LEGNANO – «L’Europa è un tram al capolinea, che deve assolutamente trovare la forza di ripartire in senso opposto alla direzione di marcia attuale e deve farlo nonostante tutte le regole autolesionistiche che si è imposta». È un passaggio del discorso che il presidente di Confindustria Alto Milanese Maurizio Carminati ha letto oggi, venerdì 29 novembre, al Teatro Tirinnanzi di Legnano all’assemblea generale dell’associazione, tradizionale appuntamento dell’industria con la comunità locale (nella foto).
Mentre a poche decine di metri si svolgeva la manifestazione dei sindacati per lo sciopero generale nazionale (sotto) Carminati, davanti a una platea di imprenditori, personalità del mondo culturale e sociale del territorio e numerosi studenti – attentissimi, va detto – degli istituti superiori cittadini e dell’Ifts di meccatronica ha introdotto l’assemblea incentrata sul tema “Il lavoro che conta. Persone, valori, successo” dispensando frecciate, oltre che ai «folli regolamenti europei», a politiche nazionali come il super bonus e, senza citarla, alla Fiat.
Carminati: «Mancano etica e buon senso»

«Le politiche climatiche che l’Europa ha deciso – ha ammonito il presidente degli industriali legnanesi – non sono altro che politiche di redistribuzione della ricchezza verso lobby che con l’ambiente non hanno veramente nulla a che fare. Se lo scopo fosse stato quello di preoccuparsi davvero dell’ambiente, dato che l’inquinamento europeo pesa solo il 7% di quello mondiale, avremmo dovuto impegnarci su un progetto più complesso e inclusivo e non focalizzarci solo su come eliminare le fabbriche in Europa. Queste scelte di “finto green” causeranno a breve un macello sociale».
Poi, uno sguardo ai palazzi del potere più vicini. «Vogliamo parlare di responsabilità partendo da chi, in nome del consenso elettorale, ha dilapidato e compromesso buona parte del welfare italiano dei prossimi anni con il super bonus, costato 180 miliardi e che, per inciso, non ha avuto alcun effetto redistributivo verso le fasce più povere? E come tacere di chi ha erogato oltre 200 miliardi, a partire dagli anni 70, sotto forma d’intervento pubblico, tra finanziamenti, cassa integrazione, sussidi eccetera a soggetti che hanno promesso iniziative e investimenti sull’auto a tutti i governi che si sono succeduti, per poi fuggire all’estero con capitali e produzioni? Non è giusto – ha detto con forza Carminati, riscuotendo il primo applauso dai presenti – che chi ha commesso tutti questi errori, sperperando più di 400 miliardi, mettendoli sulle spalle dei nostri figli, non paghi pegno. Vi sembra un esempio di etica, e soprattutto di buon senso, lasciare un’azienda in un settore in difficoltà, quello dell’auto, che si accingerà a licenziare migliaia di dipendenti, portandosi in dote 100 milioni di euro come buona uscita?».
Sul palco anche l’arcivescovo Delpini
A margine del suo intervento, Carminati si è detto convinto che «gli imprenditori devono diventare leader nelle proprie comunità, perché hanno il potere di influenzare la società attraverso le decisioni che prendono nelle aziende. E sono ancora più certo che, poiché gli studenti di oggi saranno i leader di domani, dobbiamo sforzarci di far capire loro quanto siano importanti i valori, affinché imparino a prendere decisioni ponderate e responsabili, anche per le loro future carriere».

Sono seguiti l’illuminante intervento di Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico dell’Ispi-Istituto per lo studio delle politiche internazionali, sulle più recenti dinamiche politico-economiche mondiali e le loro prospettive; e il dialogo tra Massimo Folador, professore di Business ethics e sviluppo sostenibile dell’Università Liuc di Castellanza e monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano (sopra). A chiudere, Francesco Buzzella, presidente di Confindustria Lombardia. A chiudere, Francesco Buzzella, presidente di Confindustria Lombardia.
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