Il vuoto dietro ai “Fratelli” di Giorgia

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Il presidente argentino Javier Milei e Giorgia Meloni

L’ultimo, autorevole, sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera mostra un primo, timido, segnale di frenata per la premier Giorgia Meloni e il suo governo, ma ribadisce anche la tendenza alla polarizzazione della sfida al vertice dei due schieramenti di centrodestra e centrosinistra, con Fratelli d’Italia da una parte e il Partito Democratico dall’altra a consolidare il proprio ruolo di guida delle rispettive coalizioni. Il sondaggio Ipsos infatti conferma FdI primo partito con quasi il 28% dei consensi stimati (e una crescita di circa un punto nell’ultimo mese) e il PD subito dietro, quotato tra il 22 e il 23%, in lieve calo ma sempre dieci punti sopra l’alleato di punta del campo largo, il M5S. Sul fronte del centrodestra continua il testa a testa tra Lega e Forza Italia all’8% mentre il centro del fu Terzo Polo, polverizzato tra Azione, Italia Viva e +Europa, è ormai di fatto ininfluente. D’altra parte gli indici di gradimento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del suo governo risultano in calo di tre punti percentuali. Un segnale d’allarme alla vigilia di una non semplice Manovra economica e all’indomani del brusco stop subito dal centrodestra alle elezioni regionali in Emilia Romagna e Umbria?

Lo scenario potrebbe indurre preoccupazione se non fosse fisiologico un arretramento nei consensi alla fine della “luna di miele” da parte di chi sale al governo del Paese. La tenuta nei sondaggi di Fratelli d’Italia però è un’anomalia rispetto al recente passato. Per fare un paio di paragoni calzanti, due anni dopo l’exploit del 34% alle europee 2019 la Lega di Salvini nell’estate 2021 aveva già quasi dimezzato i propri consensi, attestandosi nei sondaggi al 20% (allora appaiato proprio al partito della Meloni), mentre il PD di Renzi a due anni di distanza dal clamoroso 41% delle europee 2014 era già sceso nei sondaggi al 30%, tallonato dal Movimento 5 Stelle. Che cosa fa la differenza oggi a vantaggio di Fratelli d’Italia? Probabilmente molto dipende dal fatto che la leadership di Giorgia Meloni non ha ancora credibili rivali nel centrodestra che possano approfittare delle inevitabili difficoltà di chi ha sulle proprie spalle la responsabilità di governare. Del resto le liti di posizionamento tra Lega e Forza Italia, finché si limitano a temi dallo scarso appeal popolare come il taglio del canone Rai o il caso Unicredit-Bpm, non accendono l’elettorato e finiscono per favorire i “Fratelli”, consolidandone il ruolo di senior partner della coalizione. E se Salvini appare ormai un po’ “bollito” nel ruolo di possibile alternativa a Giorgia – piuttosto dovrà guardarsi le spalle dal generale Vannacci, che alle europee ha salvato la Lega da un bagno di sangue e ora potrebbe preparare un’OPA su quel che resta dell’elettorato del Capitano – c’è Forza Italia che deve ancora decidere cosa fare “da grande”. Se non vogliono accontentarsi di rimanere a rimorchio della premier, per diventare veramente attrattivi per l’elettorato moderato e “orfano” del Terzo Polo gli azzurri hanno bisogno di rafforzare la propria identità liberale e riformista e intraprendere alcune battaglie di contenuto che siano realmente percepite da chi vota, come sembravano aver timidamente accennato con la proposta dello Ius Scholae. E forse anche trovare una leadership un po’ più pop – Berlusconi non è clonabile ma una figura alla Javier Milei, il presidente argentino, potrebbe “prendere” anche in Italia – perché il rischio è che le “campagne acquisti” in corso sui territori finiranno per riempire sale conferenze e sezioni di partito, ma non le urne.

A giocare a favore della tenuta di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni c’è anche l’ambiguità di fondo del campo largo del centrosinistra: la “rondine” delle vittorie alle regionali – ottenute in due realtà con una lunga storia di sinistra che ha aiutato non poco – non farà primavera se non si risolveranno le contraddizioni interne ad una coalizione che sembra tenuta insieme unicamente dalla volontà di contrastare il centrodestra. Qualche volta funziona e basta a vincere le elezioni, ma senza voler scomodare l’impietoso raffronto con il clamoroso crollo di consensi del premier laburista Starmer dopo pochi mesi dalla netta vittoria elettorale sui conservatori che governavano da anni, l’ultima volta che capitò in Italia – era il 2006 e Prodi rivinse le politiche contro il centrodestra di Berlusconi – fu un successo dal respiro cortissimo.

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