Cos’altro ancora si può scrivere di Rosita e Ottavio Missoni, inventori di uno stile che ha introdotto l’uso del colore nella moda negli ultimi sessant’anni? Certo, la scomparsa di Rosita Jelmini, nata 93 anni fa a Golasecca, moglie e, diciamolo pure, musa ispiratrice di Ottavio, riporta in primo piano la sfida imprenditoriale e, soprattutto, la creatività di due coniugi che hanno imposto la loro rivoluzione cromatica tra i creatori di moda e della maglieria di cui è pur ricco ed eccelle il nostro Paese.
Un’avventura cominciata negli anni Cinquanta in un piccolo laboratorio di Gallarate e diffusasi in mezzo mondo, fino ad approdare nei musei d’arte moderna negli Stati Uniti e in Europa. Basterebbe questo per connotare il lavoro sartoriale (ma la definizione è riduttiva) di una vita, cominciata sì, a Gallarate, e suggellata nell’azienda di Sumirago, comune scelto proprio da Rosita per la cartolina del Monte Rosa e della catena delle Alpi, che nei giorni più tersi sembra quasi di toccarli. Uno straordinario quadro vedutista che per due artisti è molto più di una semplice immagine da ammirare, è una insostituibile fonte di ispirazione.
Ottavio (Tai) disegna su fogli a quadretti, come quelli che usano gli scolari, compone caleidoscopi sulla carta, accosta, studia, rivede con i pennarelli; Rosita trasforma le intuizioni cromatiche in stoffe e in modelli che “hanno la forza di commuovere come tutte le opere d’arte”. Nel 2013, poco dopo aver festeggiato il 60° anniversario di matrimonio, Ottavio muore. Qualche mese prima, il figlio primogenito Vittorio, rimane vittima di un incidente aereo in Venezuela. L’attività della maison continua con Angela e Luca, gli altri due figli. Altri successi, altri eventi, nuovi attestazioni: il Maga di Gallarate sembra essere una sorta di luogo ideale per segnalare nel tempo un impegno totale nel campo delle moda e della maglieria, prima una mostra (“Missoni, l’arte, il colore”) curata personalmente da Luca Missoni, quindi l’allestimento della sala degli arazzi, prestigioso, emozionante spazio impreziosito da opere che sorprendono i visitatori.
Il Maga, Gallarate, i Missoni: quasi un forma di riconoscenza per la città da cui tutto è cominciato. Poi Sumirago, approdo della famiglia, ultima residenza di Rosita, alla quale anche il presidente della Repubblica rese omaggio con la nomina a Cavaliere del Lavoro. Lei, icona di stile, signora della moda, per prima a realizzare maglie morbide e a zig zag, con l’abbinamento dei colori, spesso sperimentali e innovativi, lascia un’impronta precisa e esemplare nell’imprenditoria della provincia di Varese. “Rosita e Ottavio Missoni: personaggi che hanno cambiato qualche cosa in Italia”. Titolo di un articolo a loro dedicato sul Corriere della Sera da Enzo Biagi, che li definisce “proprio gente come si deve, due provinciali che hanno capito tutto”. Tutto, e forse anche di più.
