Mentre dall’altra parte dell’oceano si annuncia addirittura lo sbarco su Marte, dalle nostre lande si fa fatica ad arrivare a Milano. E’una vecchia storia, reiterata a più riprese quando, praticamente tutti i giorni, i treni arrancano sui binari e gli automobilisti sono intrappolati sull’Autolaghi. Scenari di un territorio che paga pegno a una crisi di crescita della mobilità senza che, chi di dovere, vi metta mano in modo concreto.
Probabilmente non è così facile mettervi mano, anche se a volte si rimane spiazzati da promesse a pioggia per questo o quell’altro intervento, che non giungono mai a una conclusione. Però si fanno le inaugurazioni. Come per la quinta corsia sull’A8, benedetta in pompa magna qualche tempo fa nonostante i lavori, diversi mesi dopo quella cerimonia, devono ancora essere finiti. Come per le ferrovie, all’attenzione degli enti preposti ma, fino a questo momento, penalizzate da ritardi, guasti, inadempienze, cantieri, scioperi. A proposito, la prossima astensione dal lavoro dei ferrovieri è in agenda questa settimana anche se, bontà loro, i sindacati l’hanno prevista per l’week end. Con buona pace dei pendolari che, al netto di sempre possibili inconvenienti nei giorni lavorativi, non ne subiranno gli effetti.
Poi, per carità, avrà pure ragione il ministro Matteo Salvini a indignarsi quando paventa sabotaggi sui binari a fini politici, ma il problema ci pare un tantinello più complesso. Chiama in causa la gestione complessiva della mobilità nel nostro Paese. Restiamo a casa nostra. Si lavora, e a ritmo serrato, per il peduncolo ferroviario tra Gallarate e Malpensa. Opera necessaria quanto non urgentissima per i collegamenti da e per l’aeroporto: ci sono già alcune alternative. Ma va bene così, ci sta per una serie di motivi che vanno ben oltre le esigenze di coloro che, tutte le mattine, devono raggiungere il posto di lavoro o la scuola. Esigenze che, per esempio, sono clamorosamente vanificate sul territorio. Provate a prendere un bus a Olgiate Olona, per dirne una, per recarvi nella dirimpettaia Legnano. Olgiate e Legnano si trovano in due province diverse, le rispettive agenzie dei trasporti non dialogano tra loro, così, percorrere una manciata di chilometri, diventa un’avventura. C’è da ridere, se non ci fosse da piangere. Difetto di programmazione? Mah.
Intanto è sempre in ballo il raddoppio della Gallarate-Rho, tratto di ferrovia tra le più congestionate, bisognosa di essere potenziata. Da quanti anni se ne parla? Sono meno di trenta chilometri strategici per i collegamenti territoriali e per il passaggio dei convogli internazionali e merci. Tra dormite progettuali, contenziosi per gli espropri, chiacchiere e quant’altro viene appresso nel nostro Paese per ogni infrastruttura pubblica, siamo ancora lì, o quasi. Con tutte le conseguenze del caso. A cominciare dai disagi dei pendolari che, nelle ore di punta, rischiano di rimanere a piedi per i più svariati motivi. O, bene che vada, sono costretti a trasferimenti scomodi, in carrozze sovraffollate, o super riscaldate se non, al contrario, con temperature da congelamento.
La morale. Siamo tutti contenti che la nostra premier faccia avanti e indietro dagli Stati Uniti per omaggiare i suoi amici Trump e Musk. Ne guadagnerà tutto il Paese in termini di prestigio, potere e, speriamo, economici. Poi ci sono le piccole questioni dell’Italia che non deve raggiungere Marte, che non sogna né l’età dell’oro né di cambiare il nome a uno dei suoi splendidi golfi, ma si accontenterebbe di un briciolo di considerazione in più per i problemi contingenti dei suoi abitanti. Come un treno che finalmente arrivi in orario (nessun riferimento ai tempi che furono), un bus in più per evitare peregrinazioni quotidiane a chi va a scuola, un’autostrada percorribile senza intoppi che aggravino i costi sociali, ambientali ed economici in un territorio ad alta densità manifatturiera. Ne saremmo tutti felici.
