Milano, l’addio a Rosita Missoni. «La più radiosa mai esistita»

Milano funerale rosita missoni

MILANO – «Fiera, gentile e sorridente». Così era Rosita Missoni, descritta alla perfezione in uno dei tanti messaggi impressi sulla bara colorata che oggi, 7 gennaio, l’ha accompagnata in Sant’Ambrogio a Milano per il suo ultimo saluto. 

Milano funerale rosita missoni

La signora della moda 

Nei giorni di attesa del funerale, sono stati i nipoti a decorare il semplice legno che ha custodito la sua salma nella camera ardente allestita nella casa-atelier di Sumirago. «La più radiosa mai esistita», è la frase più bella che le hanno scritto, avvolta da un grande cuore rosso. I figli di Rosita hanno invece voluto portare a Milano l’albero che le era stato donato per il suo 90esimo compleanno, pieno di messaggi e dediche per una donna che insieme al marito Ottavio ha segnato la storia della moda e del Made in Italy. Rosita Missoni non è stata solo una stilista visionaria, capace di trasformare la maglieria in arte e colore, ma anche una matriarca sempre presente per la sua famiglia e un’imprenditrice amata dai tantissimi dipendenti che sono cresciuti insieme al loro successo.

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L’ultimo saluto 

Proprio per questo motivo, c’era soprattutto tanta gente comune ai funerali che sono iniziati oggi alle 14.45 a Milano, quando la salma ha fatto il suo ingresso in basilica portata in spalla dai nipoti. Tra le autorità presenti, il governatore Attilio Fontana, il sindaco di Gallarate Andrea Cassani con il gonfalone della città, il sindaco di Sumirago Yvonne Beccegato, il vicepresidente del consiglio regionale Giacomo Cosentino e l’assessore alla Moda Barbara Mazzali. Che a margine ha detto: «La sua eredità va ben oltre il successo internazionale del marchio Missoni, lei è stata una testimonianza di come il talento, la passione e il forte legame con le proprie radici possano trasformare un sogno in un simbolo globale di bellezza e qualità. Il suo ricordo continuerà a vivere non solo nelle sue creazioni, ma anche nell’ispirazione che ha saputo trasmettere a generazioni di stilisti e imprenditori. Con Rosita Missoni, perdiamo un’icona della moda e del design, ma soprattutto un orgoglio lombardo e un esempio eterno di creatività e umanità. Grazie, Rosita, per aver reso la moda lombarda una leggenda e per aver dimostrato al mondo che l’eleganza è un linguaggio universale».
All’ingresso della basilica c’erano due corone di fiori di rose bianche, una di Giorgio Armani e una della famiglia Biagiotti.

Una «galant-donna»

Durante l’omelia, monsignor Roberto Viganò ha detto che per Rosita Missoni «andrebbe coniato un nuovo termine». Già, perché «la parola galantuomo è declinata solamente al maschile: per lei si dovrebbe utilizzare il termine galant-donna». E ancora: «La sua vita è stata un messaggio di amore e di entusiasmo», restando costantemente «una presenza affettiva ed effettiva. Ma sempre in punta di piedi». In un passaggio del suo discorso, il sacerdote ha ricordato la dolorosa perdita del figlio Vittorio: «Con dignità ha affrontato le spine della vita, dimostrando il coraggio di vivere, nonostante tutto. Rosita ci ha insegnato a non sciupare i colori della vita e a usare la forza della delicatezza».

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