Giorgia Meloni, un blitz e due scopi

meloni trump blitz
Faccia a faccia Giorgia Meloni Donald Trump

di Massimo Lodi

La visita lampo di Meloni a Trump ha valenza strategica internazionale per l’Italia (punto 1) e valenza tattica nazionale per la premier (punto2).

Il punto 1. L’intento risoluto di volare verso Mar a Lago, alloggio in Florida del presidente eletto degli Stati Uniti, risponde alla necessità di chiarirsi vis-à-vis su questioni in ballo da tempo: la guerra in Ucraina, i dazi all’Europa, il ruolo che sui due fronti svolge il nostro Paese. Giusto in anticipo su quanto, al proposito, il nuovo inquilino della Casa Bianca dirà tra un paio di settimane, al momento d’insediarsi. Bruciare i partner occidentali, dimostrare d’essere un’interlocutrice privilegiata, dare un segno concreto/vero di statista: questo ha voluto intestarsi la presidente del Consiglio, non mettendo alcuno del governo e dei partner di maggioranza al corrente dell’iniziativa. Neppure il ministro degli Esteri Tajani (figuraccia). E poi, soprattutto: discutere della questione di Cecilia Sala, la giornalista imprigionata dagl’iraniani e che essi sarebbero disposti a liberare solo in cambio del rilascio di Mohammed Abedini Najafabadi, l’ingegnere svizzero arrestato a Malpensa su richiesta degli Usa con l’imputazione d’aver fornito componenti per droni alle Guardie della rivoluzione di Teheran e ai terroristi che le appoggiano. Qui s’imponeva un esercizio di temeraria/rischiosa arte diplomatica tipo quello che ebbe protagonista Craxi nel caso Sigonella, anno 1985. Ovvero: alleati sì, sudditi no. Il contrario di ciò che ha recentemente sostenuto Prodi versus Meloni. L’iper-riservatezza copre l’esito della missione, che tuttavia cambia il peso di Chigi sullo scenario transoceanico.

meloni trump blitz
Massimo Lodi

Il punto 2. Andava risolta in anticipo la possibile competizione con Matteo Salvini circa l’Inauguration Day del 20 gennaio a Washington. Se infatti Meloni è dubbiosa -sì o no a partecipare, nello scrupolo d’essere l’unica leader d’un governo europeo assieme a Viktor Orban, in tal modo guastando il rapporto con la presidente Ue Von der Leyen- il capo della Lega appare deciso ad andarvi. Nella veste di segretario del partito, mica di ministro. Lui non ha il problema istituzionale che ha lei. E dunque lei s’è portata avanti col lavoro rispetto a lui. Qualunque sia lo schieramento degl’invitati alla gran kermesse americana, Giorgia con l’andata/ritorno Roma-Palm Beach ha compiuto una mossa rilevante nell’infinito gioco a scacchi che la contrappone a Matteo. Forse nel tutto esiste una componente di casualità/fantasia, però è come se non vi fosse, a giudicare dall’esito del blitz: riporta nei confini nazionali una Meloni decisamente più forte di quella che li aveva lasciati poche ore prima. Né saranno una cerimonia ufficiale e il corredo di vari ospiti a modificare l’opinione positiva che viene dalla Florida.

meloni trump blitz – MALPENSA24
Visited 116 times, 1 visit(s) today