VARESE – Dall’ospedale al territorio: è il percorso della Diabetologia di Varese che esattamente un anno fa presentava ufficialmente la propria sede rinnovata (nella foto sopra). Solo la parte fisica di un’evoluzione più ampia, organizzativa e culturale, che sta portando la Diabetologia ben oltre la sede ospedaliera e sempre di più vicino al contesto di vita dei suoi pazienti. Che sono ben 23mila, distribuiti su un territorio esteso ma servito in modo sempre più capillare con l’entrata in funzione delle case di comunità. La Diabetologia è già presente in quelle di Arcisate, Tradate, Varese, Laveno e Sesto Calende e nel 2025 sbarcherà anche a Luino.
Incidenza più alta sul lago
L’apertura di ambulatori diabetologici nel presidio sul Lago Maggiore nasce da un’esigenza rilevata da una valutazione epidemiologica, come spiega la responsabile della Diabetologia Cristina Romano: «L’incidenza del diabete a Varese si attesta su valori nazionali, mentre nell’area dei laghi la percentuale del diabete è peggiore: 6% a Varese, quasi 7% nell’area nord. Questi sono solo alcuni dati che fotografano una malattia che comincia ad allarmare per i suoi costi anche sociali e per le sue numerose complicanze. Prevenire il diabete per non farlo entrare nella vita delle persone, implica seguire uno stile di vita, dietetico e comportamentale, adeguato». Su questo fronte Cristina Romano sottolinea la sinergia con le diverse strutture aziendali di Asst Sette Laghi, guidate da Francesco Dentali, Sergio Segato, Fabio Ghezzi, Massimo Agosti e Matteo Tozzi.
I numeri
Sono più di 400 le donne con diabete gestazionale monitorate, oltre a quelle che affrontano una gravidanza avendo già il diabete e e richiedendo quindi di essere accompagnate in un percorso dedicato. Quindi i giovani con l’ambulatorio della transizione: sono 240 degli oltre 600 i pazienti diabetici di tipo 1 curati con età inferiore ai 35 anni. E il percorso multidisciplinare del paziente con piede diabetico. C’è poi l’apparato tecnologico. «La Diabetologia ha fatto passi da gigante nella ricerca, sia in ambito farmacologico, sia per quanto riguarda la cura del diabete di tipo 1 – spiega Romano – basti pensare che abbiamo in carico oltre 400 persone che usano microinfusori, sensori ed ora anche con le ‘penne intelligenti’. Si stanno aprendo ora anche le straordinarie opportunità della telemedicina, per monitorare i pazienti da remoto, un servizio per migliorare la performance terapeutica».
Il team
Cristina Romano coglie l’occasione per ringraziare la sua équipe (nella foto sotto), composta dai medici Grazia De Paola, Myriam Gandolfo, Elena Peretti, Lorenza Sassi, Maria Chiara Bonacina, Ilaria Clementi, Domenico Gangemi, dal dietista Nicholas Chiari e dalle infermiere Barbara Biancani, Monica Bossi, Agnes di Gennaro, Giovanna Paolino, Daniela Raccagni, Alessia Vanetti, Antonella Toresani. Un team supportato anche dalle associazioni Di.Va. (Diabetici Varese) e Adts (Associazione Diabetici Tradate Seprio), con cui vengono organizzati numerosi eventi educativi sul territorio per la popolazione.

E l’Urologia ottiene il bollino arancione
E c’è un importante risultato per un altro reparto dell’Ospedale di Circolo. L’Urologia varesina ha ricevuto il bollino arancione consegnato dalla Società Italiana di Urologia, che la riconosce centro di eccellenza del trattamento del tumore al rene. Un premio per le strutture sanitarie che sviluppano criteri di eccellenza. Varese può contare sul robot, frutto di un investimento di circa un milione da parte di Regione Lombardia, che offre immagini 3d straordinariamente dettagliate del campo operatorio e strumenti che ampliano la manualità del chirurgo. «Sono orgoglioso di aver ritirato questo premio – dichiara Giuseppe Gianesini, dirigente medico di Urologia, che conferma l’impegno mio, del professor Federico Dehò, direttore del reparto e di tutti i miei colleghi, nella gestione di questa patologia. Sono circa 100 gli interventi effettuati nell’ultimo anno e questo premio è la conferma che la combinazione tra: professionalità, tecnologia e nuovi trattamenti sono fondamentali per la cura del tumore al rene».
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