Giorno del Ricordo, un ponte tra Varese e Trieste. «Gli esuli volevano essere liberi»

giorno ricordo varese esuli
Mons. Ettore Malnati, il presidente di Anvgd Varese Pier Maria Morresi e il vice Giacomo Fortuna

VARESEDue città unite da tante storie personali, su tutte quella di monsignor Ettore Malnati, un varesino che ha vissuto la sua vita sacerdotale sul confine orientale d’Italia. Il rapporto tra Varese e Trieste è stato al centro della relazione che ha costituito il momento clou delle celebrazioni del Giorno del Ricordo che si sono svolte oggi – sabato 8 febbraio – in Sala Montanari (nel video qui sotto le testimonianze).

La testimonianza

Teologo e già vicario episcopale a Trieste, monsignor Malnati ha ripercorso la sua storia di vita dialogando con il giornalista e scrittore Alberto Comuzzi. «Credo di essere l’ultimo vivente dei cappellani dei campi profughi di Trieste. Ce n’erano 14: io dal ’69 al ’73 sono stato cappellano del campo profughi di via delle Docce. Poi sono sorti i villaggi dei profughi: man mano che venivano aperti con appartamenti e piccole case si svuotavano i campi profughi». E poi il ricordo della figura di monsignor Antonio Santin, vescovo di Fiume, Trieste e Capodistria, di cui fu per dieci anni segretario. Una delle figure più rappresentative dell’esodo. «Ha sempre accompagnato la sua gente – ha ricordato Malnati – fu anche aggredito a Capodistria nel 1946. Quando i tedeschi bruciavano i villaggi andava a cercare di recuperare le persone e anche quando ci sono stati i partigiani di Tito con le foibe lui era sempre presente. È stato colui che ha salvato Trieste e poi ricevette la targa di defensor civitatis. Con l’armistizio i tedeschi non volevano cedere la città agli slavi: chi rese possibile la resa senza la distruzione della città fu proprio il vescovo».

Gli esuli a Varese

L’appuntamento in Sala Montanari è stato promosso da Prefettura, Comune, Provincia, Università dell’Insubria, Ufficio scolastico territoriale e Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia. Il presidente della sezione varesina di Anvgd Pier Maria Morresi ha portato la sua testimonianza diretta. «Sono a Varese dal 1947: in tante famiglie di esuli non si parlava dell’argomento, perché era doloroso e non volevano essere ghettizzati e pensavano di non essere capiti e compresi. I miei genitori con me non ne parlavano, quello che so io l’ho imparato dalle nonne. La generazione intermedia, quella degli esuli, voleva essere libera». Quindi sull’importanza di rinnovare anno dopo anno il ricordo. «Non si può pianificare il futuro se non si conosce il passato, la nostra è una funzione di informazione».

La famiglia Missoni non manca mai

Tra i presenti in sala Luca Missoni: la sua famiglia è da sempre legata alle celebrazioni del Giorno del Ricordo. Il papà Ottavio era un esule da Zara, di cui fu sindaco in esilio. In sua memoria dopo la sua scomparsa nel 2013 i Missoni, a partire dalla moglie Rosita, recentemente scomparsa, non sono mai voluti mancare all’appuntamento del 10 febbraio. «Venivamo sempre con mio papà prima e poi ricordando lui – ha detto Missoni – per noi ragazzi era un racconto lontano, poi l’abbiamo vissuto grazie alle iniziative delle associazioni: è evidente il lavoro che si è fatto per ricordare queste vicende». Tra i rappresentanti istituzionali presenti il prefetto Salvatore Pasquariello, il sottosegretario di Regione Lombardia Raffaele Cattaneo, il presidente della Provincia Marco Magrini con il consigliere Michele Di Toro, il sindaco Davide Galimberti, la consigliera regionale Romana Dell’Erba, il dirigente dell’Ust Giuseppe Carcano, il protettore dell’Insubria Umberto Piarulli, il prevosto don Gabriele Gioia e i vertici delle forze dell’ordine. In platea anche i giovani, con i sindaci dei ragazzi e gli studenti del Cairoli.

Nel Giorno del Ricordo di Varese le storie degli esuli con la voce di Ottavio Missoni

giorno ricordo varese trieste – MALPENSA24

Visited 506 times, 1 visit(s) today