risoluta scelta a pro del fronte riformatore abbandonando l’idea di tenersi le mani libere per l’alleanza più opportuna, a seconda delle circostanze, dell’opportunità, del calcolo di bottega. Il suo neo-partito si sgretolerebbe, purtroppo facendo danni anche nel resto del centrosinistra.
