Sicurezza garantita, ma a termine e fino alla prossima volta

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Le forze dell’ordine, con la Polizia di Stato in prima linea, stanno effettuando una serie di controlli straordinari nelle principali città della provincia di Varese dopo gli episodi di violenza delle ultime settimane. Si tratta di una vera e propria operazione a largo raggio per garantire sicurezza, così come richiesto a gran voce dalle istituzioni e dall’opinione pubblica, sempre più preoccupate per la recrudescenza dell’aggressività di giovani e di malavitosi di piccolo cabotaggio, comunque pericolosi, in maggioranza stranieri, che assediano le piazze, insultano le autorità, dediti ai furti e allo spaccio di droga, creano disagio e paura nei cittadini, reagiscono in modo scomposto e inaccettabile (doveroso ricordare gli agenti rimasti feriti) a qualunque intervento dissuasivo nei loro confronti. Non esattamente un contesto rasserenante per nessuno.

Una prima risposta dello Stato arriva dalla presenza e dall’attività delle auto di polizia e carabinieri nei luoghi più sensibili di Varese, Gallarate, Busto Arsizio e Saronno. Centinaia le persone identificate, molte delle quali già gravate da specifici precedenti e, per questo, soggetti meritevoli di particolare attenzione. Un intenso lavoro di prevenzione e, per diversi aspetti, di repressione (locali pubblici chiusi dal questore) che, in qualche modo, dovrebbe servire ad evitare il reiterarsi di fatti allarmanti e fuori controllo. Tutto bene, anzi, benissimo. Soprattutto se potrà essere garantita una uguale operatività anche in futuro. Qui sta il nodo da sciogliere: fino a quando sarà possibile ottenere un simile scudo protettivo da parte delle forze dell’ordine?

La sensazione è che si tratti di un’attività (infatti è definita “straordinaria” ) che nasce dal contingente, dal particolare momento di instabilità sociale e, quindi, dall’impellenza di dare risposte. Raramente si sono viste tante divise in giro per la provincia, ma è chiaro che alla questura, ai commissariati e alle caserme dell’Arma sono arrivati contributi di uomini anche da altre città, con Milano come capofila. E dopo? Il nostro territorio non è ritenuto ad alto rischio di delinquenza. In effetti non siamo nel Bronx, anche se in questo periodo la situazione sembra essere in qualche modo precipitata. La delinquenza vera, però, sta da un’altra parte.

Tant’è, come ci hanno spiegato, che le domande di avere pattuglie dell’esercito nell’ambito dell’operazione Strade Sicure hanno sempre dato esito negativo. I presidi delle forze armate sono soltanto a Malpensa, luogo a maggior rischio rispetto, ad esempio, alla stazione di Gallarate, che pure non rappresenta il massimo della tranquillità per chi la frequenta di sera, ma pure in pieno giorno. E se a Busto Arsizio è spesso in attività una sola auto del locale commissariato ciò significa che a livelli più alti, quelli romani, Busto è considerata una città a basso tasso delinquenziale. Se paragonata a Secondigliano non c’è dubbio. Ma quanto accaduto alcune sere fa proprio nel centro storico, a due passi dal Municipio, con l’aggressione di una quarantina di scalmanati ragazzotti magrebini a due agenti, non può lasciare indifferenti: l’immigrazione è già più di un semplice problema. Acuito dalla posizione strategica della città: due stazioni ferroviarie, uno snodo autostradale, la vicinanza di Malpensa. Stessa condizione della dirimpettaia Gallarate.

Urgono interventi compensativi, prima che sia troppo tardi, con l’aumento degli organici delle forze dell’ordine. Altra aspettativa che rimane mortificata: quello che c’è, sembrano dire dai palazzi della capitale, basta e avanza. Così che, tra qualche giorno, passata l’onda emotiva, tutto tornerà (potrebbe tornare) come prima nei centri del Varesotto. Con buona pace dei cittadini, perlomeno fino alla prossima volta.

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