Missoni e Sumirago: “Non c’è il mare, ho optato per il Rosa”

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Sumirago e il Monte Rosa

Missoni e Sumirago, Sumirago e Missoni. Binomio che in questi ultimi decenni si è rivelato inscindibile sulla spinta di un sodalizio familiare e professionale, anzi, di un’unione che ha come denominatore comune la creatività. Rosita e Ottavio Missoni presero casa conquistati da un balcone naturale, nel capoluogo di un comune che conta poco più di seimila abitanti e cinque frazioni, tanto che una volta, un giornale, titolò: Stati Uniti di Sumirago. Una forzatura, d’accordo. Al contrario di quanto i due stilisti che “colorarono la moda” decisero d’istinto quella volta che, alla ricerca di un posto dove produrre i loro capi e, al contempo costruirsi l’abitazione, capitarono in paese.

Sumirago, figurarsi. Il castello dei Belgiojoso a Caidate, una chiesa carolingia a qualche centinaia di metri dalla ditta dei Missoni e poco altro. Se non la spettacolare visione del Monte Rosa e delle Alpi, che impreziosiscono un territorio che l’incontrollata urbanizzazione del recente passato ha purtroppo ferito. Ma fu proprio il Rosa (ah, i colori) a  indicare la via. Raccontava Rosita nel maggio del 2019, in occasione della festa per i 150 del  Comune e della sua premiazione quale eccellenza, e che eccellenza, della comunità locale: “Sumirago è stata la nostra culla. Eravamo arrivati da Gallarate con già un mestiere nelle nostre mani, ricordo quando mio marito ne parlò la prima volta: ‘Forse ho trovato un posto’. Non c’era il mare, ho optato per il Monte Rosa: è una visione che ho avuto sin dalla mia infanzia, sono nata a Golasecca. In un giorno di maggio del ‘66 mi sono innamorata di Sumirago. Diciassette contratti per mettere assieme sessanta metri quadrati: ha portato fortuna, perché i miei figli sono rimasti qua. Siamo veramente legati a doppio filo, abbiamo messo radici in una zona una volta considerata depressa”.

Basterebbe questa dichiarazione per connotare il sentimento che traspare. A Sumirago resiste il quartier generale della maison. Gli assetti societari sono in parte cambiati, ma il marchio continua a dominare nel pret-a-porter. E Sumirago ne rimane il luogo d’elezione. La casa, anzi, la villa, che ha ospitato decine di personaggi illustri, attori, cantanti, giornalisti, capitani d’industria, stilisti, personaggi del jet set internazionale che mai, in altre circostanze, si sarebbero sognati di arrivare fin qui. L’azienda, con il grande tavolo dove Rosita e Tai componevano i loro lavori, e i finestroni che guardano alle montagne, fonte innegabile di ispirazione. Decine di maestranze in buona parte residenti in paese, orgogliosi di indossare nei giorni di festa i capi che acquistavano scontati allo spaccio aziendale.

Un modo per consolidare il rapporto: l’apertura nella frazione di Albusciago, in un vecchio capannone ristrutturato, dell’Archivio Missoni. Una sorta di museo che raccoglie tutto il materiale relativo alle collezioni. Quasi 25mila capi, ma anche accessori, campioni di tessuto, disegni originali, opere d’arte e stampe, editoriali, libri, fotografie, video e, non ultima, l’opera artistica di Ottavio Missoni, il cui esempio più significativo sono gli arazzi, i grandi patchwork di tessuti a maglia esposti nei più prestigiosi musei internazionali tra cui il Maga di Gallarate che li ospita in un allestimento permanente: la straordinaria Sala Arazzi Ottavio Missoni. Un patrimonio artistico, culturale e imprenditoriale che è si di tutti, ma forse è un po’ più di Sumirago.

La Sumirago dei Missoni. Ora che Rosita non c’è più (Ottavio è mancato nel 2013) il paese che ha visto crescere e consolidarsi il loro talento, rimane orfano di una donna che, assieme al marito, ne ha indirettamente promosso il nome in mezzo mondo, dando vita col colore a abiti e maglie che hanno fatto la storia della moda. Con Sumirago sempre sullo sfondo.

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